Su un manifesto politico

Che le radici culturali dell’Europa siano anche cristiane, non c’è alcun dubbio. E’ non è solo una questione di pensiero politico, ma culturale. Molte delle idee contemporanee non si comprendono nè genealogicamente e neppure dal punto di vista della loro operatività, del loro ricchissimo potenziale, senza un riferimento serio alla loro origine e al loro sviluppo storico. Altra cosa è pensare al cristianesimo come unico elemento identitario europeo, come "essenza" della civiltà europea (il che peraltro renderebbe inerte anche l’elemento mediterraneo e premoderno della storia di quella civiltà). Per questo sono allo stesso tempo molto interessato e molto perplesso nei confronti del progetto politico da pochissimo annunciato da Magdi Cristiano Allam, quello cioè di un partito "Protagonisti per l’Europa Cristiana". Interessato: perchè credo che iniziative di questo tipo saranno sempre più presenti nel gioco delle identità in questione, della difesa di paradigmi alternativi, nella elaborazione di linguaggi politici "protettivi". In fondo abbiamo già assitito a tentativi del genere nell’ultimo decennio, specie negli Stati Uniti, con effetti reali anche se non duraturi. Perplesso, molto, non tanto perchè non trovi legittimo un partito ispirato dalla fede (anzi), come il programma provvisorio indica, ma perchè sembra che si faccia riferimento alla fede (unita a una nozione di ragione che non mi è chiara) come unico strumento di costruzione del perimetro dei valori e dell’identità. Se l’Europa viene vista "picconata" nei suoi fondamenti, se addirittura la crisi dell’identità colpisce - secondo Allam- la  Chiesa stessa dall’interno, l’idea di civiltà europea ne rimane immiserita, monocorde, del tutto incapace anche di attribuirsi quel ruolo universale che è stato tipico del suo sviluppo e che Allam sembrerebbe volerle restituire. Mi pare inoltre che l’idea di Europa  tratteggiata dagli ancora pochi documenti del nuovo partito, sia storicamente scorretta. Anche la menzione del principio evangelico "Date a Cesare quel che è di Cesare" non può essere svincolato dalla sua bimillenaria tradizione esegetica, come se fosse un valido principio di laicità per tutta la (complessissima e affascinante) storia dei rapporti tra Chiesa e comunità politiche. O meglio: si può fare, ma diventa una operazione tutta politica, un capitolo ulteriore (e forse periferico) di quella storia che si vorrebbe invece monolitica e lineare (diciamo pure astorica).

Tuttavia la stima per il giornalista e l’interesse per le vicende di Allam mi fanno curioso di capirne di più.

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2 pensieri su “Su un manifesto politico

  1. l’elemento cristiano è uno dei principali elementi di coesione dell’Europa, è vero. Ma a me piacerebbe molto se finalmente si pensasse all’Europa come quel vecchio continente che è in cammino per realizzare finalmente i tre principi propri della rivoluzione francese, che riprendono sì la concezione cristiana dell’uomo, per molti aspetti, ma per altrettanti ne segnano la fine. Ma ahimè, mi dimenticavo, siamo ancora in pieno medioevo.

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