I due corpi del re

Al di là del linguaggio con cui si è espresso, Berlusconi in questi quindici anni è stato il garante dello status quo di fronte ai suoi elettori. La certezza che nessuno avrebbe messo in questione piccoli e grandi privilegi, comportamenti e abitudini, è stata la chiave politica del successo dell’attuale presidente del consiglio. Questo patto di conservazione, oltre le apparenze, è riuscito ad incorporare consensi e alleanze, ha trovato un equilibrio con altre istanze politiche – si pensi al ruolo di importanti settori del cattolicesimo italiano nel presidio di territori strategici, come la Lombardia ad esempio -, ed è riuscito a modificare gli aspetti più potenzialmente innovatori di progetti come quello leghista. La saldatura tra interessi e gruppi sociali  e le loro sfaccettate rappresentazioni politiche hanno costituito la sostanza stessa del patto di conservazione tra Berlusconi e la maggioranza relativa degli Italiani. Da questo punto di vista il berlusconismo è tutt’altro che tramontato, perché le sue ragioni sono ben salde. Esso rappresenta uno corpo politico apparentemente disomogeneo, ma coerente, costituisce una fisionomia nuova e riconoscibile, diversa dal passato, con la quale misurarsi in un futuro ben oltre Berlusconi stesso. Mi pare che lo abbia colto perfettamente Fini, mentre la Lega ha ripiegato su un lessico a corto raggio, di fatto rinunciando a un ruolo di leadership più ampia, alla quale avrebbe potuto aspirare dopo lo “sfondamento” a sinistra, in alleanze future. Ma il berlusconismo ha anche un altro corpo. Quello mediato e mediale del premier, legato intimamente al primo. La sua immagine è stata a sua volta usata come rappresentazione di quegli interessi, come testimonianza eloquente di quel tacito patto con gli Italiani. Con i suoi comportamenti, azioni e parole, l’immagine di Berlusconi ha dato spessore pubblico ad aspirazioni che prima non si costituivano come linguaggio politico e rimanevano quindi come non avvertite. È forse qui però che questo secondo corpo del berlusconismo, già in crisi dopo il successo della “semantica” obamiana, sta mostrando segni di lacerazione. Dopo gli ultimi fatti, lo specchio deformante del corpo mediale rimanda ora un’immagine distorta, grottesca, che colpisce l’immaginario sulla famiglia (come dicevo qui), che va fuori controllo, che non rispetta le proporzioni e quindi turba. Le rivelazioni sulla vera vita privata del premier sembrano produrre nelle persone una inversione dei segni politici, tanto da poter mettere in crisi il disegno politico berlusconiano stesso perché quell’immagine di sregolatezza, di separazione, di vita rapace, di corruzione di rapporti, può potenzialmente riversarsi sul progetto politico che la persona di Berlusconi ha fin qui rappresentato nel suo corpo mediato, rivelando a una parte dei suoi elettori la sua insospettata sostanza. Se ogni re ha due corpi, come diceva un libro famoso, in questo regno uno sta davvero rischiando di divorare l’altro.

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4 thoughts on “I due corpi del re

  1. Pero’ mi pare che in entrambi i casi ci sia l’idea di un conflitto tra i due corpi, il corpo materiale che “divora” il corpo istituzionale, l’incapacità di governare questo corpo contigente, questa macchina desiderante impazzita e bavosa. L’ipotesi piu divertente sarebbe immaginare che proprio quanto piu’ “bavoso” il presidente sia tanto piu’ istituzionale, legittimo e rappresentativo. Questa é peraltro l’ipotesi (un po’ razzista) di molti stranieri, che considerano SB del tutto adatto alla loro visione dell’Italia (Machiavelli+Casanova+Fellini) Raffaele

  2. @2 (peccato non ci sia il nome): grazie mille per il link! non conoscevo l’articolo di bhl. mi sembra interessante, anche se dice una cosa un po’ diversa (anche perchè sarkozy non è berlusconi). e non so se riassuma proprio bene il libro di kantorowicz. in ogni caso è vero che l’analogia non regge del tutto e infatti io non l’ho fatta ma ho preso a prestito l’immagine per dire un’altra cosa 🙂 thanks again

  3. Condivido i presupposti,
    ovvero che il progetto berlusconiano si fonda semplicemente sulla difesa dei privilegi di una serie di categorie più o meno rilevanti (il c.d. voto operaio che dal PCi si è spostato a destra fa parte della stessa strategia, la difesa del posto di lavoro dalla globalizzazione, o la difesa del quartiere dalla presenza dei nuovi immigrati),
    il tutto mascherato da una continua propaganda che bolla come “riformismo” la difesa dello status quo.
    Proprio per questo non credo che una, dieci o cento Noemi, magari anche dodicenni, potranno scalfire più di tanto la sua immagine,
    men che mai l’utilizzo spregiudicato dei beni pubblici.
    Chi vota Berlusconi (l’uomo che sceglierà se fare di Noemi una stella o una parlamentare! Immagina Moro o Andreotti, ma persino Craxi immischiati così nel futuro di una ragazzina!) lo ota a prescindere da qualsiasi altra considerazione:
    è l’Italia furba, che sceglie le scorciatoie, che si lamenta delle tasse ed è il primo a chiedere qualcosa allo Stato, che “tanto tutti fanno così”, che “ci sono gli spazzini pagati per questo” ecc. ecc. ecc. ecc.
    L’unica maniera per cacciare Berlusconi è che la sinistra torni ad avere dirigenti credibili,
    via quindi i Rutelli e i D’Alema, come pure le Binetti e i Diliberto.

    Ratatouille

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