Superare le diffidenze

Attirato dal sottotitolo "Come riconciliare i credenti con una politica democratica", ho letto "La mia fede", libretto introdotto da Giancarlo Bosetti (I libri di Reset, Marsilio) che raccoglie tre discorsi di Barack Obama e in Appendice le note "Osservazioni sullo stato della Virginia" di Jefferson e il "Secondo discorso inaugurale" di Lincoln. Lettura certo interessante, ma deludente, se si vogliono trovare "soluzioni" per la situazione italiana dei rapporti politici tra credenti e non credenti. Troppo diverse le storie, come testimonia proprio il discorso di Jefferson (1781) sul valore politico della pluralità di religioni e di opinioni. L’Italia invece non sa storicamente che cosa sia la diversità religiosa, basti pensare che quando Jefferson pronunciava il suo discorso un terzo del territorio italiano era governato direttamente dal potere temporale della Chiesa romana e il resto non aveva una legislazione che tollerasse civilmente altre religioni (almeno fino al 1848). E’ un fatto, va tenuto presente come specificità italiana e non trattato solo come ritardo da colmare. Tuttora il nodo delle relazioni tra credenti e non credenti è fondamentalmente riassunto nel rapporto tra Chiesa cattolica e non credenti. Uno spunto tuttavia è interessante. Ed è l’invito di Obama a superare la diffidenza tra gli uni e gli altri. Io non credo, come si dice, che l’Italia sia spaccata in due, da questo punto di vista, anche perchè non esiste una sola opinione cattolica (e non è un paradosso) e le posizioni sono molteplici in ogni versante. Lo sforzo che va fatto, a mio avviso, è allora quello di trovare un linguaggio se non proprio comune, che almeno metta in comunicazione le parti. Certo esistono come dire forze centrifughe e interessi materiali e "di posizione" che rendono estremamente difficile il contatto, che accreditano l’idea dello scontro tra concezioni irriducibili sui temi sensibili. Ma gli stessi fatti recenti hanno spostato a mio avviso, al di là delle apparenze, l’opinione di singoli e famiglie, opinione che tuttavia non è ancora "pubblica" e attende una sua "rappresentazione", verso una consapevolezza del valore della coscienza e della responsabilità nelle decisioni relative alla morte (sul fatto concreto mi ero espresso qui). Su questo bisognerebbe rimettersi a ragionare collettivamente, al di là dei talk show e dei 5 minuti a me e 5 minuti a te, riconoscendo un valore per così dire sapienziale all’intelligenza propria e altrui. Se ne arricchirebbero le stesse istanze religiose dei credenti e le richieste di responsabilità dei non credenti. E sarebbe un passo importante verso la costruzione di una laicità pubblica duratura.

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2 thoughts on “Superare le diffidenze

  1. grazie dell’intervento faraonico 🙂
    non si tratta di essere “monisti” e rifiuto il luogo comune del popolo non onesto.
    dire che una cosa non si concilia perchè è inconciliabile è una richiesta di principio.
    il contrario di credente non è laico, è non credente. laico non vuol dire ateo.
    il conflitto può anche essere produttivo.non c’è stato nulla di più conflittuale del rinascimento, l’importante è trovare il modo per renderlo non distruttivo (lo ha capito per primo machiavelli, no? in usa lo studiano oggi per quello).
    ramon muntaner è catalano e se non sbaglio fa parte dell’esercito che occupa l’italia, fonte sospetta no? negli stessi anni ci sono cronicae di vario tipo e tendenze, una bella è quella di rolandino da padova sulla libertà dell’italia settentrionale, un’altra è di albertino mussatto che parla anche dei disastri militari dei tedeschi che sbattevano contro le città libere italiane. e tutte le altre sullo spirito repubblicano italiano (tolomeo da lucca, per es.). il passato ha molte risorse e dice cose varie.
    non se ne esce a chiacchiere, hai ragione. a chiacchiere se ne resta dentro.

  2. il problema della scarsa conciliazione fra credenti e laici e che i nostri concittadini sono tendenzialmente inconciliabili e dualisti. Siamo guelfi e ghibbellini da 800 anni e da questa spirale duale non se ne esce a chiacchiere. Il problema del dualismo. Se vai a leggere storici antichi come Ramon Muntaner vedrai che sin dai tempi dei vespri i cronisti esteri ( i suoi libri se non rammento male si chiamavano Cronica) notavano come gli italiani tendevano a essere duali per poter meglio alla fine saltare su qualche carro che vinceva, e difatti facevan ammatire spagnoli e angioini non poco, pur sottomettendosi.
    Preferiamo essere duali anche perchè non siamo un popolo onesto e “non si sa mai….”

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