Senator, you’re not Jack Kennedy

I lettori di blog vanno in vacanza e anche i blog si prendono una pausa. CI risentiamo nella seconda metà di Agosto. Intanto, anche per non dimenticare lo spirito di questo blog e la ragione del suo titolo, carico il video della famosa sfida televisiva tra i due aspiranti vicepresidente degli Stati Uniti del 1988. Per tutta la campagna, a chi lo accusava di non avere abbastanza esperienza per ambire a quella carica (e soprattutto alla ipotetica presidenza nelle elezioni successive), Dan Quayle rispondeva piccato e con una buona dose di vanità di avere più esperienza di quanta ne avesse Kennedy al momento di diventare presidente. L’accusa gli fu rivolta dalla giornalista ancora nel dibattito finale e Quayle rispose piccato come sempre paragonandosi a Kennedy. La risposta sorniona di Loyd Bentsen, il candidato democratico, rimarrà memorabile: "Senator, I served with Jack Kennedy, I knew Jack Kennedy, Jack Kennedy was a friend of mine. Senator, you’re no Jack Kennedy" (Senatore, ho lavorato con Jack Kennedy, ho conosciuto Jack Kennedy, Jack Kennedy era uno dei miei amici. Senatore, lei non è Jack Kennedy).

Di seguito il video e qui qualche dettaglio in più. Buone vacanze.

 

Due seminari parigini e un laboratorio milanese

Sono pronti i programmi (o almeno le descrizioni generali) dei tre seminari che terrò il prossimo semestre.

Il primo all’EHESS (Ecole de hautes études en sciences sociales) di Parigi (boulevard Raspail 105) il mercoledi pomeriggio da metà novembre, con Sylvain Piron, su Ecclésiologie et politique au XIVe siècle (qui descrizione programma).

Il secondo da metà novembre all’EPHE (Ecole pratique des hautes études) di Parigi (Place de la Sorbonne) il martedì mattina da metà novembre, come collaborazione con Irène Rosier-Catach su "L’homme comme animal politique et parlant " : enjeux linguistiques, politiques et théologiques, chez Dante et ses contemporains. Non è ancora on line quindi allego di seguito la descrizione: "La fracture du péché originel, pour la vie de l’homme, peut être mise en relation avec celle du péché de Babel, pour son histoire linguistique. Quels étaient, pour l’homme, l’état de nature et la langue parfaite « avant » ? Que sont-ils devenus « après » ? Quelles en sont les perspectives eschatologiques ? On confrontrera les sources philosophiques et les sources chrétiennes, pour montrer les enjeux et déclinaisons multiples de la définition d’Aristote de l’homme comme animal politique et parlant, telle qu’elle est lue aux confins des XIIIe/XIVe siècles".

Il terzo è un laboratorio che si terrà all’Università degli studi di Milano (Dipartimento filosofia, via Festa del Perdono) dalla metà di ottobre il lunedi mattina ed è legato agli insegnamenti di Storia della filosofia medievale e Storia della filosofia politica. Il titolo è " La (ri)nascita della filosofia politica nella prima metà del XIV secolo: dibattiti teologici, dispute di potere, contesti intellettuali" (la descrizione più estesa non è richiesta). I primi due sono variamente legati alla mia attività istituzionale a Parigi, mentre tengo il laboratorio milanese a titolo completamente gratuito (viaggi da Parigi compresi), e direi solo per quest’anno accademico, con la sola finalità personale di poter discutere e lavorare con lo spirito del laboratorio con gli studenti e i colleghi della mia città. Ci divertiremo.

Succede un ’68

Tra gli effetti della crisi c’è l’ulteriore emarginazione delle giovani generazioni, soprattutto in Italia. Lo spiega in un bell’articolo l’economista (giovane) Edoardo Campanella, che aggiunge alla riflessione un elemento interessante di tipo sociologico e politico. E’ possibile che in un quadro del genere, di oggettivo scontro generazionale, perchè i giovani sono privati delle possibilità e degli strumenti di realizzazione economica e personale, dalle generazioni precedenti (su questa linea anche la ricerca di cui parla qui La Repubblica), ci si possa aspettare una qualche forma di rivolta tipo ’68? Le possibilità in questi casi, o meglio nelle organizzazioni ma Campanella estende il modello, sono tre: uscita dal sistema (anche fisica, come fanno quelli che lasciano il paese), fedeltà al sistema (io direi acquiescenza, in una società dove tutti ritengono di avere comunque un qualche privilegio da difendere), e appunto "voice", cioè espressione pubblica del disagio, che nel ’68 si manifestò nelle forme della ribellione. Un ’68 sarebbe utile, a questo punto, un ’68 senza anni ’70 (perchè il rischio a un certo punto potrebbe anche essere che si arrivi agli anni ’70 senza ’68), ma siamo sicuri che la presenza (o assenza) degli "usciti" e degli "acquiescenti" non stemperi la possibilità stessa di una "voice" pubblica? O forse exit e voice possono in qualche modo coordinarsi? Vedremo quale sarà il punto di rottura.

C’è vita sulla terra

Che fosse il congresso medievistico più grande in Europa lo sapevo, con la partecipazione di circa 1400 ricercatrici e ricercatori (la maggior parte tra i 30 e i 40 anni) iscritti a parlare in centinaia di sessioni specifiche in parallelo, ma il colpo d’occhio dell’International Medieval Congress di Leeds, nella campagna dello Yorkshire, è stato comunque impressionante. E la varietà degli interventi direi pantagruelica, una babele di specialismi, una galassia di settori, competenze particolari, interessi, lingue (antiche e moderne), tendenze storiografiche, metodi, discipline, ognuno dei quali costituisce un mondo a sé. E chissà perchè, nonostante tutto, in ognuno di questi mondi c’è vita.

Campeggio

Se il mio lavoro me lo consentisse venerdi prossimo fino a domenica andrei in campeggio (ecco magari non in tenda) ad Albinea (qui) a sentire Civati, un intellettuale che sa fare politica (cioè uno che ha idee sulle cose e sui fenomeni e sa realizzarle con gli altri), e i suoi amici. Ero capitato tre mesi fa all’inizio dei lavori a Milano e le mie impressioni furono queste.

Noi Puffi siam così

Da Filadelfia al Kibbutz, dai Soviet ai Figli dei Fiori. I modelli politici e sociali utopistico-rivoluzionari sono numerosi e affascinanti. Radio Padania propone il suo, il villaggio dei Puffi: un mondo e una Padania "un po’ come il villaggio dei Puffi, che è una grande comune dove tutti sono uguali, dove tutti devono rispettare l’altro, dove ognuno ha la propria identità. C’è Puffo Quattrocchi, c’è il grande Puffo, c’è Puffetta…". Chissà che ne dice Puffo Borghezio. (Qui e qui)