Sottoscriviamo un racconto collettivo

I cinque candidati di uno dei tanti concorsi accademici che lasciano forti perplessità hanno deciso di fare ricorso, per dei buoni motivi che sono spiegati qui.

Non solo: aiutati da un gruppo più ampio di ricercatori, uno dei quali – mai conosciuto prima – mi ha contatto e spiegato la situazione e l’idea, hanno deciso di chiedere agli italiani di versare una quota per pagare gli avvocati.

L’idea è molto bella, perché è anche un modo per raccontare una storia, come una specie di story telling collettivo. Loro ci aiutano a stabilire pubblicamente un principio, e cioè che è ora di cambiare direzione, che è ora che rettori, presidi, professori e anche studenti si rendano conto che l’università deve funzionare, che l’accademia è una risorsa del paese e non un feudo. E noi li sosteniamo.

Loro ci aiutano a dire ai candidati dei prossimi concorsi, ai ragazzi che cominciano a fare ricerca, a chi segue i baroni e a chi ha paura di non poter far altro che seguirli, che le cose in un altro modo si possono fare. E noi mostriamo di crederci quanto loro contribuendo a una battaglia che non è solo loro, ma di tutti. Loro mettono la loro voce e i loro gesti pubblici per raccontare una storia, e noi la raccontiamo insieme a loro dando i mezzi per continuare. Loro scoraggiano i baroni e noi incoraggiamo loro.

Insomma a partire da un piccolo episodio, ma che ha un significato importante e potrebbe avere grandi conseguenze, possiamo già provare a raccontare e costruire un’Italia diversa, che ci piace.

Seguendo questo link si trovano informazioni più dettagliate e si spiega come contribuire. (E periodicamente saremo informati delle varie tappe di questo racconto collettivo).