Lost in translation

Uno dei libri di storia che più ha fatto discutere in Francia nell’ultimo anno e mezzo è senza dubbio Aristote au Mont-Saint-Michel. Les racines grecques de l’Europe chrétienne (Aristotele a Mont-Saint-Michel. Le radici greche dell’Europa cristiana), di Sylvain Gouguenheim (Seuil, 2008). La tesi principale è che il pensiero di Aristotele, essenziale per lo sviluppo intellettuale europeo, non sia giunto in Occidente attraverso la traduzione degli Arabi, allora in possesso delle opere aristoteliche, che è la posizione storiografica accettata praticamente dall’intera comunità degli storici, ma sia invece entrata nella disponibilità degli intellettuali cristiani d’Occidente attraverso un autonomo sforzo di traduzione, localizzato a Mont-Saint-Michel appunto, soprattutto grazie al ben noto traduttore Giacomo Veneto. Dunque un problema apparentemente solo tecnico, per specialisti. Il fatto è che la tesi del libro ha scatenato un’enorme polemica nei media francesi, con la partecipazione di intellettuali di primissimo piano (come il più famoso medievista contemporaneo, Alain de Libera, la cui posizione contraria a quella di Gouguenheim riporto qui solo come esempio, tra i tanti) e la presa di posizione di centinaia di accademici e medievisti. Con argomenti che storicamente non paiono avere grande valore, il libro vuole negare il ruolo avuto dalla civiltà araba nella formazione della cultura europea. Le radici dell’Europa cristiana sono per Gouguenheim esclusivamente greche e non devono nulla all’Islam. Autori arabi come Averroè e i tanti commentatori di Aristotele, che sono la base della cultura accademica occidentale del tardo medioevo (e si pensi solo al tributo di Dante ad Averroè) diventano di colpo un corpo estraneo, o un fenomeno marginale. Inutile sottolineare come questa tesi faccia gioco a una certa idea di identità europea, molto contemporanea, che a sua volta vuole evitare contaminazioni con il mondo arabo e che alimenta indirettamente l’idea di uno scontro di civiltà in seno al mediterraneo. Le polemiche in Francia non sono per nulla concluse e andranno avanti certamente per molto. Ma non è questa la notizia. Piuttosto una curiosità. Quello che mi ha stupito è come nella recentissima traduzione italiana della Rizzoli il titolo del libro sia diventato Aristotele contro Averroè. Come cristianesimo e islam salvarono il pensiero greco. Averroè è entrato nel titolo principale insieme ad Aristotele e il "contro" è quasi invisibile. Anche dell’Islam non c’è traccia nella copertina originale e il sottotitolo italiano sembra quasi delineare la tesi contraria a quella espressa nel libro: cristianesimo e islam si trovano qui insieme a salvare il pensiero greco. E la carica polemica dell’originale sembra (ma solo nel titolo) perdersi un po’.

Queriamos resistir

El Pais ricorda i 70 anni della caduta di Madrid che segnò la fine della guerra civile spagnola e l’inizio della dittatura  di Franco, intervistando in video tre testimoni di quella giornata. Il quotidiano argentino Clarìn dedica invece tutta l’edizione on line (qui) alla morte di oggi di Raul Alfonsin, il primo presidente democratico dell’Argentina post giunta militare.