Dopo aver scritto una serie di articoli eccepibilissimi sotto il profilo del metodo storico, e dopo aver fatto marcia indietro per le critiche subite, Sartori torna sul tema immigrazione. Questa volta sta attento a non fondare "scientificamente" l’articolo e praticamente scrive un pezzo da uomo della strada, senza una tesi precisa. Si trova un obiettivo polemico non identificabile, cioé la "teoria-ideologia del multiculturalismo", senza citarne un esponente o senza attribuirla direttamente a qualcuno, che stabilirebbe che "ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così identità mono-culturali". Rispetto ai disordini di via Padova, apre il pezzo con la domanda "Che fare?", ma dopo un lungo impasto di citazioni aristoteliche, di Riesman e altro, nella impossibilità di esporre la sua tesi (forse non ce l’ha o forse non si può dire), conclude che "il primo passo sarebbe di invitare i suddetti laudatori (del multiculturalismo) a trasferirsi in via Padova (dove tra l’altro, le case degli italiani sono in svendita: davvero un affare). Poi si potrà cominciare a ragionare". Un contributo davvero fondamentale. In un salotto farebbe un figurone.

