Motivi & emotivi

Me ne rendo conto, rispetto al tema delle centrali nucleari sono un po' emotivo. Nel nostro paese, che è lungo e stretto, negli ultimi 100 anni ci sono stati il fascismo e l'8 settembre, due guerre mondiali, centinaia di terremoti, uno tsunami che ha fatto 120 mila morti, ci sono due grandi vulcani attivi (e di uno dei due ci dimentichiamo che è attivo davvero e che ha eruttato disastrosamente nel 1944), ci sono i bradisismi, c'è stato lo stragismo e il terrorismo, c'è la mafia. Sono consapevole che la lista (largamente incompleta) possa essere in fondo un paralogismo, ma quando leggo gli argomenti dei fautori del nucleare, incentrati sul costo dell'energia, che non tengono mai in conto i costi "esternalizzati" al paese in caso di problemi o di incidenti anche lievi, mi convinco ancora di più di un fatto, che pure deve entrare nei calcoli: basta un unico grave incidente in 50 anni per mandare a picco tutti i calcoli. Quando spiegano che il "rischio zero" non esiste, non inseriscono mai nei loro modelli – o almeno io non lo capisco – che tipo di conseguenze possa avere questo rischio "zero virgola", proiettato per il tempo di vita di ogni centrale o proiettato all'infinito rispetto alle scorie radioattive. Allora anche la lista-paralogismo, che è formata da eventi naturali probabili (e quindi in teoria programmabili), ma soprattutto da condizioni politiche e di contesto sociale e quindi molto meno prevedibili (sappiamo che di sicuro ci saranno altri terremoti disastrosi, ma possiamo escludere fra 50 anni, o 30, un 8 settembre, in cui lo stato non c'è più, anche magari per poco?), mi sembra meno emotiva e un po' più razionale. E c'è un punto che secondo me è più importante ancora. Quelle legate all'energia sono certamente scelte tecniche, ma anche e soprattutto scelte collettive. Si può decidere collettivamente a che tipo di energia indirizzarsi, che tipo di energia escludere, come immaginare il futuro prossimo e a più lungo termine. Si può decidere di investire soldi nelle energie che sembrano più promettenti per quel futuro, che è davvero nelle mani delle nostre decisioni. E quando si pensa ai prossimi 50 anni, chi crede davvero, nuclearisti o antinuclearisti, che l'energia nucleare, così come potremmo farla noi oggi, possa avere un futuro?