Un discorso cool

Il discorso del papa a piazza di Spagna per l’8 dicembre quest’anno è stato molto incisivo. L’immagine guida è quella della città che nasconde i deboli e che poi li espone, li offre allo sguardo del consumo e della falsa pietà. E poi è interessante nella sua brevità l’idea di una comunicazione che intossica, inquina le coscienze, trasforma le persone in spettatori, in certo modo li rende massa. Il tono del discorso è moderno, non ci sono parole inutili, è molto breve e addirittura "cool" nei suoi passaggi fondamentali, soprattutto coglie dei meccanismi latenti e li rende visibili e oggetto potenziale di riflessione ulteriore. Anche il richiamo alla protezione di Maria (sì, il papa è cattolico) nella logica del discorso assume un valore anche per i non credenti. Insomma mi pare un ottimo contributo al discorso pubblico. Ne riporto alcuni passaggi (non essendo riuscito a linkarlo):

"Ogni giorno attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.
Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri"
 
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