Dal populismo al gentismo

Al TG1delle 13.30 di Santo Stefano va in onda un vero e proprio spot del cinepanettone "Natale a Beverly Hills" (ma qualcuno li paga questi spot?).
Il servizio riprende le immagini del promo pubblicitario, poi aggiunge quello che all’inizio sembra uno spunto critico: il film ha molte parolacce. Ma l’obiezione si volge nel suo contrario. Si intervista la "gente" della strada, per la precisione quattro persone. La risposta è sempre la stessa, modulata diversamente: "Sì, ci sono le parolacce, ma la gente vuole ridere, la gente vuole allegria, la gente vuole evasione".
Insomma l’onere della parolaccia ricade su chi non la dice. Su quei musoni che vedono film noiosi, che non sanno divertirsi, sempre a pensare a chissà che.
Non ho nulla contro i cinepanettoni, anzi (ecco, magari se non prendessero i soldi statali come "film d’essai" sarebbe meglio, vedi
qui e sono d’accordissimo con qui), ma farne il cavallo di Troia del nuovo "gentismo" (e dal TG1), che ridicolizza e marginalizza chi non è d’accordo con la "gente", è un’operazione che ha proprio stufato e che, mi dispiace, non passerà.
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One thought on “Dal populismo al gentismo

  1. Anche l’editoriale del Giornale contro Fini usa questa stessa retorica populista, secondo la quale non apprezzare il film di Natale sarebbe snob. Io personalmente mi sono convinto delle ragioni di Baricco in quell’editoriale di un anno fa, a proposito dei finanziamenti alla cultura: sarebbe opportuno smantellare l’intero edificio dell’assistenzialismo culturale… Se poi dovessero sopravvivere solo Baricco e Christian De Sica, ahimé, in fondo è quello che ci meritiamo.

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