Verona ai tempi delle città

Quando Verona ha cominciato ad essere una delle città più ricche, belle e importanti d’Europa, cioè ai tempi di Cangrande della Scala, tra XIV e XV secolo, tutti sapevano che la ricchezza e l’importanza sono anche funzione della capacità di attrarre gente da altri posti e paesi, incrociando lingue, interessi e culture. Un veronese anonimo, in quello scorcio di anni in cui anche Dante "bazzicava" la città, riferendosi al cosmpolitismo di Verona scriveva con gioia e orgoglio (anche se, bisogna dire, con una metrica piuttosto alla buona):

"Baroni e Marchesi / di tutti i paesi, / gentili e cortesi, / qui vedi arrivare. / Quivi astrologia / con filosofia/ e di teologia / vedrai disputare. / Quivi Tedeschi / Latini e Franceschi / Fiamenghi e Ingheleschi / insieme parlare; / e fanno un trombombe / che par che rimbombe / a guisa di trombe / che pian vol sonare / (…)/ Quivi babbuini, / romei, peregrini, / Giudei, Sarracini / vedrai capitare (…)".

A proposito di tradizione.

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2 thoughts on “Verona ai tempi delle città

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