Narrazioni

"La lotta degli uomini per l’emancipazione passa per la fiera riconquista dei mezzi di espressione e di narrazione". Rubo la citazione di Christian Salmon (Storytelling, Fazi Editore) dall’articolo di Mara Accettura nella Repubblica delle Donne di questa settimana. L’idea che il senso della realtà collettiva (e individuale) passi attraverso la narrazione di storie condivise non è nuova, certo, ma è interessante che stia tornando al centro del dibattito, in vari settori. A me sembra che siamo al punto di passaggio tra narrazioni consolidate, ma che non riescono più a raccontare tutta la realtà e nuove realtà che aspettano narrazioni nuove capaci di renderle più ampie e davvero operative. Ci sono mondi – reali – da raccontare, cioè da costruire. Purchè non guardiamo troppo in verticale, purchè passiamo dal problema esclusivo della rappresentanza a quello molto più ampio e stimolante della rappresentazione. Nuove narrazioni sono possibili. Anzi no, necessarie.

La questione umorale

Uno dice: "C’è una questione morale". L’altro risponde: "E’ vero, sei tu".
Mi ha ricordato una scena di qualche anni fa. A Parigi, in un ristorante con un amico. Arriva la cameriera e dice al mio amico: "Cosa desidera?". E l’amico risponde: "Il suo numero di telefono". Risatina imbarazzata generale. Alla fine della cena arriva il conto e dietro il conto c’è il numero di telefono della cameriera. Rimango sempre affascinato dal potere del letteralismo. Ridere di gusto è l’unica cosa che riesco a fare. Che bello se ridessero anche altri, invece di rispondere e rilanciare.