Il terzo spacciatore…

Sul sito dei carabinieri del 17 ottobre (qui)  si dice dell’arresto di due pusher e del terzo spacciatore in attesa dei suoi clienti "affezionati" (intendevano "abituali" o è un’ironia vera e propria?).  Il terzo spacciatore è arrestato ed entra sano in carcere. Quello che il sito non dice è, come tutti sanno, che ne esce morto qualche giorno dopo con il corpo ricoperto di tumefazioni (qui) la ricostruzione di oggi).

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Fate rientrare il cervello

La legge nazionale per il "rientro dei cervelli" prevede che i ricercatori che hanno svolto almeno un triennio consecutivo di attività di ricerca accademica all’estero possano partecipare a un concorso specifico per il rientro in Italia di massimo quattro anni. E’ un tentativo low cost (e palliativo) di fermare l’emorragia di ricercatori che dall’Italia vanno verso l’estero per mancanza di prospettive nel nostro paese, situazione determinata dalla mancanza di fondi e soprattutto dalla mancanza di trasparenza nel reclutamento. Alcune regioni hanno a loro volta varato dei programmi di rientro che favoriscano le università del loro territorio. Il bando della Regione Sardegna appena uscito (qui) ha però dell’incredibile (e secondo me dell’illegale). Tra i requisiti richiesti c’è il dottorato, naturalmente, e la permanenza all’estero. Oltre a questi, il requisito è essere sardi di nascita, oppure essere figli di almeno un genitore sardo. Cioè in poche parole, si può partecipare a un concorso che dovrebbe misurare l’eccellenza nella ricerca se tua mamma o tuo papà sono nati in una regione anzichè in un’altra. Speriamo che il cervello rientri al più presto.

Dizionario Biografico degli Italiani

In una trasmissione di Iacona di qualche settimana fa, sulle spese pubbliche inutili, si citava di sfuggita il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Non se ne parlava in termini negativi, lo si citava solo in un documento che testimoniava spese di vario tipo. Ora vedo che su facebook c’è un gruppo (grazie a h.k. per avermelo segnalato) che paventa la possibilità che la pubblicazione del Dizionario possa essere sospesa e poi interrotta. Sarebbe un grande errore. Il Dizionario è un’opera in progress, finora 73 volumi (fino alla lettera M). Ogni biografia è un vero e proprio saggio, scritto dagli esperti più importanti di ogni settore, non solo italiani, e oltre a essere un monumento per la storia del nostro Paese dal V secolo ai giorni nostri, è uno strumento davvero insostuibile per ricercatori e storici di tante discipline. Ogni Paese ha un suo dizionario biografico, in ordine alfabetico e necessariamente in evoluzione vista l’ampiezza dell’impresa.

Due ore is megl che one?

In breve, non sono favorevole all’ora di "religione islamica" nelle scuole perchè aprirebbe il problema di chi la debba insegnare (se il reclutamento dei docenti fosse come quello dei docenti di religione cattolica meglio lasciare perdere) e innescherebbe secondo me una contrapposizione di identità religiose avallato dalla scuola. Sono invece favorevolissimo a un’ora di "cultura islamica" con docenti preparati e reclutati con un concorso vero, che non parlino solo ai ragazzi di tradizione islamica per riconoscere un legame con la loro tradizione ma che diano ai ragazzi non immigrati gli strumenti intellettuali e di conoscenza per dialogare e comprendere la cultura (o le culture) islamica dei nuovi cittadini italiani. In questo modo sarebbe utile, credo, e non toccherebbe ulteriormente il nodo della laicità.

Il potere del re e il potere del papa. Due trattati medievali

Tra pochissimi giorni uscirà in libreria per la casa editrice Marietti il volume Il potere del re e il potere del papa. Due trattati medievali, a cura del sottoscritto e con la collaborazione di A. Colli, F. Forte e C. Selogna. Si tratta della traduzione e presentazione di due trattati politici medievali (quello “teocratico” di Egidio Romano e quello a difesa del potere civile di Giovanni di Parigi) che hanno profondamente inciso nella storia delle idee politiche della modernità e che rappresentano uno dei primi compiuti e riconoscibili dibattiti sul potere civile e su quello ecclesiastico. Le finalità del lavoro sono due. La prima e principale, accademica, è quella di fornire agli specialisti della storia del pensiero politico e agli studiosi in generale la traduzione introdotta e commentata (quella di Giovanni di Parigi, integrale e per la prima volta in lingua italiana, quella di Egidio in selezione ) di due opere così importanti. La seconda finalità, rivolta a un pubblico più ampio e curioso, è quella di fornire al dibattito pubblicistico contemporaneo sui rapporti tra chiesa e stato, teologia e politica, virtù civili e laicità, una base più ampia e solida di idee e una comprensione più completa della genesi di temi e questioni attuali, fornendo alla discussione anche strumenti meno legati alla contingenza dei momenti politici.
Qualcuno l’ha già letto e ne parla qui.

La parole sarebbero importanti

E’ abbastanza scoraggiante che nel sito di una delle università più importanti d’italia, per annunciare i lavori di un convegno (peraltro molto interessante) su etica e mercato si usi la contrapposizione, errata semanticamente e assolutamente distorsiva cognitivamente, tra "laici" e "credenti". Chi non crede è "ateo", non laico. Uno può essere credente e laico, può pure essere ateo e laico e può essere ateo e non laico, credente e non laico. Quindi se volete dire "ateo" vs "credente", per favore dite "ateo" vs "credente", almeno all’università.

Repetita iuvant (forse)

Stimolato dalla lettura di blog vari sulla questione dell’ottimismo (per esempio qui), ripropongo un vecchio post che in parte c’entra.

Certo che rispetto all’ottimismo invocato da Berlusconi come atteggiamento contro la crisi, è meglio essere ottimisti che non esserlo, come dicono qui Wittgenstein e Schwarzenegger (toh, due Austriaci), ma la parola-chiave in realtà è un’altra, fiducia. L’ottimismo in nessun caso può essere organizzato in proposta politica e articolarsi in soluzioni, la fiducia sì. La storia della fiducia è molto lunga e interessante e ricca di ambivalenze. I medievali usavano la parola fides per indicare sia la fede che la fiducia. E’ da loro che è entrata nel linguaggio dell’economia. Perchè ogni scambio economico deve essere pervaso dalla fiducia nelle azioni degli altri, presuppone una fede, nella bontà del prodotto, ad esempio, nella correttezza della transazione, nel mantenimento degli accordi presi. Nel prestito, parlo sempre delle origini delle teorie economiche europee, cioè il medioevo, il finanziatore deve avere fede nella buona riuscita del mercante, che si sobbarca viaggi rischiosi e che non potrà rifondere il debito con gli interessi in caso di morte o di rapina. Per questo ci si comincia ad assicurare, per rendere la fede più certa, e trasformarla in fiducia nell’impresa, in sistema di fiducia. Con la nascita di un primo sistema finanziario la fiducia deve valutare anche il risicum, il rischio, con la sua dose di aleatorietà. Un caso famoso di fiducia mal riposta è quello che si verifica alla metà del XIV secolo, quando un re (inglese se non sbaglio, cito a memoria dalle cronache medievali del tempo), impegnato in una guerra, chiese un prestito altissimo ai banchieri di Firenze, che impossibilitati a investire individualmente tanto denaro si organizzarono in una sorta di cordata, alla quale parteciparono pure piccoli proprietari che impegnarono anche i terreni agricoli per poter investire in un modo così apparentemente sicuro. Purtroppo il re inglese andò in bancarotta e le garanzie fornite si rivelarono insufficienti a rifondere i banchieri, che fallirono tutti, compresi i piccoli proprietari che rimasero senza terreni. Fu la prima crisi finanziaria, con effetti sull’"economia reale", che io conosca, e il primo crollo di fiducia. Ci vollero 50 anni per raggiungere di nuovo il livello precedente (e avvenne anche grazie a un cambio di regole e di quadro giuridico). "Fiducia" è nozione che esige azioni concrete, un quadro giuridico certo, regole efficaci. Cioè richiede le condizioni perchè ci si possa fidare e quindi non è un sentimento, uno psicologismo, ma un criterio da adottare in ogni politica. Continuare a parlare di ottimismo, inteso addirittura con venature "fideistiche", queste sì, può addirittura avere l’effetto opposto, cioè convincere che non ci si può "fidare", che non ci sono in cantiere soluzioni e che ci si ferma alle chiacchiere. La fiducia vuole vedere, l’ottimismo a volte nasconde.