Il carattere del principe

Tutto il parlare nelle ultime settimane di scandali, di pubblico e privato, di vizi e governo ha posto incidentalmente all’attenzione un tema antico della riflessione politica, quello delle caratteristiche individuali dell’uomo di governo. Non tanto nel senso etico, quello del comportamento, dei vizi e delle virtù, che pure è stato per secoli oggetto di indagine da parte dei pensatori politici, ma proprio nel senso delle reazioni agli avvenimenti, dei riflessi culturali con cui un uomo politico risponde al momento senza badare necessariamente a cosa sia più razionale e conveniente, cioè insomma nel senso del carattere personale. Quanto incida la persona concreta dell’uomo politico sugli avvenimenti sembra uno degli elementi (tra i molti importanti) della politica contemporanea. Non solo il personalismo mediatizzato (ma ormai non più mediato) di Berlusconi, ma si pensi anche a Bush figlio, a Obama, a Giovanni Paolo II, alle loro storie, a come sia inscindibile l’elemento caratteriale e culturale personale dalle loro politiche, l’istinto singolare di fronte all’ambiente sempre in movimento. Al di là dei poteri forti, degli interessi razionali, delle strategie calcolate, del potere iconico di certi leader, anche la poltica "alta" è fatta di persone e del loro carattere. Ma il carattere di un governante, che magari lo ha portato a reagire positivamente in situazioni passate – lo spiegava Machiavelli nel Principe -, quel carattere, essendo sempre lo stesso, non avendo una gamma infinita di risposte all’infinita gamma di situazioni esterne, non potendosi adattare a tutti i mutamenti, che sono inevitabili e determinano le varie fasi della vita politica, non può avere successo in tutte le stagioni e per sempre e nella sua coazione a ripetere può portare alla "ruina", cioè alla rovina del governante stesso e al degradarsi delle istituzioni. E’ quello che sta succedendo oggi.