Certi libri

Ci sono libri di ricerca molto belli, che aprono orizzonti. E un mestiere che ti fa leggere è un privilegio. Ma non ci sono solo libri così.

Ci sono libri che è più facile scrivere che leggere. Anche se sei uno specialista, per leggerli ci vuole lo stesso impegno che per aprire un gambero, poi però dentro trovi un altro gambero e devi ricominciare a impegnarti. Al quinto gambero capisci che quello che ci caverai è così poco sostanzioso che molli lì. Ci sono libri perimetrati da note come da una muraglia. Magari nel testo non c’è nulla. Ma è un nulla scientifico e verificabile. Poi ci sono anche i libri senza note e ti chiedi se l’autore lo sa che l’hanno già detto trenta volte. Ci sono dei libri che ti domandi il perché e poi ti dici “ah già, aveva il concorso”. Ci sono libri di cui ci si pente. I libri pericolosi invece non ci sono più. Ci sono libri che pensi “beh, dai”, altri libri che ti dicono “vorrei ma non posso” e alcuni “posso, ma non ne ho proprio voglia”. Ci sono le miscellanee, spesso un mistero della fede. E poi c’è una categoria rara e ineffabile, quella dei libri del tutto inutili. E me n’è appena arrivato uno.