I mostri

La Rodotà scrive oggi sul Corriere un articolo in cui fa l’elogio dei ciclisti a Milano. I ciclisti, quelli che vanno sul marciapiede "perchè non ci sono le piste ciclabili", quelli che quando si avvicinano a velocità olimpioniche alle spalle dei pedoni fanno "drin drin" così si spostano, quelli che aspettano stando in equilibiro sulla bici tra marciapiede e strisce pedonali (pedonali appunto) che scatti il verde e poi ripartono di slancio sulle strisce facendosele tutte fino all’altro marciapiede. Siamo abituati da sempre alla prevaricazione e alla prepotenza, non c’è differenza tra chi parcheggia in seconda fila "perchè non c’è parcheggio", chi col camioncino sfreccia con il semaforo giallo perchè "ho da lavorare" e i ciclisti che scaricano la loro prepotenza sui pedoni. Ognuno di noi ha una sfera di influenza, una possibilità di esercitare un piccolo potere, un perimetro di tirannia personale, più è ampio e più si fanno danni ma il concetto non cambia, e i ciclisti (da marciapiede) sono uguali a quelli che guidano i suv. Lo sappiamo e lo abbiamo accettato. Però per favore Rodotà, evitateci di sentir dire che andate in bici per "senso civico" (che sarebbe di fare "drin drin" prima di arrotare il pedone?), che andate sui marciapiedi "per protesta" (casomai per protesta andate sulle strade e bloccatele, no?), che fate i kamikaze della bici (perchè il fastidio lo procurate a chi va a piedi, mica a voi). Lo fate semplicemente perchè siete dei maleducati.

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4 thoughts on “I mostri

  1. Bene, bel grattacapo. Non riesco ad essere sintetica.
    Dunque, lungi dal sostenere forme di accanimento fanatico e, tantomeno, dal volerlo imporre a chi non può scegliere (bambini), mi pareva che il post desse un’immagine ingiusta dei ciclisti milanesi (o meglio, di chi utilizza la bicicletta) e che avesse un tono speculare all’articolo, forse altrettanto provocatorio, e discutibile. Cosa vuol dire, che efficacia ci si aspetta che abbiano lo slogan e la “proposta” “Tutti sui marciapiedi con le bici”? Ma anche, perché ad “andare in strada” – per conseguire la possibilità di utilizzare la bicicletta senza pericoli (o addirittura riducendo i pericoli per i pedoni, aumentando gli spazi per gli automobilisti) – dovrebbe essere solo chi la bicicletta la usa più frequentemente?
    Tra l’altro, già manifestazioni in strada, in bici, ci sono state (le Critical mass) e già di queste si discuteva, e discute, anche tra chi la bicicletta la utilizza (non si può bloccare “gratuitamente” il traffico, ecc.).
    Quindi, chiediamoci innanzitutto se “andare in strada” (con la bici, o senza) è efficace, sufficiente; e poi chi sono i portatori di bisogno, di chi è il problema: forse le implicazioni in questione toccano gli interessi di tutti, o di molti, non di parti esclusive. “Andare dalla Moratti”: non risolve un cacchio, primo perché ne avrà abbastanza, secondo perché forse non è lei la sede competente all’interno dell’Amministrazione (centralizzare e personalizzare è deleterio).
    Francamente, al di là del fatto che per quel che ne so le organizzazioni che si occupano di viabilità ciclabile ricorrono, faticosamente, a strumenti e sedi altre (rispetto alla strada o al marciapiede), vedo per es. la possibilità di portare vissuti (di varia vittima..), recriminazioni, proposte, suggestioni.. nei luoghi in cui queste organizzazioni “segrete” si radunano, nel territorio milanese: sono spesso in zone popolate/popolari, anche per portarvi un’offerta, un presidio. Circa le forme, gli strumenti da adottare, insieme, per avere un impatto “sistematico”, si pongono delle questioni, per me, non semplici: si può presumere che si possano dare forme di negoziazione e regolazione autonoma, anche molto pratica, tra i diversi portatori di interesse? Si può pensare che l’Amministrazione se ne faccia garante (se già non lo fa)? Si può pensare che il numero di piste ciclabili aumenti a Milano? E come ottenere questo cambiamento? Facendo proposte a chi ne ha il potere? Configgendo? Non mi è facile trovare risposte… Tengo aperte le domande.
    All’automobilista, da automobilista: se parcheggi in doppia fila ti prendo dentro lo specchietto.. 🙂 se conosci Milano sai che in certe zone o parcheggi nei posteggi sotterranei a pagamento (numerosi e vuoti) o devi partire un’ora prima o avvisi il pedone (o ciclista) in questione di un possibile ritardo.. nel mio caso il problema non si pone: sono cmq sempre in ritardo! Stimolante ‘sta storia delle bici.. alla fine mi pare quasi un gioco, molto serio.. La prossima volta vi racconto dell’anziano 70/80enne che proprio oggi ho visto, in bici, sul marciapiede (giuro che è andata così, altrimenti non lo scriverei). Skizzo! S.

  2. Se un automobilista gira per un’ora in cerca di parcheggio senza trovarlo, cosa può fare?
    A) gira un’altra ora, con la possibilità di non trovare parcheggio e di ritarardare l’appuntamento (magari con un pedone, che non ha alcuna colpa)
    B) parcheggiare in doppia fila e prendere la multa
    C) andare dalla Moratti (nel caso di Milano)

    Non so quali siano i confini del senso civico. Sapete illuminarmi?

  3. Dimentichi le mammine ecologiste che con pioggia, neve e traffico a manetta si portano dietro dei bambini terrorizzati.
    Non molto tempo fa me ne è scapicollata una fra i piedi.
    Per fortuna il bambino non si è fatto niente ma, che diamine, pigliati un pullman o vai dalla Moratti

  4. Questione di limite della prospettiva, che per la mia esperienza non rende giustizia: il pedone è un pari (tranne quando fa lo struscio sull’unico tratto –interrotto – di ciclabile: lì si fa “drin drin”); tutto ciò che ha motore è un pericolo, vicino e reale. Sarebbe utile mappare le piste ciclabili a Milano; vedere Amsterdam, dove, sì, se sei un pedone, da straniero, ti senti l’ “ultimo anello della catena” (e se attraversi male accortamente la ciclabile rischi di essere zappato) ma lì c’è spazio per tutti.
    Detto da una che la macchina la usa spesso (serve..), che cammina (fa stare in forma..) e che qualche volta prende la bici (magari sarebbe anche un piacere, non una lotta..). S.

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