Da facebook a Strasburgo

Uno dei momenti di svolta nella comunicazione della campagna di Obama nella fase delle primarie fu il video "Yes we can" che un gruppo di artisti postò su you tube, mettendo in musica uno dei discorsi più rappresentativi di Obama. Il video riuscì a catalizzare l’attenzione dei giovani e poi passò immediatamente come notizia, come fatto, ai media classici, con ricadute sul pubblico più tradizionale. Fu quindi un passaggio virtuoso dall’ambiente della musica, a quello della rete, a quello della comunicazione tradizionale, che rimane decisivo. In Italia per le Europee non c’è nulla del genere, ma alcune cose interessanti da questo punto di vista mi pare di vederle. Innanzitutto il "caso Serracchiani", che è esploso con youtube e ha fatto il giro "virale" di facebook. Il video dell’intervento della Serracchiani (prima parte e seconda) all’assemblea dei circoli del PD ha colpito l’immaginario degli utenti di facebook, in un momento particolare di contestazione all’establishment del PD, anche al di là dei contenuti politici del breve discorso. La "blogosfera" ha adottato il video e ha imposto la Serracchiani, anche grazie alla presa di posizione di blog importanti e molto seguiti, all’attenzione dei giornali. Ma il salto, cioè la candidatura alle Europee, si determina dopo l’apparizione televisiva in un programma "cool". Quindi ancora, qui, è in fondo la TV che fa il personaggio, o quantomeno ne ratifica la popolarità provocando però uno scarto ulteriore e decisivo. Interessante è anche l’esperimento di Daverio, volto noto della televisione (e non nuovo alla politica, lo ricordo assessore nella giunta Formentini), candidato alla provincia di Milano, che individua una forma particolare di comunicazione in rete. Prepara una serie di video (ad esempio questo, questo e questo) che riprendono esattamente il format delle sue trasmissioni televisive, di cui riproducono il montaggio davvero interessante e l’idea della piccola lezione e della curiosità erudita, ma veicolando idee politiche e progetti possibili o a volte un po’ utopistici, però capaci di delineare un orizzonte nuovo in chi vede i video. In questo esperimento il passaggio è dalla televisione alla rete e (forse) dalla rete alla gente. In ogni caso, un linguaggio da seguire. Altro caso interessante, non tanto per il mezzo, ma per la lingua scelta, è quello di Scalfarotto, che registra un video in inglese che gira per facebook e blog. Qui la provocazione sta nella trovata dell’inglese, che è in certo modo un appello alle competenze necessarie per chi va in Europa. Una sorta di richiamo alla realtà dell’attività parlamentare europea, una strizzatina d’occhio alle generazioni di elettori che conoscono l’Europa (dall’età dell’Erasmus in su e da quella della diaspora di manager e ricercatori in giù), e dunque anche una dimostrazione della inadeguatezza di tanti altri candidati paracadutati a Strasburgo da ogni partito (come in questo video, che però riproduce in parte un certo linguaggio televisivo). D’altro genere il video di Berlusconi, che gira in rete ma che è pensato per la TV. Non solo il messaggio è per così dire verticale, e del resto a parlare è il presidente del consiglio, ma presume che chi guarda lo spot lo farà solo per il tempo dello spot stesso. Passando in rete però c’è chi ha il tempo di controllarlo e di notare che il dimagrimento del premier è dovuto a una manipolazione (qui). E’ un errore, ma veniale, perchè il pubblico di riferimento non è sulla rete.

Se avete notato video interessanti o nuove forme di comunicazione, di qualsiasi partito naturalmente, segnalatemele, poi ne discutiamo.

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