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	<title>GianlucaBriguglia I&#039;m no Jack Kennedy</title>
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		<title>Non siamo cattivi, è che ci disegnavano così</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 10:04:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono a Milano da due giorni e per qualche giorno ancora. Dopo mesi posso bere un cappuccino degno di questo nome. E mi fanno tutti lo scontrino con grandi sorrisi e quasi con sguardi d&#8217;intesa. Stamattina il massimo: &#8220;Mi scusi eh, signore&#8221;. &#8220;Di che?&#8221;. &#8220;Non le ho fatto subito lo scontrino&#8221;. &#8220;Va beh, ma 30 secondi ci vogliono, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=886&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono a Milano da due giorni e per qualche giorno ancora. Dopo mesi posso bere un cappuccino degno di questo nome. E mi fanno tutti lo scontrino con grandi sorrisi e quasi con sguardi d&#8217;intesa. Stamattina il massimo: &#8220;Mi scusi eh, signore&#8221;. &#8220;Di che?&#8221;. &#8220;Non le ho fatto subito lo scontrino&#8221;. &#8220;Va beh, ma 30 secondi ci vogliono, non si preoccupi&#8221;. &#8220;Eh ma va fatto, va fatto&#8221;.</p>
<br /> Tagged: <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/italia/'>italia</a>, <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/narrazioni/'>narrazioni</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/886/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=886&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ragazzi, fate un passo avanti!</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non tutte le generazioni hanno lo stesso peso nella trasformazione delle cose, sia per capacità propria che per eventi esterni, storici. Forse è solo la mia impressione, che però ho da tempo, ma la generazione degli attuali 20-30 anni mi pare una di quelle generazioni dal peso potenziale importante. Quello che mi colpisce è la capacità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=884&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:small;">Non tutte le generazioni hanno lo stesso peso nella trasformazione delle cose, sia per capacità propria che per eventi esterni, storici.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Forse è solo la mia impressione, che però ho da tempo, ma la generazione degli attuali 20-30 anni mi pare una di quelle generazioni dal peso potenziale importante.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Quello che mi colpisce è la capacità di pensarsi nel contesto di crisi permanente a bassa intensità che sta diventando rivoluzione antropologica e che per noi è appunto concepita nei termini della &#8220;crisi&#8221; (non intendo solo crisi economica) e che per loro è invece il mondo in cui sono nati e nel quale sanno costruire progetti e trovare una proprio senso.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Non sono afflitti dall&#8217;individualismo che ha caratterizzato generazioni precedenti e hanno spesso una visione chiara delle loro possibilità e direi dei loro sentimenti.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Sanno commerciare con l’irrazionale che sembra caratterizzare questi tempi restando fedeli al proprio baricentro.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Soprattutto in quello che ancora a noi appare un caos a volte sconfortante sanno costruire dei mondi ordinati, sensati e commisurati alle possibilità reali. E dai quali possiamo imparare.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Certo c&#8217;è chi li vorrebbe stringere tra l&#8217;&#8221;aspetta il tuo turno&#8221;  generazionale e il per nulla disinteressato &#8220;siete degli sfigati&#8221; e anche la tradizionale accusa di superficialità di chi non ha voglia di capire. Ma a me pare che in questa generazione ci siano e si stiano formando delle competenze inedite, un senso del realismo affilatissimo e inclusivo, una creatività diffusa e una voglia, che non ha nulla del velleitarismo, di leggere il mondo nuovo. Ci insegnano già delle cose.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Certamente non sono facilitati, le nostre regole non li aiutano, certi tratti culturali del nostro paese, e certe furberie, tendono a frenarne l&#8217;azione.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma stanno già dando forma al mondo nuovo. Lo stanno già trasformando con la loro percezione delle cose, diversa anche solo dalle generazioni immediatamente precedenti (che si sono formate alle ambizioni, alle aspettative, anche agli affetti, di un mondo molto diverso da quello attuale), e saranno loro in tempi vicini a dar vita alle idee e agli strumenti che ci consentiranno di capire come vivere insieme e in che direzione muoverci.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Sarà forse la mia impressione, la mia esperienza di lavoro con persone più giovani di me (che sono sì giovane, ma già nativo di un mondo che non c&#8217;è davvero più), ma a me pare che il peso di chi oggi ha 25-30 anni sarà davvero decisivo e sarà ricco di novità, di idee, di filosofie nuove, di ideologie inedite, di soluzioni impensate. Bisogna solo che assumano la propria funzione storica più incisivamente, che riescano a sfuggire alle trappole che vengono loro preparate e che pretendano di essere se stessi. Che facciano un passo avanti decisivo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<br /> Tagged: <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/linguaggi-politici/'>linguaggi politici</a>, <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/narrazioni/'>narrazioni</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/884/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=884&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Twitter</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 20:35:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Devo ammettere che con Twitter sono ancora un po&#8217; rigidino. Ad ogni modo qui a destra, sotto la foto, c&#8217;è il link per raggiungermi anche lì. Così poi quando siamo un po&#8217; magari ci capisco qualcosa in più.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=881&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo ammettere che con Twitter sono ancora un po&#8217; rigidino. Ad ogni modo qui a destra, sotto la foto, c&#8217;è il link per raggiungermi anche lì. Così poi quando siamo un po&#8217; magari ci capisco qualcosa in più.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/881/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=881&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Usciamo dal labirinto. (Su un articolo di Citati)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pietro Citati, sul Corriere, fa bene a preoccuparsi per l&#8217;impoverimento sintattico e di vocabolario della lingua italiana, ma scrive un articolo confuso e un po&#8217; pedante. Accenna all&#8217;inglese internazionale (che essendo internazionale è spesso povero e bada allo stretto essenziale), attribuisce un po&#8217; misteriosamente al francese un&#8217;eleganza che non teme neppure l&#8217;impoverimento del vocabolario e soprattutto se [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=875&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pietro Citati, <span style="color:#0000ff;"><a href="http://www.corriere.it/cultura/12_febbraio_15/elzeviro-citati-metafora-uccide-lingua_814fe98c-57c4-11e1-8cd8-b2fbc2e45f9f.shtml"><span style="color:#0000ff;">sul Corriere</span></a></span>, fa bene a preoccuparsi per l&#8217;impoverimento sintattico e di vocabolario della lingua italiana, ma scrive un articolo confuso e un po&#8217; pedante. Accenna all&#8217;inglese internazionale (che essendo internazionale è spesso povero e bada allo stretto essenziale), attribuisce un po&#8217; misteriosamente al francese un&#8217;eleganza che non teme neppure l&#8217;impoverimento del vocabolario e soprattutto se la prende con l&#8217;ostentazione di metafore che a sua detta si sarebbe impadronita della lingua italiana, soprattutto del linguaggio politico.</p>
<p>È vero che non se ne può più dell&#8217;uso massiccio della metafora sinistra dello &#8220;staccare la spina&#8221; (ma non l&#8217;aveva già spiegato Monti &#8211; spiegando proprio le ambiguità della metafora - nel suo discorso per la fiducia?) e del &#8220;fare un passo indietro&#8221;, ma allora il problema non è l&#8217;uso di una metafora, ma il suo depotenziamento, il suo abuso, la sua riduzione a linguaggio ordinario, il suo venire disinnescato.</p>
<p>E soprattutto: è possibile che nella politica, nei giornali, in internet, nei limiti e nei caratteri di  quella bolgia infernale di linguaggi impoveriti e semplificati che sono i media e la comunicazione, non ci siano esempi di buon uso della lingua, di creatività espressiva, di chiarezza o anche eleganza? Ci piacerebbe imparare da quegli esempi.</p>
<p>O sono davvero tempi così bui da non trovare neppure i dieci che salvano la Sodoma e Gomorra della lingua?</p>
<p>Forse gli intellettuali dovrebbero aiutare anche a individuare quello che c&#8217;è di buono e di nuovo e parlarne a tutti, capire che cosa migliora una situazione data e affidare questa comprensione all&#8217;intelligenza di tutti.</p>
<p>Avere un atteggiamento critico, soprattutto in tempi come i nostri, vuol dire anche questo.</p>
<br /> Tagged: <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/comunicazione/'>comunicazione</a>, <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/italia/'>italia</a>, <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/trompeloeil/'>trompeloeil</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/875/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=875&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pecore</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:43:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Agoravox mostra il bando per un assegno di ricerca pubblicato dal Ministero dell&#8217;istruzione, università e ricerca. Il titolo in italiano è  &#8220;Dalla pecora al pecorino&#8221;. Nella versione inglese del bando diventa &#8220;From sheep to doggystyle&#8221;, cioè &#8220;dalla pecora alla pecorina&#8221;. Si consigliano meno googletranslator e meno pornotube. Tagged: uni<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=872&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.agoravox.it/Il-Ministero-dell-Istruzione-alla.html">Agoravox mostra</a> il bando per un assegno di ricerca pubblicato dal Ministero dell&#8217;istruzione, università e ricerca. Il titolo in italiano è  &#8220;Dalla pecora al pecorino&#8221;. Nella versione inglese del bando diventa &#8220;From sheep to doggystyle&#8221;, cioè &#8220;dalla pecora alla pecorina&#8221;. Si consigliano meno googletranslator e meno pornotube.</p>
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		<title>Non è un post sui cervelli in fuga</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un tipo di emigrazione italiana all&#8217;estero che non è ancora stata messa bene a fuoco. Anzi spesso se ne ha una percezione distorta. La si vede o con le lenti del passato (come se chi se ne va fosse ormai perduto e fuori dall&#8217;orizzonte italiano) o con categorie idiote come &#8220;cervelli in fuga&#8221; (e fateci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=868&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un tipo di emigrazione italiana all&#8217;estero che non è ancora stata messa bene a fuoco. Anzi spesso se ne ha una percezione distorta.</p>
<p>La si vede o con le lenti del passato (come se chi se ne va fosse ormai perduto e fuori dall&#8217;orizzonte italiano) o con categorie idiote come &#8220;cervelli in fuga&#8221; (e fateci caso: l&#8217;espressione la usa di solito chi non si è mai mosso e avanza rivendicazioni corporative).</p>
<p>In ogni caso si ha una visione vecchia dell&#8217;essere fuori o dentro il paese. C&#8217;è oggi davvero un dentro e un fuori come in passato? C&#8217;è davvero un qui e un lì così marcato dalle frontiere e dallo spazio?</p>
<p>Dieci anni fa la distanza si calcolava in chilometri, oggi in ore. Da Milano a Berlino in aereo ci vogliono due ore scarse.  E costa come andare da Milano a Bologna in treno. Quindici anni fa le compagnie low cost non c&#8217;erano. Ad ogni viaggio bisognava cambiare moneta e riferimento. Alla frontiera il treno si fermava e ti chiedevano i documenti (a volte ti controllavano anche il bagaglio). Non potevi avere notizie in tempo reale dall&#8217;Italia. Non c&#8217;erano giornali on line, non c&#8217;era la tv online. Potevi solo comprarti il giornale, ma di due giorni prima e nel caso telefonare a casa (dalla cabina) al prezzo di una pizza. Fino a 10 anni fa non potevi neppure mandare un sms da un paese all&#8217;altro, tecnicamente.</p>
<p>Tutto questo rendeva il lavoro all&#8217;estero o un addio all&#8217;Italia (e dell&#8217;Italia a te), oppure un&#8217;esperienza temporanea da privilegiati assoluti. Oggi è una cosa possibile e normale.</p>
<p>Cognitivamente, il fenomeno è nuovo. Soprattutto nella percezione che si può avere del paese, perché chi oggi decide di spostarsi in altri paesi, lo può fare senza abbandonare l&#8217;Italia, e anzi maturando l&#8217;esperienza di una relazione nuova con il proprio paese.</p>
<p>Si può essere nel paese in ogni momento, anche essendone fuori. Si può vivere all&#8217;estero e sapere tutto, rimanere in contatto con tutti, partecipare alla vita collettiva, contribuire in molti modi. Si può continuare a guardare al paese. E del resto si può anche tornare. O pensare di tornare per un po&#8217; e poi spostarsi di nuovo. Le scelte sono aperte e reversibili. Come se Londra o Parigi fossero altre città della stessa rete. Non è una cosa da ricchi, e psicologicamente assomiglia di più a uno strano pendolarismo. E moltissimi ragazzi ormai stanno all&#8217;estero per due o tre anni, per studio o per lavoro, poi rientrano.</p>
<p>Come si può allora mettere a frutto il fenomeno? È possibile? Al di là delle retoriche di &#8220;chi resta&#8221; di &#8220;chi va&#8221;, questo come modifica la percezione del paese, come cambia il paese stesso? Come possiamo disegnare a nostro vantaggio l&#8217;idea di un&#8217;Italia davvero aperta nello spazio europeo? È possibile organizzare in qualche modo questa presenza italiana all&#8217;estero o far convergere verso l&#8217;Italia, in forme da pensare, le conoscenze e il saper fare che questi italiani imparano dai vari paesi? Il fenomeno è nuovo e quindi è ancora da pensare e da capire. Ma potrebbe essere una risorsa per l&#8217;Italia dei prossimi tempi.</p>
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		<title>#Sanremo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 07:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per motivi non ideologici non ho visto Sanremo. Non sono in Italia e su internet la Rai non consente la visione dei suoi programmi fuori dal territorio nazionale (e perché poi?). Però dai commenti che trovo stamattina aprendo facebook e twitter è come se l&#8217;avessi visto. &#8220;A me Gheddafi e d&#8217;Alessio sono piaciuti&#8221; &#8220;Hanno sospeso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=863&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per motivi non ideologici non ho visto Sanremo. Non sono in Italia e su internet la Rai non consente la visione dei suoi programmi fuori dal territorio nazionale (e perché poi?). Però dai commenti che trovo stamattina aprendo facebook e twitter è come se l&#8217;avessi visto. &#8220;A me Gheddafi e d&#8217;Alessio sono piaciuti&#8221; &#8220;Hanno sospeso la gara? Ma non l&#8217;hanno fatto nemmeno quando si è ucciso Tenco&#8221;. &#8220;Nina Zilli vs Amy Winehouse 0-98&#8243;. &#8220;La Monica Vitti dei morti di fame e disperazione&#8221;. Nel frattempo qualcuno ha postato un video di Lena Biolcati. &#8220;Ma vi rendete conto che una scaletta così penalizzante per la musica non si è mai vista? Ma Morandi non se ne rende conto?&#8221;. Nel frattempo qualcuno ha postato un video di Marco Armani. &#8221;Ma i direttori d&#8217;orchestra dove li vanno a prendere?&#8221;. &#8220;Il maestro Vessicchio è Dracula?&#8221;. &#8220;C&#8217;è Celentano: coraggio Maya, adesso, vi prego&#8221;. &#8220;L&#8217;Antigone di Pupo&#8221;. &#8220;Sto vedendo bene? Un duetto con Pupo????&#8221; &#8220;Ma perché il maestro ha il cappello di lana?&#8221;. &#8220;Qualcuno dica a Renga che sta cantando su una base sbagliata&#8221;.</p>
<p>Ho anche capito che la valletta ha la cervicale, che Celentano se la prende con Famiglia Cristiana e che il Bersani di cui si parla è quello vero, Samuele.</p>
<br /> Tagged: <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/italia/'>italia</a>, <a href='http://gianlucabriguglia.wordpress.com/tag/tengofamiglia/'>tengofamiglia</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucabriguglia.wordpress.com/863/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=863&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>È cambiato il lavoro? Deve cambiare anche il suo riconoscimento</title>
		<link>http://gianlucabriguglia.wordpress.com/2012/02/07/e-cambiato-il-lavoro-deve-cambiare-anche-il-riconoscimento-pubblico-del-suo-valore/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[È vero, il mondo del lavoro è cambiato e il posto fisso non è più l&#8217;opzione principale. Ma se è cambiato il lavoro deve cambiare anche il riconoscimento sociale del lavoro e le istituzioni che lo raccontano. Prendiamo il cosiddetto lavoro precario nella ricerca e diciamo la verità: anche se i concorsi si facessero nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=858&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">È vero, il mondo del lavoro è cambiato e il posto fisso non è più l&#8217;opzione principale. Ma se è cambiato il lavoro deve cambiare anche il riconoscimento sociale del lavoro e le istituzioni che lo raccontano.</p>
<p style="text-align:justify;">Prendiamo il cosiddetto lavoro precario nella ricerca e diciamo la verità: anche se i concorsi si facessero nel rispetto delle regole (<span style="color:#0000ff;"><a href="http://gianlucabriguglia.wordpress.com/2011/11/29/la-casta-dei-poverini-qualche-precisazione/"><span style="color:#0000ff;">e non si fanno</span></a>), <span style="color:#333333;">ci sarebbero più ricercatori bravi che posti a disposizione. Alcuni altri paesi se ne sono accorti e hanno messo a disposizione  ingenti fondi per i postdottorati, e siccome l&#8217;età media di chi accede a un posto stabile si sta alzando in tutti i paesi, ci sono ormai postdottorati per junior e per senior, in base agli anni di ricerca già svolti. </span></span><span style="color:#0000ff;"><span style="color:#333333;">In questo modo si favorisce la continuazione della ricerca, la mobilità (quasi nessuno ha il postdoc vicino a mamma e papà, anche perché spesso si hanno già figli propri a cui pensare).</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><span style="color:#333333;">L&#8217;Unione Europea ha un programma di finanziamenti di progetti a termine di vaste proporzioni (anche se insufficiente). All&#8217;apice c&#8217;è l&#8217;ERC Grant (due milioni di euro per 5 anni) aperto a chiunque abbia un progetto, sia che tu abbia un posto fisso, sia che tu non ce l&#8217;abbia. E non devi chiedere il permesso a nessuno: partecipi.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><span style="color:#333333;">Paesi come l&#8217;Olanda sono conosciuti per il  numero e la qualità di postdoc, di uno, due, quattro anni. La Germania e l&#8217;Austria, in parte il Regno Unito, hanno programmi di postdoc junior e senior riservati agli stranieri. E non lo fanno per beneficenza. Lo slogan di solito è qualcosa del tipo: vogliamo conoscere i migliori del mondo e rimanere in contatto con loro per sempre. Un programma tedesco, che esiste da 50 anni, si vanta per esempio di avere tra i suoi ex postdoc una quarantina di premi Nobel. Non è poco.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#333333;">Insomma oggi in Europa dopo il dottorato si può fare ricerca per 10-15 anni ad alto livello e con remunerazioni discrete senza avere un posto fisso e con un riconoscimento sociale e accademico accettabile</span>.</p>
<p style="text-align:justify;">In Italia la situazione è molto diversa. A parte l&#8217;inesistenza dei postdoc (e certi problemi di trasparenza nel reclutamento degli &#8220;assegnisti&#8221;)  la logica attuale di riconoscimento istituzionale è: se hai un posto fisso nell&#8217;accademia sei un ricercatore, altrimenti sei un giovane in formazione, anche se hai 35 anni, anche se ne hai 45 e fai due lavori. E naturalmente se sei un giovane in formazione ti devi comportare da giovane in formazione, non devi disturbare e devi fare la tua ricerchina come ultima delle cose che interessano.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo determina una visione del mondo della ricerca secondo una polarità dentro-fuori, tutto-niente, adulto-adolescente successo-fallimento, che è di fatto generata dalle istituzioni stesse della ricerca, l&#8217;università, il CNR, i ministeri, i dipartimenti, i professori, che guardano ancora ad un mondo in cui il precariato non esisteva o rappresentava una breve fase di accesso alle istituzioni stesse (<span style="color:#0000ff;"><a href="http://gianlucabriguglia.wordpress.com/2011/12/13/perche-lasciare-unassociazione-scientifica/"><span style="color:#0000ff;">qui, al punto 2</span></a> <span style="color:#333333;">un esempio tipico).</span></span></p>
<p style="text-align:justify;">In questo modo la lettura che i ricercatori senza posto stabile danno di se stessi è quella di incompiutezza, di chi subisce un torto, di chi deve abbassare la testa, di chi è sottoposto a una frustrazione continua e interminabile, cioè si dà enfasi esclusiva alla precarietà, piuttosto che alla ricerca, creando squilibri e rendite, un <em>divide</em> tra gli intoccabili e i senza posto. Ciò genera un&#8217;incessante emorragia di energie e dà vita a un&#8217;autorappresentazione dei ricercatori senza posto fisso come di tanti san Sebastiano isolati e marginali, come di qualcuno che non lavora, ma aspetta un lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;">E non è così. Il mondo del lavoro è cambiato e se proviamo a vedere chi effettivamente fa la ricerca, cioè chi pubblica e dove, scopriamo che una parte strutturale della produzione scientifica è fatta proprio da loro, i ricercatori precari, i giovani in formazione ancora a quarant&#8217;anni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma se il lavoro è cambiato va cambiata anche la forma del riconoscimento istituzionale che lo racconta.</p>
<p style="text-align:justify;">Per esempio, questi ricercatori senza posto stabile, devono avere accesso ai fondi di ricerca, cioè devono almeno poter essere considerati ricercatori a tutti gli effetti e poi giudicati in base a questo. Non tutti diventeranno professori o direttori di ricerca, lo sanno bene. Moltissimi di loro, nelle discipline in cui questo è possibile, fanno ricerca e lavorano anche in altri campi e professioni. Ma perché non possono essere assecondati nell&#8217;organizzazione di un convegno internazionale, nello svilippo di un progetto, nella pubblicazione di un libro, in un viaggio di studio e approfondimento? Perché non dovrebbero fare parte delle commissioni che decidono dei progetti ministeriali? Perché il riconoscimento del loro valore deve passare sempre da chi ha un posto stabile? Perché ci sono dei limiti d&#8217;età in alcuni concorsi? Perché non è possibili cumulare contratti dopo un certo numero di anni?</p>
<p style="text-align:justify;">Qui bisogna essere molto seri. Se il lavoro è cambiato,  e vale per tutto il lavoro, se il posto fisso non c&#8217;è più, bisogna dare gli strumenti per lavorare in questa situazione nuova. Bisogna smontare le istituzioni della ricerca e rimontarle in funzione di questo. Non bisogna tollerare la polarizzazione dentro/fuori, sulla quale si basa peraltro il potere di baroni, di ricercatori che non ricercano, dei dipartimenti e delle facoltà che continuano a raccontare, in modo opprimente e per loro esclusivo interesse, una storia che non c&#8217;è più.</p>
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		<title>I &#8220;senza posto fisso nativi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Monti dice: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E&#8217; bello cambiare e accettare delle sfide, purché in condizioni accettabili». Il posto fisso come unica opzione è stato abbandonato dal 1996. Questo vuol dire che ci sono praticamente i primi &#8221;precari nativi&#8221; al lavoro. E [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=851&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Monti dice: «I giovani devono abituarsi all&#8217;idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E&#8217; bello cambiare e accettare delle sfide, purché in condizioni accettabili».</p>
<p>Il posto fisso come unica opzione è stato abbandonato dal 1996. Questo vuol dire che ci sono praticamente i primi &#8221;precari nativi&#8221; al lavoro. E anche chi è nato diciamo nel 1980, e oggi ha 32 anni e quindi lavora da tempo, fa cognitivamente parte della prima generazione di persone che non si pone il problema della &#8220;pretesa&#8221; di un posto fisso.</p>
<p>La frase di Monti non può essere rivolta ai giovani, che sono ben abituati a quello che ormai è per loro un &#8220;dato di natura&#8221;, ma alle generazioni precedenti, che sono ancora cognitivamente intrappolate in un divide tra dentro e fuori che peraltro fa il loro gioco. La sfida è a loro.</p>
<p>Perché alla mancanza di posto fisso i giovani sono abituati, ma non possono abituarsi alle banche che danno il mutuo solo a chi ha il posto fisso, a stipendi che non tengono conto della brevità dei contratti (più un contratto è breve e più lo stipendio dovrebbe invece essere alto), a stage gratuiti e senza sbocco con cui le imprese si approvvigionano di lavoro a costo zero, a periodi di disoccupazione senza aiuti tra un contratto breve e un altro.</p>
<p>Probabilmente Monti intendeva questo, precisando &#8221;purché in condizioni accettabili&#8221;, ma allora deve fare qualcosa di incisivo e in fretta. La sfida è tutta qui e non ha nulla di monotono.</p>
<p>Perché chi ha meno di 35 anni è abituato da un pezzo a non avere un posto fisso per tutta la vita, ma abituarsi a una società ingiusta è molto pericoloso.</p>
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		<title>I finanziamenti ai libri di ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianlucabriguglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono alcune case editrici scientifiche internazionali (mi riferisco ai settori umanistici) che hanno fatto una scelta di mercato particolare: pubblicano solo libri di altissima specializzazione e scritti secondo le strette regole d&#8217;arte scientifica (che a volta vengono fatte coincidere con il genere &#8220;tesi di dottorato&#8221;, ma questa è un&#8217;altra faccenda). Ogni fase del processo viene sottoposta a controllo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucabriguglia.wordpress.com&amp;blog=29350222&amp;post=843&amp;subd=gianlucabriguglia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono alcune case editrici scientifiche internazionali (mi riferisco ai settori umanistici) che hanno fatto una scelta di mercato particolare: pubblicano solo libri di altissima specializzazione e scritti secondo le strette regole d&#8217;arte scientifica (che a volta vengono fatte coincidere con il genere &#8220;tesi di dottorato&#8221;, ma questa è un&#8217;altra faccenda).</p>
<p>Ogni fase del processo viene sottoposta a controllo, editoriale e scientifico, a volte lento, tanto che dalla proposta all&#8217;uscita possono passare anni. Quello che importa è che il libro sia ad un livello tale che le 250 biblioteche di ricerca più importanti del mondo non possano non averlo.</p>
<p>Il prezzo varierà dai 120 ai 250 euro, che moltiplicato per le 250 biblioteche e per un numero notevole di uscite annuali garantisce un certo successo alla casa editrice, che in fondo investe in editors bravi, in prodotti di alto livello, in relazioni scientifiche, in innovazione.  È un modo di stare sul mercato, anzi di inventarlo.</p>
<p>Ci sono altre case editrici, che pubblicano sempre monografie scientifiche, che invece hanno fatto una scelta diversa: con la scusa che le monografie scientifiche non hanno mercato, chiedono un finanziamento agli autori.</p>
<p>Ovviamente il discorso del &#8220;se non ha mercato non lo pubblichi&#8221; qui non si applica. La monografia scientifica è risultato e misura di una ricerca. E va pubblicata, perché la ricerca successiva partirà da quel punto e la conoscenza avanza. È normale che un libro così non abbia mercato (anche se non è sempre detto), ma quello che c&#8217;è dentro potrebbe cambiare delle cose e circolare molto</p>
<p>Questi editori, alcuni anche grossi e importanti, altri piccoli, ma magari collegati a università o istituzioni o gruppi di ricerca, chiedono ormai dai 5mila ai 15mila euro per le spese di pubblicazione per poche centinaia di copie, che spesso sono la semplice stampa perché impaginazione e controllo sono a carico dell&#8217;autore.</p>
<p>Chi paga? Di solito si paga con i fondi di ricerca, del proprio dipartimento, dell&#8217;università, dell&#8217;ente di ricerca, di fondazioni culturali. E che una fondazione, un dipartimento, un&#8217;istituzione paghi un libro è segno della bontà del libro, perché è necessario passare per referee, magari anonimi, per il parere di commissioni scientifiche, per il controllo scientifico etc. Peraltro spesso le stesse case editrici vengono scelte perché c&#8217;è una collana nota, magari un comitato scientifico, una tradizione particolare.</p>
<p>I libri però poi non hanno distribuzione, vengono stampati in pochissime copie, la comunicazione alle biblioteche di ricerca è nulla e insomma il libro resta praticamente semiclandestino e legato ai diritti editoriali. E non è giusto, perché essendo stato finanziato con i soldi (e il lavoro) della ricerca dovrebbe essere messo a disposizione di tutti e forse anche inviato gratuitamente, o a prezzo di costo, alle famose 250 biblioteche di ricerca.</p>
<p>Insomma queste case editrici stanno sul mercato pubblicando libri che non hanno mercato (e non devono averlo e spesso sono molto belli) intercettando nel complesso ingenti fondi pubblici, avendo garanzia di guadagno a costo zero e investimento zero, senza dare niente in cambio all&#8217;autore, con un tasso di innovatività (anche manageriale) nullo e con un costo di stampa esageratamente alto e in fondo anche con una forma di concorrenza dopata, soprattutto quando si tratta di case editrici per tradizione molto vicine a professori e dipartimenti.</p>
<p>Non sarebbe meglio regolamentare l&#8217;uso dei fondi di ricerca per le pubblicazioni? Perché non passare agli ebook a costo quasi nullo, e lasciare magari qualche copia cartacea agli autori per i concorsi? O perché non dare poi il libro libero on line e magari stampare on demand per le biblioteche o per chi lo volesse? Perché non vincolare il finanziamento dei libri a delle semplici regole, magari che premino le case editrici più innovative e che offrono maggior garanzia di libertà d&#8217;accesso? Se tutti pagano (e all&#8217;autore spessissimo non sono riconosciuti diritti d&#8217;autore) perché non dare poi a tutti e nel contempo risparmiare migliaia di euro a ogni giro?</p>
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