Aut out

Beninteso, ognuno può dire quello che vuole. Ma io trovo davvero spudorati quelli che dopo aver beneficiato di una posizione di potere grazie al principe di turno, una volta estromessi vengono folgorati sulla via di Damasco e dichiarano di aver passato crisi morali e lanciano accuse al principe e fanno chissà quali rivelazioni. La lista è veramente lunga. Il più creativo è stato sicuramente Guzzanti, che dopo aver diretto per Forza Italia un’incredibile commissione parlamentare sul dossier Mitrokihn, sui rapporti tra KGB e sinistra italiana, dopo aver riferito di scandali inesistenti et similia, una volta perso il posto per un’alzata di soppracciglio del principe (a quanto ci è dato capire), si è virilmente scagliato contro la "mignottocrazia" berlusconiana. L’ultimo in ordine di tempo è invece l’avvocato Taormina, che in un’intervista (qui), riconosce di essere stato "fedele esecutore della volontà del principe" che gli chiese esplicitamente di scrivere le leggi ad personam "che lo proteggessero dai magistrati". Meno male che Taormina ce lo dice, perchè da soli non l’avevamo capito. E ci assicura: "Molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più". Forse perchè non gliele chiedono più? No, non è quello: "Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere". E accusa quelli che di fatto hanno preso il suo posto per fare quello che faceva lui prima. Ecco, forse un po’ d’imbarazzo ci vorrebbe. E aiuterebbe forse a capire che, una volta avuta la famosa crisi morale, l’alternativa più giusta sarebbe quella di limitarsi a uscire dal dibattito pubblico. Almeno per un po’.

Annunci

6+

Solo un pazzo furioso potrebbe voler rifare 8 e 1/2  di Fellini (e intitolarlo 9). Ma a parte questo, e l’inevitabile pregiudizio negativo di chi va a vedere il film, a parte il primo quarto d’ora in cui bisogna abituarsi all’idea della mediazione di un musical (che poi invece ci si rende conto che è quello che salva il film dal paragone con 8 e 1/2), a parte alcuni barocchismi della narrazione che sono però insiti nell’immagine dell’italianità che hanno gli Americani, a parte l’iniziale effetto patinato che poi però si capisce che è lo stile stesso del film, a parte il fatto che il gioco per cui realtà, fantasia e riflessione sulla creatività e sul raccontare si confondono insieme è svelato subito e non alla fine, a me Nine (9) non è dispiaciuto. La scena da musical in cui Guido Contini viene messo a nudo dalla moglie, che mette a nudo se stessa, e che determina il crollo creativo, mantiene una sua sincerità commovente e quasi irreparabile. La musa Kidman non può contare sulla semplicità del dialogo che aveva la Cardinale, ma riesce a dire la stessa frase centrale ("Non sa voler bene") e a "scendere dal piedistallo" con leggerezza. La Loren che fa la visione della mamma in un tono della sceneggiatura forse troppo marcato riesce a cantarci l’ambiguo mistero materno italico per cui "con questo bacio sarai mio per sempre". Quindi consiglio di andarlo a vedere. Ma per tutto il film rimane il convitato di pietra, cioè la scena finale della pellicola originale, in cui si svela il senso del film, della creatività, della sincerità raggiunta solo a momenti e di quel "lampo di felicità" che per me rappresentano i 10 minuti più emozionanti e commoventi della storia del cinema.

 

Vigilare

Se non fosse che è successo sotto casa mia probabilmente non avrei neanche notato la notizia. Ma questa storia del "maxiblitz" dei vigili ha davvero del grottesco, Venti uomini per tre clochard, tra cui una ragazza africana che tutti conoscono nel quartiere perchè in condizioni davvero difficili. Li aiuta la Croce Rossa che di tanto in tanto viene discretamente a controllare che stiano bene. E i vigili, che in Piazza XXIV Maggio non mancano certo, sapevano benissimo da mesi e mesi della loro presenza e delle difficoltà della ragazza soprattutto. Ecco, ci voleva il blitz però, nell’ora di punta e con i fotografi, e il processo per immigrazione clandestina, e schierare 10 mezzi e 20 uomini. La sciuretta che eroicamente si nascondeva dietro la favola del non poter portare i bambini a passeggiare sarà contenta: la battaglia contro il degrado è vinta.

Todos caballeros

Leggo qui (e poi nel documento ufficiale) della apparentemente incredibile (ma in realtà attesa) proposta dei ricercatori italiani incardinati, come si dice, nelle università. In poche parole i ricercatori, approfittando della confusione creata dal passaggio di regole nel reclutamento universitario e dal cambiamento di status che ci si aspetta per i nuovi ricercatori, propone che i ricercatori già assunti diventino subito automaticamente professori associati se hanno 6 anni di insegnamento. Si affrettano a precisare che per il passaggio a professore associato si dovrebbero comunque verificare "requisiti scientifici minimi". E l’espressione suona francamente ridicola. I requisiti scientifici li dovrebbe appunto stabilire un concorso, aperto a tutti, che invece la loro proposta vuole evitare. Inoltre il passaggio automatico a professore intaserebbe i ruoli per 30 anni, come già avvenne appunto 30 anni fa quando per legge si stabilirono i requisiti minimi per assumere un ricercatore, con la conseguente entrata in ruolo a vita senza concorso di tutti, dico tutti, i borsisti che passavano di là. Molti di loro non sono ancora andati in pensione e statisticamente, come era ovvio, quella generazione di ricercatori non fu certo brillante, ma impedì alle generazioni successive di poter concorrere. Ecco forse gli allievi di quella generazione di ricercatori "ope legis" si sono ricordati dei metodi dei maestri. Il presidente Napolitano qualche settimana fa disse "Giovani non scappate all’estero, rimanete, costruiamo insieme l’Italia del futuro". Chissà se ha qualcosa da dire su questa proposta.

Il cane comanda

Continua la lettura avventizia ma affascinante del regolamento dell’ATM. Dei pesci e dei pulcini si è già detto. E non pagano il biglietto. A quanto pare neppure i cani. Invece i gatti sono ammessi al trasporto "previo pagamento di un biglietto a tariffa ordinaria urbana o della tratta interurbana interessata". Nonstante siano gli unici a pagare sono sottoposti a una ulteriore norma discriminatoria: "Qualora nella vettura o nelle stazioni della metropolitana fosse contemporaneamente presente anche un cane, in cui si evidenziasse incompatibilità di coabitazione tra le specie, il  possessore del gatto deve essere invitato a occupare un altro posto, a cambiare vettura, o al limite abbandonare il mezzo di trasporto o la stazione".

Stasera in Sormani

Il pensiero politico moderno occidentale comincia a nascere nel medioevo all’ombra delle cattedrali e nelle aule delle università (invenzione medievale), implicato nelle domande teologiche, nei linguaggi giuridici, nelle concezioni mediche e stimolato da interessi concreti di papi prepotenti, sovrani ambiziosi, vescovi troppo solerti. Parleremo di questo e altro stasera alla 18.00 nella sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano con Gian Luca Potestà, ordinario di Storia del cristianesimo all’Università Cattolica, Mario Conetti, docente di Storia del diritto all’Università di Como e Emanuele Coccia, docente di Storia della filosofia medievale all’Università di Friburgo in Germania. Ingresso libero.

Boh

Nella domanda di partecipazione ai concorsi per il "personale docente e ricercatore" nell’università italiana bisogna specificare, "pena l’esclusione dalla procedura", che non ci si è iscritti a più di cinque concorsi nell’anno solare o quindici se si tratta di soli concorsi per ricercatore. Io sono davvero sicuro che ci sia una motivazione logica e razionale sia nello stabilire un limite, sia nel determinare un limite di cinque per professore (o professore più ricercatore) e quindici per ricercatore, ovviamente non cumulabili, ma per favore qualcuno me la potrebbe spiegare?

Corpo e politica nel medioevo

E’ possibile capire il funzionamento della comunità politica seguendo l’evoluzione dell’embrione di un pulcino? Il re ha un corpo o due? Se nell’ultima cena un apostolo avesso conservato un frammento di pane consacrato, durante i tre giorni successivi quel pane sarebbe stato il corpo di Cristo vivo o di Cristo morto? Di queste domande medievali, che sembrano folli ma che in realtà preparano la modernità, e di molto altro, parleremo questa sera a Lissone, nella rassegna curata da Maura Monguzzi e patrocinata dal comune di Lissone.