Silvio il Giovane e Cosimo il Vecchio

Berlusconi ha lanciato la rivoluzione edilizia (qui). La volumetria delle case può aumentare del 30%, senza le “pastoie della burocrazia”. I piani regolatori non saranno toccati, assicura Berlusconi, anche se a me risulta che per aumentare del 30% la volumetria di una palazzina di tre livelli, la cosa più facile sia costruire un quarto livello. Il piano è a costo zero. Il che vuol dire che il bene paesaggistico, che è economico (e prima o poi bisognerà pur farlo un discorso economico serio sul paesaggio), non viene considerato un costo. E non ci sarà neppure bisogno di condoni futuri.
Ma il piano è destinato a piacere. Si parla della “casa”, tema che fa parte della nostra cultura e del nostro immaginario. Niente di meglio nella crisi che evocare la possibilità di migliorare le proprie personali condizioni abitative. Una soletta in più per i figli che si sposano, un piano in più che è sempre un investimento, finalmente la trasformazione del terrazzino in camera degli ospiti. Insomma si salda quella solidarietà tra Berlusconi e gli italiani basata sulla priorità di ciò che è personale, sulla sottrazione di un valore pubblico, qui i vincoli paesaggistici, a favore di un interesse momentaneo privato. La “rivoluzione” è l’ennesima conferma del patto tacito che gli italiani hanno stretto con le proprie private convenienze e di come tale patto sia rappresentato magnificamente da Berlusconi.
Leggendo la notizia mi è venuto in mente Cosimo de’ Medici nel XV secolo. Cosimo (il Vecchio) era a capo di un impero finanziario internazionale, prestava denaro a papi e imperatori, proprietario di attività produttive in tutta Europa. Prima e dopo aver preso il potere trasformando la repubblica fiorentina in una signoria, Cosimo amava “murare” enormi quantità di fiorini, cioè investire grandi cifre nell’edilizia. Fece costruire o riparare chiese e monasteri, fece edificare biblioteche fornendole di importanti volumi e codici (il nucleo originario della nostra biblioteca nazionale), fece decorare i palazzi del potere con opere d’arte mai viste prime. Tutto di tasca propria e dando alla ricchezza personale un valore ambiguamente pubblico. Se Firenze è come è ora, lo si deve anche a lui. Cosimo sapeva che per conquistare e soprattutto per mantenere il proprio potere politico era necessario ridare qualcosa alla città, renderla migliore, dare segni visibili di una grandezza che legava insieme governo e popolazione. Sottraeva la libertà, ma sapendo di dover dare in cambio qualcosa a tutti. Il Rinascimento italiano nasce anche da qui. Ed è stato un problema eminentemente politico, una interpretazione grandiosa del nesso che lega potere e comunicazione, ricchezza e cultura, interesse privato e crescita pubblica. Credo che in certa misura tutto questo faccia parte dell’identità italiana, chiamiamola così. Certo tra il “murare” di Cosimo che prepara il Rinascimento e il “cementificare” di Berlusconi che gestisce un declino c’è un abisso, ma è lo stesso abisso che c’è tra il chiedere un arricchimento “pubblico” (per quanto ambiguo) e l’accontentarsi, come facciamo, di metri cubi di cemento per la stanza degli ospiti.
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2 thoughts on “Silvio il Giovane e Cosimo il Vecchio

  1. da fiorentino qualsiasi paragone tra S.B. e C.d.M. è raccapricciante.

    è anche sconfortante vedere come siamo passati da un uomo di cultura, come Cosimo,
    ad un…
    …un …
    … un “nonesisteuntermine” che possa mettere in rapporto S.B. con la cultura,
    un po’ come paragonare la bomba atomica allo starnuto di un toporagno.

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