Primus super pares

Ho sentito per la prima volta l’espressione "primus inter pares" (primo tra pari) al ginnasio, riferita a Ulisse, per spiegare il tipo di regalità dei tempi omerici. In un gruppo aristocratico di pari, un uomo per le sue specifiche qualità assume funzioni di guida e di comando, ma sempre sottomesso a leggi e costumi comuni. Se non ricordo male anche Ottaviano Augusto utilizzò questa formula per definire il proprio ruolo in seno all’aristocrazia romana, indicando così la propria intenzione a rispettare, almeno formalmente, le leggi della repubblica romana. Della storia giuridica della formula non so nulla, ma non avevo mai sentito l’espressione "primus super pares" (primo sopra pari) che l’avvocato di Berlusconi ha utilizzato ieri nella presentazione del lodo Alfano per indicare il rapporto del presidente del consiglio con le leggi delineato dal lodo stesso. Mi limito solo a notare, appunto rimanendo nell’ambito "semantico" e non giuridico della formula, che la nuova variante dell’espressione è contraddittoria e dal punto di vista della comunicazione sembra più un lapsus che un argomento vero e prorpio. Primus super pares abolisce di fatto l’elemento della parità, introduce un’asimmetria tra il primus e i pares, delinea almeno nell’immaginario un elemento di subordinazione e di disuguaglianza difficilmente comprensibile. Insomma proprio la scelta di quell’espressione in questa variante per me inedita, porta a usare la parola pares svuotandola del proprio senso e connotandola esattamente del significato opposto, quello che conduce direttamente a un condizione di disuguaglianza e disparità.

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3 thoughts on “Primus super pares

  1.  credo che l’espressione"primus inter pares" sia stata coniata proprio per augusto, e già di fatto serve ad introdurre un’asimmetria tra il "primus" – l’imperatrore – e i "pares" i senatori. Evidentemente veniva considerata un’asimmetria troppo leggera. "Primus super pares" è poco di meno che uno strafalcione (e meno male che super regge anche l’accusativo), e non ha nessun senso. è come quella frase "tutti gli animali sono uguali ma tutti sono più uguali di altri" della fattoria degli animali di Orwell..  

  2. curiosamente non è riuscito a trovare un brocardo per: “la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione”…
    mi immagino una frase del genere posta in tutte le aule di giustizia,
    e non più una dea bendata con in mano la bilancia
    ma una dea che sbircia da sotto la benda e controlla chi sono le parti prima di orientare la bilancia.

    un piccolo passo per l’avvocato,
    un grande passo per il diritto e l’umanità.

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