Usciamo dal labirinto. (Su un articolo di Citati)

Pietro Citati, sul Corriere, fa bene a preoccuparsi per l’impoverimento sintattico e di vocabolario della lingua italiana, ma scrive un articolo confuso e un po’ pedante. Accenna all’inglese internazionale (che essendo internazionale è spesso povero e bada allo stretto essenziale), attribuisce un po’ misteriosamente al francese un’eleganza che non teme neppure l’impoverimento del vocabolario e soprattutto se la prende con l’ostentazione di metafore che a sua detta si sarebbe impadronita della lingua italiana, soprattutto del linguaggio politico.

È vero che non se ne può più dell’uso massiccio della metafora sinistra dello “staccare la spina” (ma non l’aveva già spiegato Monti – spiegando proprio le ambiguità della metafora – nel suo discorso per la fiducia?) e del “fare un passo indietro”, ma allora il problema non è l’uso di una metafora, ma il suo depotenziamento, il suo abuso, la sua riduzione a linguaggio ordinario, il suo venire disinnescato.

E soprattutto: è possibile che nella politica, nei giornali, in internet, nei limiti e nei caratteri di  quella bolgia infernale di linguaggi impoveriti e semplificati che sono i media e la comunicazione, non ci siano esempi di buon uso della lingua, di creatività espressiva, di chiarezza o anche eleganza? Ci piacerebbe imparare da quegli esempi.

O sono davvero tempi così bui da non trovare neppure i dieci che salvano la Sodoma e Gomorra della lingua?

Forse gli intellettuali dovrebbero aiutare anche a individuare quello che c’è di buono e di nuovo e parlarne a tutti, capire che cosa migliora una situazione data e affidare questa comprensione all’intelligenza di tutti.

Avere un atteggiamento critico, soprattutto in tempi come i nostri, vuol dire anche questo.