Todos caballeros

Leggo qui (e poi nel documento ufficiale) della apparentemente incredibile (ma in realtà attesa) proposta dei ricercatori italiani incardinati, come si dice, nelle università. In poche parole i ricercatori, approfittando della confusione creata dal passaggio di regole nel reclutamento universitario e dal cambiamento di status che ci si aspetta per i nuovi ricercatori, propone che i ricercatori già assunti diventino subito automaticamente professori associati se hanno 6 anni di insegnamento. Si affrettano a precisare che per il passaggio a professore associato si dovrebbero comunque verificare "requisiti scientifici minimi". E l’espressione suona francamente ridicola. I requisiti scientifici li dovrebbe appunto stabilire un concorso, aperto a tutti, che invece la loro proposta vuole evitare. Inoltre il passaggio automatico a professore intaserebbe i ruoli per 30 anni, come già avvenne appunto 30 anni fa quando per legge si stabilirono i requisiti minimi per assumere un ricercatore, con la conseguente entrata in ruolo a vita senza concorso di tutti, dico tutti, i borsisti che passavano di là. Molti di loro non sono ancora andati in pensione e statisticamente, come era ovvio, quella generazione di ricercatori non fu certo brillante, ma impedì alle generazioni successive di poter concorrere. Ecco forse gli allievi di quella generazione di ricercatori "ope legis" si sono ricordati dei metodi dei maestri. Il presidente Napolitano qualche settimana fa disse "Giovani non scappate all’estero, rimanete, costruiamo insieme l’Italia del futuro". Chissà se ha qualcosa da dire su questa proposta.

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4 thoughts on “Todos caballeros

  1. Leggo ora qui che "solo i voti dei ricercatori universitari di ruolo saranno ritenuti validi". A ulteriore prova del corporativismo della proposta.

    giulia

  2. se sono le risorse migliori (e comunque ho dei grossi dubbi statistici) perchè sottrarsi alle regole del concorso? peraltro non si tratta di verificare l’idoneità all’insegnamento, perchè insegnano già, ma semplicemente di mantenere il principio che si accede alla posizione superiore come singoli, in competizione anche con chi non è  ricercatore incardinato, e non come categoria. peraltro un professore non è solo uno che insegna, deve anche essere in grado di dirigere una ricerca e un gruppo e di fare ricerca a sua volta. nella proposta non se ne parla.
    il fatto poi che sosteniate carichi didattici "senza dire nulla" è un problema forse sindacale o forse psicologico, ma non vedo cosa c’entri.
    mi spiace, ma a me pare una mossa corporativa. e di fatto è un ope legis (anzi più ope legis di questo non riesco a pensare). non viene valutato il merito dei singoli e si fa leva solo sull’insegnamento, peraltro senza darne criteri di valutazione.

  3. Beh, spesso i ricercatori confermati costituiscono le risorse migliori (creative, produttive, appassionate, con curriculum di rilievo e grandi quantità di pubblicazioni di livello, ecc). E poi, come se non bastasse, da anni senza dire nulla sostengono carichi didattici significativi (spesso qualitativamente i migliori corsi). Che senso avrebbe sottoporli a un’abilitazione scientifica nazionale? Verificare l’idoneita all’insegnamento per chi da tempo insegna e bene ha forse un senso?
     

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