Gli Africani salveranno Rosarno

E probabilmente anche l’Italia". E’ il titolo suggestivo di un libro appena uscito edito da TerreLibere. Ne ha parlato ieri Roberto Saviano, con la sua consueta lucidità nel comprendere e raccontare i fenomeni culturali congeneri alle mafie italiane, in un articolo per la Repubblica. Rosarno è una cittadina calabrese, il Sud del Sud. Da oltre dieci anni è il centro del mercato delle braccia degli stranieri di tutta la piana di Gioia Tauro. Oltre 600 Africani vivono in uno stato miserevole ammassati in un capannone senza acqua, luce e gas, ammalandosi, a volte morendo (un caso recentissimo di suicidio) e soprattutto lavorando, specie in inverno per la raccolta delle arance, a giornata nei campi dalle 4 del mattino alle 5 di sera per 20euro. Altre centinaia vivono in vari ruderi attorna alla cittadina (di circa 15mila abitanti). "Non potremmo andarcene neanche se volessimo" dicono alcuni "lavoriamo il giorno e la notte ma non abbiamo neanche un euro". Li aiutano alcune associazioni locali, per esempio Africalabria, un Osservatorio costituito da un gruppo di cittadini rosarnesi (gruppo su facebook). Il libro parla di questa situazione

Quello che c’è di nuovo e che Saviano rilancia è che gli Africani, per lo più Ivoriani, dopo l’ennesimo attacco di caporali ed estortori, con il ferimento grave di due Ivoriani, si sono civilmente ribellati, radunandosi tutti insieme e chiedendo interventi alle forze dell’ordine e anche ai politici locali, denunciando lo stato dei fatti e coivolgendo in piazza la popolazione locale, da sempre abituata all’omertà, la quale per la prima volta si esprime collettivamente contro la ‘ndrangheta. E anche per merito della pressione da loro esercitata i colpevoli vengono presi subito. E’ un caso di integrazione, paradossale quanto si vuole, perchè la cultura di questi disperati non conosce l’omertà e difendendo se stessi hanno integrato positivamente un pezzo della loro mentalità in un tessuto sociale che ne ha estremo bisogno, hanno coinvolto città e autorità, loro che sono clandestini. Però vivono ancora nel capannone senza acqua, lavorando dalle 4 del mattino alle 5 della sera, ammalandosi. Ora che Saviano ha lanciato il sasso sarebbe il caso che i media nazionali, le televisioni, i giornali, se ne occupassero. E’ una realtà che va raccontata, per dare forza a quell’integrazione tra culture, per trovare i mezzi perchè quell’integrazione possa avere luogo, ma anche per risolvere la questione concreta delle condizioni di vita di questi uomini. Forse davvero gli Africani salveranno l’Italia, ma l’Italia adesso deve dare una mano a questa gente e a chi li sta già aiutando.

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