Repetita iuvant (forse)

Stimolato dalla lettura di blog vari sulla questione dell’ottimismo (per esempio qui), ripropongo un vecchio post che in parte c’entra.

Certo che rispetto all’ottimismo invocato da Berlusconi come atteggiamento contro la crisi, è meglio essere ottimisti che non esserlo, come dicono qui Wittgenstein e Schwarzenegger (toh, due Austriaci), ma la parola-chiave in realtà è un’altra, fiducia. L’ottimismo in nessun caso può essere organizzato in proposta politica e articolarsi in soluzioni, la fiducia sì. La storia della fiducia è molto lunga e interessante e ricca di ambivalenze. I medievali usavano la parola fides per indicare sia la fede che la fiducia. E’ da loro che è entrata nel linguaggio dell’economia. Perchè ogni scambio economico deve essere pervaso dalla fiducia nelle azioni degli altri, presuppone una fede, nella bontà del prodotto, ad esempio, nella correttezza della transazione, nel mantenimento degli accordi presi. Nel prestito, parlo sempre delle origini delle teorie economiche europee, cioè il medioevo, il finanziatore deve avere fede nella buona riuscita del mercante, che si sobbarca viaggi rischiosi e che non potrà rifondere il debito con gli interessi in caso di morte o di rapina. Per questo ci si comincia ad assicurare, per rendere la fede più certa, e trasformarla in fiducia nell’impresa, in sistema di fiducia. Con la nascita di un primo sistema finanziario la fiducia deve valutare anche il risicum, il rischio, con la sua dose di aleatorietà. Un caso famoso di fiducia mal riposta è quello che si verifica alla metà del XIV secolo, quando un re (inglese se non sbaglio, cito a memoria dalle cronache medievali del tempo), impegnato in una guerra, chiese un prestito altissimo ai banchieri di Firenze, che impossibilitati a investire individualmente tanto denaro si organizzarono in una sorta di cordata, alla quale parteciparono pure piccoli proprietari che impegnarono anche i terreni agricoli per poter investire in un modo così apparentemente sicuro. Purtroppo il re inglese andò in bancarotta e le garanzie fornite si rivelarono insufficienti a rifondere i banchieri, che fallirono tutti, compresi i piccoli proprietari che rimasero senza terreni. Fu la prima crisi finanziaria, con effetti sull’"economia reale", che io conosca, e il primo crollo di fiducia. Ci vollero 50 anni per raggiungere di nuovo il livello precedente (e avvenne anche grazie a un cambio di regole e di quadro giuridico). "Fiducia" è nozione che esige azioni concrete, un quadro giuridico certo, regole efficaci. Cioè richiede le condizioni perchè ci si possa fidare e quindi non è un sentimento, uno psicologismo, ma un criterio da adottare in ogni politica. Continuare a parlare di ottimismo, inteso addirittura con venature "fideistiche", queste sì, può addirittura avere l’effetto opposto, cioè convincere che non ci si può "fidare", che non ci sono in cantiere soluzioni e che ci si ferma alle chiacchiere. La fiducia vuole vedere, l’ottimismo a volte nasconde.

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