Au contraire

Leggo su Focus (faccio viaggi lunghi in treno) che commenta il libro Nati per credere, di Vittorio Girotto e Telmo Pievani che la nostra mente è fatta apposta per credere in un Dio. Il nostro sistema cognitivo, in particolare la nozione di causa-effetto e quella di agente intenzionale, non può fare altro che costruire su queste basi cognitive l’esistenza di Dio. Il libro è sicuramente interessante e fondato. Tommaso d’Aquino dimostrava l’esistenza di Dio proprio analizzando questi due principi cognitivi della nostra mente. In una forma molto diversa lo aveva fatto prima di lui anche Agostino. E dopo (e prima) di loro decine di filosofi. Ed erano assolutamente consapevoli del rapporto di reciproca implicazione tra mente (chiamiamola così) e divinità. Solo che loro traevano la conclusione simmetrica. Se la mente è fatta per credere, è perchè il creatore l’ha fatta così, per farsi conoscere. E ponendo il problema in questi termini, la religione e la teologia hanno "provocato" la filosofia e la scienza, l’hanno spinta a interrogarsi sui meccanismi cognitivi della mente e le relazioni tra pensiero e realtà.

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5 thoughts on “Au contraire

  1. caro lorenzo (se posso permettermi il tu), non so bene cosa ti abbia fatto saltare la mosca al naso, forse la parola "Piovani". Io non intendevo dire le cose che mi attribuisci, ma semplicemente dire che non è dall’analisi delle strutture cognitive della mente che si confuta l’esistenza di Dio, visto che è proprio da quelle che Agostino e una lunga tradizione ne trovano invece le ragioni di esistenza (per esempio Anselmo). Su Tommaso il discorso è un pochettino più complicato di quello che dici tu, e anche la frase in latino che citi, in realtà è aristotelica ed è proprio lì un punto critico: in un mondo aristotelico e con un modello di razionalità di quel tipo le prove (forse) funzionano, ma se leghi la dimostrabilità di Dio a quel mondo filsofico poi ti trovi in difficoltà se quel mondo si modifica. e direi che si è modificato. la cosa che trovo sorprendente è che alla fine del tuo ragionamento dici una cosa che con quel ragionamento non ha proprio nulla a che vedere (perchè vale al di là di quella catena, secondo me comunque difettosa, di argomentazioni), e cioè che "Cristo è un Fatto che ti accade oggi". Non vedo come c’entri con le cosiddette prove e con quel modello di razionalità. CIoè puoi abbandonare tutto il ragionamento e tenere la cosa interessante, no? Giussani l’ho letto, penso sarebbe d’accordo con me e con la tue ultime frasi. Non con il resto del tuo commento. Un’ultima cosa: alla tua ultima riga avresti potuto aggiungere l’espressione "per favore".

  2.  Non è assolutamente vero che i filosofi "da Agostino in poi", prendiamo ad esempio San Tommaso, si accorgevano che la loro mente era fatta per credere, quindi significava che il creatore l’aveva fatta così, quindi credevano.
    Sarebbe un procedimento circolare totalmente errato, dal punto di vista logico, quindi in maniera indipendente dalle moderne acquisizioni scientifiche.
    Insomma, San Tommaso sarebbe stato uno sciocco, anche in relazione alle conoscenze del tempo.
    In realtà il procedimento di San Tommaso per dimostrare l’esistenza di Dio rimane ad oggi fondato, come hanno dimostrato in molti.
    Nihil est in intellectu qui non fuit prius in sensu. Niente è nel nostro intelletto che non sia stato prima nei sensi, quindi che non sia derivato dal mondo, dal mondo esterno, dalla natura.
    Il principio di causa e di effetto entra costitutivamente nel nostro intelletto dal momento che siamo nel mondo, dal momento che facciamo esperiezna del mondo.
    Se tu volessi dimostrarmi che la causa del principio di causa e di effetto non è nel mondo, ma è a priori nel nostro DNA, per spiegarmi questo utilizzeresti il prncipio di causa e di effetto, quindi cadresti in contraddizione. Sarebbe come uno che urlasse "Sono muto!".
    Negare un oggetto utilizzando quello stesso oggetto come strumento per negare!
    A partire dalla causalità, Tommaso và di causa in causa, risalendo, per esempio nel movimento.
    Gli oggetti che si muovono hanno ricevuto il loro movimento da qualcos’altro. E questo qualcosalator da qualcosaltro ancora. Il movimento si "passa" di oggetto in oggetto. Ma risali, risali, all’infinito. Non si può andare all’infinito, ci deve essere un "primo motore". Se non ci fosse nulla che ha "immesso" il movimento per primo, allora il moviemnto non ci sarebbe. E’ necessaria una causa prima. Un motore immobile. Che muove ma non è mosso. All’inizio della catena, fino ad arrivare in fondo all’energia cinetica che sta azionando le mie dita che si muovno sulla tastiera.
    Ecco che io chiamo questo motore immobile "Dio".
    Per ora non posso dire altro di questo Dio, ma solo che c’è. C’è un primo principio, un motore immobile. Questo tipo di ragionamento viene fatto in 5 differenti modalità da Tommaso (ex motu, ex gradu, ex contingentia mundi,  ex causa, ex fine).
    Chiunque volesse dimostrare che il principio di causa non può essere assunto come valido di per sè, per affermare questo deve utilizzare il principio di causa, dal momento che deve dire il perchè della sua affermazione (è così perchè significa "di questo effetto la causa è").
    Il nostro pensiero è prima di tutto principio di causa e di effetto, e non possiamo metterlo in discussione. Per un approfondimento dei principi che non possono essere negati nè dubitati, in quanto dubitarli implica il riaffermarli, si veda la teoria de principi primi di aristotele e le decine di studi di Antonio Livi (tuttora in vita) circa la filosofia gilsoniana e i giudizi di esistenza).

    Personalmente ho conosciuto Pievani e ho letto un altro suo libro (la creaizone senza Dio). Le sue argomentazioni sono assai prive di onestà intellettuale.
    Che Dio esista si dimostra con la ragione.
    Certo, poi va incontrato. Un conto è dire che ci sia, un conto è che lui si faccia incontrare nella nostra vita. Cristo è un Fatto che ti accade oggi, così come è accaduto a chi lo incontrava 2000 anni fa. Niente è cambiato. UNa realtà esteriore che ti percuote dentro, ti cambia, ti muove ad un esperienza nuova di vita che corrisponde integralmente a tutte le esigenze strutturali del tuo cuore e della tua ragione.
    Ti consiglio di leggere la trilogia PerCorso di don Giussani (in primis Il senso religioso).
    Aspetto una risposta via email.
    Lorenzo Gasperini
    lorenzo.gasperini@hotmail.com

  3. Io invece credo che questo approccio neurobiologico alla credenza (e in generale al fatto sociale) sia del tutto contestabile, per non dire inconsistente. E poiché si va diffondendo (ho letto Rita Levi Montalcini dire cose da pazzi su Wired) faccio il possibile per contrastarlo. Il riduzionismo va bene fino a un certo punto, e quel punto, per me, è il 1968 della teoria generale dei sistemi di von Bertalanffy.

    Per fare un esempio, sarebbe come spiegare i conflitti etnici nelle periferie urbane dimostrando che l’essere umano è portato all’aggressività. Il che sarà pure “vero”, ma oltre a non spiegarci l’ineguale distribuzione dei comportamenti, non ci aiuta a modellizzare il fatto come fenomeno politico contingente. Raffaele

  4. perchè il livello della considerazione è culturale, non individuale. se la mente è strutturata così vuol dire che possiamo pensare a un dio, non che tutti i singoli esseri umani debbano farlo, e meno che meno che i contenuti delle religioni siano “deducibili”…ich glaube

  5. Ho dubbii: Se la nostra mente ha strutture forzandoci a vedere il mondo funzionando secondo relazioni causa/effetto e vedendoci come agente intenzionale, e se questo ci fa credenti ed/o anche cognitori di dio/Dio: Perché ci sono atei ed agnostici (ovviamente non tutti loro sono abbastanza pazzi per non poter sopravvivere in questo mondo)? Perché possono comunicare con i credenti? Perché ci sono credenti e non-credenti senza troppa fiducia nella abbondanza di relazioni causali? In quante nostre azioni siamo veramente razionali e consapevolmente intenzionali? Perché non pensiamo tutti come Ratzinger nel suo discorso di Regensburg?

    Heinrich

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