Sub specie aeternitatis

"La sessione sarà aperta da (…) uno dei massimi studiosi viventi di…". Ogni tanto arrivano inviti a convegni scientifici con questa inutile frase. Non tanto perchè se mi inviti ad assistere a un convegno scientifico al mio indirizzo istituzionale, potresti dare per scontato che so da solo se uno è massimo studioso o no, e come me tutti quelli eventualmente invitati ad assistere ai lavori. Ma soprattutto quello che non capisco è quel limitativo "viventi". Uno dei massimi studiosi viventi. Cosa aggiunge quel "viventi"? O cosa vuole togliere? A meno che non sia uno strategemma (credo irriflesso) come quelli che usava Vittorio Gassman negli utlimi 15 anni della sua carriera, quando ogni anno, al lancio del nuovo ennesimo (bello) spettacolo in teatro diceva in tv o nei giornali "è l’ultimo spettacolo della mia carriera". E quindi nessuno voleva perderselo. Nel nostro invito forse quel "viventi" vuol dire "venite a sentirlo di persona fintanto che è tra noi"? Oppure indica che, certo tra i viventi è il massimo, ma non c’è confronto con gli studiosi delle generazioni precedenti, "non viventi" appunto? In questo caso, visto che dei "non viventi" si parla sempre bene, allora forse per essere tra i "massimi studiosi" tout court lo studioso in questione deve solo aspettare di passare sub specie aeternitatis.

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