Il ritorno di Cattivik

Tutti (quasi) hanno criticato la decisione annunciata del governo e soprattutto del ministro degli Interni di non accorpare la data del referendum alle elezioni europee, comportando uno spreco di circa 400 milioni di euro, che poi è stato ricalcolato in circa 320 milioni. Lo spreco è effettivamente enorme, basti pensare che lo stesso governo si accinge a chiedere all’Europa 400 milioni di euro di aiuti per il terremoto. Spostando il referendum si avrebbe quindi una cifra doppia a disposizione. Ma qui non è (solo) una questione di risparmio, non in prima battuta. Il punto è che un partito di governo che ha la responsabilità del Ministero degli Interni colloca la data del referendum nel giorno più scomodo per i cittadini con l’intento dichiarato di non farli andare a votare, perchè l’oggetto del referendum è scomodo per la Lega. E per giunta per rendere possibile questa operazione è costretto a far spendere 320 milioni in più. Il ministero degli Interni stravolge così le sue finalità di tutela della democrazia. Il ministro Maroni, nelle vesti di Cattivik, aveva già dimostrato il suo talento nei paradossi, chiamando "sicurezza" una serie di provvedimenti che erano palesemente contro la sicurezza dei cittadini italiani (qui), adesso spinge con il suo partito per una decisione che non può essere definita altrimenti che apertamente antidemocratica.

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One thought on “Il ritorno di Cattivik

  1. sinceramente ho trovato addirittura offensive le dichiarazioni di maroni col le quali cerca di minimizzare o addirittura giustificare.
    purtroppo la lega riuscirà nel suo intento di far fallire il referendum,
    che già avrebbe avuto vita assai difficile.
    ripensando alle (giuste) ragioni per cui i costituenti posero il quorum necessario,
    allo strumento fondamentalmente antidemocratico che è l’astensionismo di oggi,
    si capisce molto dell’involuzione etico-democratica di questo paese.

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