E che sono un pinguino io?

I pinguini sono monogami (grazie Lea) e il maschio cova pure le uova (grazie Samuele), tutti gli altri, più o meno, sono poligami. E a quanto pare anche la monogomia occidentale è agli sgoccioli, come scrive con la consueta intelligenza Jacques Attali – che però davvero scrive ormai su n’importe quoi come dicono da queste parti – in questo vecchio articolo (grazie sempre a Lea). In anni in cui alcuni ancora discutono di comportamenti naturali o innaturali, per trovare una norma che vincoli tutti (soprattutto gli altri), con la stessa nonchalance che avrebbe il Simplicio dei dialoghi di Galileo, lo stimolo di Attali mi fa venire in mente alcuni dibattiti medievali su legge di natura e poligamia. Se la legge di natura lo impedisce, perchè Abramo ebbe, contemporaneamente, più di una donna? Una licenza concessagli o una determinazione storica? Le risposte sono varie, ma quello che è interessante è l’uso dell’esperimento storico a partire dalle Scritture, chiamiamolo così, tipico del modo di procedere nelle università medievali, per cercare di comprendere cosa sia naturale e cosa no e se anche l’idea di "natura" sia "storica". Del resto, ma questa è una mia interpretazione, anche Agostino in molti dei suoi scritti, per esempio De genesi ad litteram e De bono coniugali, sembra vedere nella sessualità una sorta di naturale (ma si parla della natura "decaduta", che peraltro è l’unica natura che il genere umano abbia dopo Adamo) forza di disgregazione, che però diventa forza di ricomposizione se rivolta esclusivamente all’interno della coppia. In questo senso però il sesso rimane sempre in dialogo con le concezioni sociali (e certo Agostino non sarebbe qui d’accordo con me) e quel che dice Attali è di grande interesse. Cambia la società, cambia il ruolo delle relazioni. Eyes Wide Shut, il film più agostiniano che io conosca offre una resistenza interessante al cambiamento prefigurato da Attali, o forse ne descrive solo la prima fase.

Campionati globali di calcio

Quando i francesi ci eliminarono dal mondiale nell’86 (gol di Genghini e Platini), Gianni Brera scrisse un articolo sul Corriere che era l’espressione sintetica della sua prosa e della sua capacità di fare del calcio letteratura (si intitolava De bello gallico e più o meno rimproverava a Bearzot quello che ora si rimprovera a Lippi, cioè di aver convocato i "vecchi"). Quest’anno, che essendo usciti subito e senza colpo ferire, per una volta guardiamo il mondiale senza toni omerici, ci accorgiamo che il calcio non è (solo) un’epica, ma anche un gioco bellissimo. E che si tratta del primo mondiale di calcio davvero globalizzato. Qualcuno lo avrà certamente già notato, ma le differenze tra continenti e scuole calcistiche sembra sfumare sempre di più e le gerarchie calcistiche sono in rapido rimescolamento. Italia e Francia fuori è già una notizia vecchia. La Slovacchia gioca un ottimo calcio "all’italiana" e dimostra che anche un paese piccolo e considerato marginale per mezzi e tradizione può aspirare all’eccellenza, il Giappone raccoglie un ventennio di investimenti sul calcio (dai tempi di Holly e Benji direi) costanti, una squadra come il Ghana che batte gli Stati Uniti (ormai a loro volta diventati un paese da football) non viene vista con superiore compiacimento dalle squadre europee, come ancora avveniva con il Camerun dei miracoli del 1990. E poi c’è il ritorno in grande stile del Sudamerica, tutto, non solo Brasile e Argentina, ma Cile, Paraguay, Uruguay, Messico (uscito a testa altissima). Insomma chi prima vinceva facile, adesso perde o fatica, chi prima era periferico adesso può andare avanti, grazie anche all’incredibile circolazione di calciatori di tutte le nazioni in tutti i campionati (c’è praticamente un giocatore dell’Inter in tutte le squadre), chi sembrava declinare ha ritrovato le ragioni delle proprie capacità. Sarà forse banale dire che questo mondiale rispecchia le logiche della globalizzazione, e però se lo diciamo non è in senso metaforico. Ogni squadra ormai può contare su un’incredibile rete di competenze internazionali e di capacità locali di progettare e programmare. Ma il calcio è anche molto di più. Vedere Diego alzare la coppa ancora una volta, e di fronte a Blatter (l’unico che sembra purtroppo inamovibile in tutti questi cambiamenti), non avrebbe prezzo.

Vuvuzelas e trombette

Aspettando che oggi giochino gli azzurri, Bossi, il presidente della Repubblica Sovrana di Potemkin, chiede scusa, non per i fucili che ha evocato qualche giorno fa, ma perchè ha offeso la nazionale di calcio. Non solo chiede scusa, ma si augura che l’Italia vinca i mondiali. Motivazione di tanta dichiarazione? "Gioca coi fanti e lascia stare i santi" (parole sue). Temo che questo pomeriggio a Radio Potemkin non potranno tifare Slovacchia. Il nostro dibattito pubblico è così. Un enorme rumore di fondo di vuvuzelas impazzite ("S’ode a destra uno squillo di vuvuzela, a sinistra risponde uno squillo…"). Ma intanto le partite per noi e il nostro paese si giocano lo stesso, solo che in tanto rumore di trombette quotidiane, non ci capiamo nulla. Trombetta Trombetta… il terzo dello sketch, oggi, come spesso accade, è proprio il Senatùr.

 

La Repubblica Federale Indipendente di Potemkin

Adesso la Padania non è più una nazione, ma un’area socioculturale. Lo dice il leghista Zaia ed è una bella rititirata (e gaffe, per lui). Frattini invece dice che la Lega tra le sue finalità "scarta il secessionismo". Curioso che a intervenire sia proprio il ministro degli esteri (di competenza sarebbe caso mai quello degli interni, ma ha la cravatta verde). Ma Frattini deve informarsi meglio. Potrebbe leggere l’articolo 1 (che dovrebbe interessare anche ai Carabinieri) dello Statuto della Lega, che riporto qui:

Art. 1 – Finalità

Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.

E’ uscito Voyager

Il tema di maturità per l’area tecnico-scientifica è sugli UFO. Sfondamento dell’approccio scientifico alla Voyager. Uomini falena, cerchi nel grano, atlantidei alla riscossa, la prossima volta potrebbe toccare a loro. E pensare che conosco maturandi dello scientifico che per l’esame si erano seriamente preparati su elementi di astronomia, tesine e ricerche varie. Invece bastava guardare la tv. Quest’anno un rito di passaggio indubbiamente molto significativo, purtroppo.

Fini, i vestiti nuovi dell’imperatore e la corazzata Potemkin

Tentando di capire, di non fare la figura degli stupidi, di non irritare gli elettori, di osservare il dogma del radicamento nel territorio, di sgraffignare qualche voto, di calcolare etc. etc., tutti sono rimasti a guardare passare un re nudo con i suoi vestiti nuovi. Non solo il re, ma tutta una corte di trote, di bauscia, di leaders che parlano di fucili e non hanno neppure fatto il militare (ma se io dico che bisogna usare i fucili per raggiungere un obiettivo politico mi denunciano, vero?), di gente che non ottiene risultati neanche sotto tortura, di dirigenti che sembrano usciti da un quadro di Bosch. Poi finalmente arriva uno e dice: La Padania non è mai esistita. Mettendo tra parentesi il fatto che chi lo dice governa l’Italia da 15 anni con la Lega, forse è arrivato il momento che anche tutti gli altri comincino a dire senza troppi giri cose banali e vere, perchè c’è una parte (maggioritaria) di paese che non ne può più di seguire distinzioni, sottigliezze, di avere le mani legate dall’incapacità dei politici di tutti i colori, che non ne può più di essere oppressa dai racconti degli altri. Cominciamo a trovare il coraggio di dirlo e di ripeterlo, chiaro chiaro, che cos’è questa corazzata Potemkin che ci propinano a ripetizione.

 

Il giornalismo d’inchiesta all’estrema destra del Padre

Qualche settimana fa avevo riferito dell’inchiesta giornalistica televisiva fatta da un programma di France 2 sui movimenti fascisti francesi e sul loro rapporto con gli ambienti cattolici lefevriani (qui il mio post e il link alla trasmissione). La cosa che più scioccava, documentata da un giornalista infiltrato per molte settimane con una camera nascosta, era il livello dell’insegnamento che una scuola lefevriana, la "Don Bosco" di Bordeaux, propinava agli scolari. Non solo si è vista imporre la rivalutazione della Francia di Vichy e vari revisionismi storici d’accatto, ma si è assistito a canti e filastrocche cantate dai ragazzini che inneggiavano ai campi di sterminio e al più ributtante antisemitismo. Dopo la trasmissione è arrivato l’ispettore e la scuola ha chiuso. Ne dà notizia qui Le Monde. Altre 450 scuole private "hors contrat", molte delle quali cattoliche, saranno messe sotto osservazione. Sulle famiglie e i "docenti" non c’è scusante che tenga. Ed è davvero inammissibile che dei bambini e dei ragazzini siano così pesantemente privati di un’istruzione che li aiuti a crescere in maniera sana. Il giornalismo d’inchiesta a quanto pare serve.