Campione non significativo

Ho letto sul Venerdi di Repubblica un bel servizio sui rapporti tra Romania e Italia, ricco di cifre e statistiche che rispetto alla cronaca nera che infesta i media, danno una percezione molto diversa delle relazioni tra i due Paesi. Peraltro pochi sanno che i Romeni sono il popolo più latino dell’Est Europa. Non solo sono discendenti dei Romani che colonizzarono la Dacia (come canta anche il loro inno nazionale), ma la loro lingua è neolatina, come l’Italiano. Del resto basta dare un’occhiata a Wikipedia.
Ho fatto mente locale sui Romeni che effettivamente conosco. Questo è il campione non scientifico delle mie conoscenze romene: Diana, professoressa universitaria che insegna a Bucarest ma è sempre in giro per il mondo come visiting professor, fa lezione in tre lingue. Dan, brillantissimo dottorando conosciuto a Monaco, studia il pensiero di Nicola Cusano (e scrive in tedesco). Reka, ricercatrice che lavora a Budapest sui rapporti tra Oriente e Occidente nella Roma dell’XI secolo. Johanna, studentessa di economia a Monaco, parla quattro lingue (conosciuta a un corso di tedesco). Ho poi conosciuto un giorno una ragazza di cui non ricordo il nome. A Monaco in una birreria parlavo in spagnolo con un collega colombiano, la cameriera ci parlo’ in spagnolo perfetto chiedendoci da dove venissimo e passo’ all’italiano, altrettanto perfetto, quando dissi che ero di Milano. Scoprimmo così che studiava cultura italiana, leggeva i nostri quotidiani ogni giorno e stava preparando una tesina su giornalismo e immigrazione in Italia. E le piaceva il modo di scrivere di Biagi.  "So che oggi avete dei problemi" mi disse "e che tendete a scaricarli sugli altri. Ma la vostra lingua mi piace troppo e so che ci sono tante brave persone anche da voi".
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One thought on “Campione non significativo

  1. le mie conoscenze rumene sono di “diversa” estrazione,
    la nostra attuale donna delle pulizie e le due precedenti, e quelle di amici e parenti,
    idraulici, muratori, imbianchini ed elettricisti che negli anni sono passati da casa nostra,
    gente normale,
    gente soprattutto che lavora sul serio,
    impressionano i loro racconti fatti soprattutto di tanta fatica e di non vedere l’ora di tornare a casa.
    quando guardo un telegiornale poi mi sento colpevole, come italiano, davanti a quella signora che mi lava il pavimento.

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