L’acqua calda

Incuriosito da questo articolo del Corriere, che ne parla come di un antifacebook e di un social network, ho dato un’occhiata a Omegle. Ma non è altro che una chat, alla quale si accede senza dare un profilo e in cui si chiacchiera con chi ti capita a caso. In qualche minuto di prova ho chattato in inglese con un paio di persone, scoprendo dopo 3-4 minuti che erano lettori del Corriere che facevano anche loro l´esperimento, poi con una certa Katie dall´Olanda, che mi ha subito chiuso il collegamento dopo avermi chiesto l´etá e avere esclamato "u r old!", poi con un ragazzino di Nürmberg molto educato e infine con un assistant professor di Oxford, ma neozelandese, che sta mettendo a punto un sistema di database elettronici per capire i movimenti delle malattie nel mondo.

Ricordati di Alamo

Come sempre, i commenti dei lettori dei quotidiani on line su notizie come quella della pandemia sono davvero vari. I lettori di Repubblica si dividono tra gli scettici che citano tutte le finte catastrofi pandemiche degli ultimi anni, mucche pazze e influenze aviarie (e Lloner profetizza la febbre dei gatti e il mal di testa dei cani) e quelli che notano come la comunicazione dell’evento sia stata piuttosto curiosa. Un certo Paolo infatti nota che Frattini diceva ieri che i pericoli per l’Italia sono nulli, oggi dice che sono minimi. Non osa fare previsioni per domani. Una commentatrice ricorda che il contagio avviene da maiale a maiale e poi salta da maiale a uomo. Il commento non è chiarissimo, ma alla fine sembra chiedersi se possa poi risaltare da uomo a maiale (!). Molti notano che in prima pagina del Corriere c’è un Cinese, ma che c’entra – si chiedono – non parte tutto dal Messico? Tra i lettori di El Pais naturalmente c’è una maggiore apprensione e anche qualche risvolto tipo "Survivors". Un lettore che vive in Messico dice: “Il mondo sappia che il primo morto è stato il direttore del museo di antropologia che era presente alla cena offerta a Obama qualche giorno fa. Questo virus è stato creato e diretto contro Obama”. Moltissimi ovviamente citano Nostradamus e quelli che la sanno lunga sottolineano come le pandemie scoppino sempre quando ci sono le elezioni europee. Però non risponde all’obiezione di una lettrice: “E che c’entra il Messico?”. Ricardo ha una lettura vagamente medievale,da senectus mundi, ogni volta che il mondo è al massimo e inizia una decadenza scoppiano epidemie, guerre e disastri. Un lettore esclama: “Che sfortuna, proprio ora che il Barcellona stava per vincere il campionato!”, il suo nick però è “Madridista”. Si appella alle vicende personali anche “Utopia binaria”: “Ma proprio ora che mi sono fidanzata?!”. Una sommessa richiesta da Jordi: “Pueden cerrar las fronteras, por favor?”. Si potrebbero chiudere le frontiere, per favore? Il messaggio però è di ieri sera. Ho provato a dare un’occhiata a giornali messicani, per esempio El Universal, dove un solitario commentatore si lamenta del consiglio del governo spagnolo di non andare in Messico: non si ricorda Zapatero con quante malattie gli Spagnoli hanno afflitto i nostri antenati? Su Cronica invece tutte le notizie hanno 0 Comentarios. Una lettrice del New York Times con vero spirito yankee commenta: "Ah sì? Gli Europei ci chiudono le frontiere? Ma hanno bisogno dei nostri turisti". Un altro lettore, di studi robustamente classici: "Oh istituzioni europee! Ma è cambiato qualcosa dalla Lega Attica?". E Bud, da Austin, Texas, forse ricordando Alamo precisa: Questa influenza è nata in Messico, si deve chiamare “influenza messicana”.

Un libro di Enzo Bianchi

Pochi saggisti hanno il dono di una scrittura allo stesso tempo sintetica e profonda. Enzo Bianchi, priore e fondatore del monastero di Bose, è uno di questi e il suo ultimo libro Per un’etica condivisa (Einaudi) è un contributo intelligente al dialogo tra credenti e non credenti, al "confronto nella mitezza" che chiarisce l’apporto dei cristiani, oggi, alla laicità e svela le tentazioni "idolatriche" di un certo modo di utilizzare il cattolicesimo e di piegarlo a religione civile e il rischio di sottometterne la dimensione profetica ed escatologica esclusivamente all’orizzonte etico o a quello, ideologico, dell’identità. Tra le parole più ricorrenti di queste cento pagine pluralità e polis.

Pizza teutonica

Gad Lerner giustamente ironizza sulla "legge antikebab" proponendo l’improbabile notizia per cui "La Germania ha deciso: stop alle pizzerie". Siccome non si sa mai, ho mandato per e-mail il link a un collega bavarese che mi risponde altrettanto ironicamente:

"Non mi pare realistico: 1. Le pizze che si vendono nelle pizzerie in Germania nella maggiore parte dei casi sono un cibo tedesco (o vietnamita) non rassomigliando molto a pizze italiane. 2. Senza queste pizze i Bavaresi non crederebbero più che la Baviera abbia un confine col mediterraneo e dunque ci sarebbe una rivoluzione. 3. I ministeri degli esteri della Germania tradizionalmente vivono soltanto delle pizze di varii "call a pizza" e dunque non possono sopravivere senza la pizza (tedesca o vientnamita). 4. Sarebbe necessario fare entrare la Turchia nella Unione Europea subito subito per sostituire ampie quantità di pide e lahmacun alle pizze, e la CSU si oppone a questo."

Io aggiungo solo che a Monaco la maggior parte delle pizzerie sono italiane e non mi sono ancora imbattuto in quelle vietnamite e che i kebab sono sicuramente il cibo più mangiato dopo le 23 di sera. Coprifuoco permettendo.

Cattivismi

Allora, se ho capito bene, tra poche settimane in Lombardia sarà vietato mangiare gelati sul marciapiede, consumare brioches davanti al bar o la pizzetta davanti al panettiere e tutto quello che venga prodotto e venduto nei laboratori artigianali, appunto la gelateria, il bar, la pizzeria. Quindi mi pare di capire che sarà concesso mangiare patatine, snacks, toblerone. Inoltre questi esercizi dovranno chiudere entro l’una di notte (quindi sarà anche proibito prendere un panino con la porchetta dai camioncini notturni che stanno aperti tutta notte in molte zone di Milano?). La legge sembra incomprensibile. Poi si legge la dichiarazione del consigliere regionale leghista Belotti e si capisce: "Finalmente orari ridotti per i kebab". Pur di creare un problema agli stranieri, in questo caso i gestori di kebab, che essendo varie centinaia occupano legalmente un discreto numero di lavoratori e servono decine di migliaia di clienti (italiani e non italiani), si colpisce la gente in un modo talmente farsesco e improbabile che è facile prevedere che in un modo o nell’altro non se ne farà nulla (ma attenzione: la legge è stata approvata). E’ l’ennesima applicazione della nozione di "cattivismo" che un ministro leghista ha acutamente illustrato con vari paradossi (ad esempio qui e qui). Viviamo in tempi davvero interessanti, ma forse un po’ troppo minimalisti, se mangiarsi un panino con la porchetta può diventare un atto di disobbedienza civile.