Psicologi e penitenze

Ancora due brevissime osservazioni sulle polemiche di questi giorni per lo scandalo pedofilia. Poi basta. La prima riguarda la frase di Bertone, che mette in relazione pedofilia e omosessualità. Moltissimi si sono giustamente indignati per il contenuto della dichiarazione, ma nessuno ha notato la falla aperta da Bertone nello schema ecclesiastico classico del ragionamento sull’omosessualità. Bertone non ha citato il Levitico, non ha citato San Paolo, non ha citato le Scritture. Ha citato "studi di psicologi" (senza dire quali peraltro), ma così ha poggiato tutta l’autorità del suo discorso su una fonte "esterna" al dominio della fede. Ha riconosciuto – senza accorgersene – che su certi argomenti esistono saperi più attrezzati e più autorevoli. Per dare peso a una sua affermazione ha aperto il campo a una disciplina con i suoi metodi, scopi, argomenti. In questo modo la sua stessa affermazione, come tante altre delle gerarchie, può essere sottoposta a critica e a sconfessione. Se l’autorità è la psicologia, e il dibattito deve essere quindi scientifico, allora non resta che aspettare che Bertone si convinca che la psicologia, sull’omosessualità, non dice per niente quello che pensa lui.

La seconda nota è sulla penitenza invocata dal papa e sulla richiesta di perdono. Iniziative ottime. Tanto più che provengono dalla persona che nel 2000 non fu d’accordo con l’atto penitenziale di Giovanni Paolo II (almeno così si disse). Invocare il perdono per gli errori della Chiesa nella storia sarebbe stato  ammettere non solo che la Chiesa ha sbagliato tante volte e commesso o avallato drammatiche atrocità, ma avrebbe voluto dire che, se la Chiesa ha sbagliato, può sbagliare ancora: Dunque i fedeli sarebbero in certo modo chiamati a vigilare sempre, io credo, sulle stesse gerarchie e sulle loro decisioni, esercitando anche un dovere di critica e di pressione. Curioso che proprio a Ratzinger sia toccato, da papa, invocare la penitenza per un "peccato" orribile commesso ai nostri giorni.