No, non sono proprio un Jack Kennedy

Un nuovo lettore mi chiede perchè il mio blog ha questo nome. La risposta qui.

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Basta poco, che ce vo’?

Il Fai ha spesso buone idee. Quest’anno oltre ad "aprire" decine di monumenti al pubblico, il Fondo Ambiente Italia ha previsto delle visite guidate, per esempio al Castello Sforzesco di Milano, per gli stranieri che vivono e lavorano in Italia. Tra le lingue delle guide il Romeno, il Filippino, l’Albanese, l’Arabo, il Russo. Molti dei partecipanti (che a quanto pare non sono stati pochi) ora sanno a Milano chi è Sant’Ambrogio, cos’è il Carroccio e perchè c’è un Castello Sforzesco. E’ proprio vero, basta poco, che ce vo’?

Social Network Milanin

Questo lunedi alle 20.30 sarò qui al Pacino Caffè di Piazza Bacone, con gli amici del Social Network Milanin. Si parlerà di linguaggio e organizzazione, metafore e impresa, comunicazione e formazione, economia e filosofia, pure di medioevo e molto altro. Spero di incontrare  tutti gli amici e i lettori milanesi del blog.

Alessandria

Domani dalle 14.30 alle 16.30 sarò all’Università del Piemonte, sede di Alessandria, Palazzo Borsalino, invitato dalla cattedra di Filosofia Politica della facoltà di Scienze Politiche. Parleremo di cristianesimo e potere, peccato originale, s. Agostino, teologia, poltica e altro. La partecipazione è aperta a tutti.

Campione non significativo

Ho letto sul Venerdi di Repubblica un bel servizio sui rapporti tra Romania e Italia, ricco di cifre e statistiche che rispetto alla cronaca nera che infesta i media, danno una percezione molto diversa delle relazioni tra i due Paesi. Peraltro pochi sanno che i Romeni sono il popolo più latino dell’Est Europa. Non solo sono discendenti dei Romani che colonizzarono la Dacia (come canta anche il loro inno nazionale), ma la loro lingua è neolatina, come l’Italiano. Del resto basta dare un’occhiata a Wikipedia.
Ho fatto mente locale sui Romeni che effettivamente conosco. Questo è il campione non scientifico delle mie conoscenze romene: Diana, professoressa universitaria che insegna a Bucarest ma è sempre in giro per il mondo come visiting professor, fa lezione in tre lingue. Dan, brillantissimo dottorando conosciuto a Monaco, studia il pensiero di Nicola Cusano (e scrive in tedesco). Reka, ricercatrice che lavora a Budapest sui rapporti tra Oriente e Occidente nella Roma dell’XI secolo. Johanna, studentessa di economia a Monaco, parla quattro lingue (conosciuta a un corso di tedesco). Ho poi conosciuto un giorno una ragazza di cui non ricordo il nome. A Monaco in una birreria parlavo in spagnolo con un collega colombiano, la cameriera ci parlo’ in spagnolo perfetto chiedendoci da dove venissimo e passo’ all’italiano, altrettanto perfetto, quando dissi che ero di Milano. Scoprimmo così che studiava cultura italiana, leggeva i nostri quotidiani ogni giorno e stava preparando una tesina su giornalismo e immigrazione in Italia. E le piaceva il modo di scrivere di Biagi.  "So che oggi avete dei problemi" mi disse "e che tendete a scaricarli sugli altri. Ma la vostra lingua mi piace troppo e so che ci sono tante brave persone anche da voi".

I miei Mille lettori

Grazie molte agli amici de iMille  che ospitano oggi sul loro blog un mio post.

Visitate il loro blog, ma riporto il post anche qui di seguito

Una delle metafore-guida del pensiero politico occidentale è quella del corpo dello Stato. Lo Stato vive come un corpo, ha delle membra, delle funzioni, ha un’organizzazione interna, come nel racconto di Menenio Agrippa in cui lo stomaco e la testa si mettono d’accordo in nome di un interesse generale. Il bene comune lega tutte le parti, rende la comunità il centro delle attività dei singoli, conferisce loro appartenenza e protezione. Per s. Paolo anche la chiesa è un corpo, è il corpo di Cristo. I fedeli sono le membra rese vive dalla fede e unite dall’amore. L’anima del corpo politico è data dalla giustizia e dall’equità, secondo Giovanni di Salisbury, uno degli autori più importanti del medioevo, e ogni individuo e ceto è tenuto insieme al corpo da questa anima politica. Il repubblicano Machiavelli nota che la repubblica dei Romani, fu per un certo tempo un corpo vivo e sano, senza re nè tiranni, quasi acefalo. Ed è Hobbes a usare la metafora del corpo per descrivere lo Stato moderno, trasformato però in un meccanismo di ingranaggi.

Ma la metafora ha risvolti di vario tipo. Il corpo ha una gerarchia e dei limiti esterni, un perimetro. Include ed esclude, costituisce un “noi” e un “loro”. L’immagine del corpo dello Stato non dà solo forma all’idea di un bene collettivo che trasforma gli individui in cittadini, ma evoca e produce paure che popolano il nostro immaginario. Forse la paura più potente è quella della malattia del corpo stesso. Una parte del corpo non proporzionata alle altre va corretta. Il meccanismo di inclusione funziona solo se ne esiste uno di esclusione, la malattia va guarita o lasciata all’esterno. Il timore della contaminazione con ciò che è esterno e può infettare l’interno del corpo genera tensioni e minacce.

Il famoso decreto sicurezza che dà ai medici la facoltà di denunciare il clandestino in cerca di cure, non solo colpisce le persone nel momento della loro massima debolezza, quella del corpo malato, ma si inserisce anche nell’ancestrale evocazione di paure associate all’immaginario del corpo dello Stato. Non riuscendo a regolare il flusso della migrazione, si individua uno strumento che di fatto associa clandestinità e malattia. Il clandestino segnalato dal medico è un malato portatore anche di malattia sociale, di disordine. E il clandestino che rinuncia alle cure per paura della denuncia diventa un potenziale focolaio di infezioni per la popolazione, potenziando la propria immagine di corpo estraneo e pericoloso. La minaccia è chiara: ciò che viene dall’esterno è portatore di malattie, capaci di infettare i corpi in salute degli individui e il corpo sociale, il corpo sano della comunità. Che questo articolo del decreto sicurezza crei molti più problemi di quanti non ne risolva è davvero evidente.

Citazioni citabili

Ma false. Qui rilanciano le 10 citazioni più famose ma mai dette o scritte da quelli a cui vengono attribuite. Ci sono Voltaire, Sherlock Holmes, Churchill (ma per "Suonala ancora Sam" avrei giurato sull’autenticità). Ne aggiungo un’undicesima: "Il fine giustifica i mezzi", attribuita a Machiavelli. Però io in questa forma non l’ho mai letta. Mi rimane il dubbio su una frase famosa, anzi su un epitaffio. Sulla tomba di Richelieu, che dovrebbe trovarsi nella cappella della Sorbona, dovrebbe essere incisa la frase: "Fece molto male e poco bene, ma il male lo fece benissimo e il bene lo fece malissimo". Può darsi pure che l’epitaffio sia effettivamente questo, ma io tutte le volte che tento di entrare nella cappella della Sorbona trovo lavori in corso o porte chiuse per motivi di sicurezza.