Il Nobel a Obama

Brevemente, non mi è sembrato utile il Nobel a Obama, soprattutto perchè mi pare non sia utile a Obama. Fin dagli inizi della sua campagna elettorale per le primarie, Obama ha avuto il grandissimo merito di lavorare sul senso di realtà (come dicevo qui). Non ha attaccato i suoi concorrenti sul loro terreno, sul loro senso della realtà politica, né la Clinton prima, né McCain dopo, ma ha costruito un senso nuovo di cosa sia realistico. Ha costruito un sistema di segni, facendo cose con parole, trasformando le parole in fatti e utilizzando i fatti come parole, come segni ulteriori: il discorso come azione, l’azione come discorso. E’ così che ha costruito un senso nuovo della realtà, facendo invecchiare di colpo e anzi rendendo evanescente il realismo politico di chi lo aveva preceduto. I "realisti" di tutto il mondo, cioè i cinici e gli incapaci di produrre cambiamenti positivi e nuovi, si sono trovati da un momento all’altro senza "realtà". La grande speranza di cambiamento prodotta da Obama (che è una delle motivazioni per cui ha vinto il Nobel) scaturisce a mio parere da questa nuova struttura della realtà, che davvero costituisce un orizzonte politico inedito da esplorare compiutamente nelle sue conseguenze. Perchè allora il Nobel è prematuro? Perchè questo senso della realtà ha bisogno ora di piccoli fatti significativi e inequivocabili che possano ad esso essere incorporati, per potenziarlo. Nella dialettica tra segni e fatti, è il momento di questi ultimi. Non solo nel senso banale che bisogna vedere cosa effettivamente Obama sia in grado di fare per la pace nel mondo, ma nel senso che l’enorme speranza e aspettativa generata dalla sua elezione non può tradursi, in questo momento, in atti simbolici che alzino la posta della sua azione, ma in atti concreti, delimitati ma definitivi, che rassicurino sul fatto che l’orizzonte aperto da Obama sia percorribile per intero. Nel passaggio tra segni come azioni, e azioni come segni, la logica stessa della nuova realtà richiede ora che si enfatizzi l’elemento fattuale. Il premio Nobel per la pace ha un enorme valore simbolico. E in questo momento la logica del discorso obamiano, il suo specifico tipo di realismo politico, rischia di non poterlo gestire, perchè taglia il livello di quella faticosa fase di creazioni di piccoli fatti concreti e non simbolici che Obama cerca faticosamente di costruire e che saranno solo successivamente trasformati in segni che a loro volta potenzieranno la realtà e il "realismo". Solo in quel momento il Nobel sarebbe stato un aiuto effettivo alla politica di Obama e non una sorta di complicatissimo e imbarazzante endorsement.

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