Pronostica il ricercatore

Quella di scrivere i nomi dei vincitori dei concorsi italiani per ricercatore in una busta, sigillare la busta e darla a un notaio per farla aprire dopo il concorso, è venuta tante volte a tanti di noi. Io che non sono Giucas Casella avrei sempre indovinato, da 10 anni in qua, i vincitori dei concorsi del mio settore. Ora questa idea è venuta a un ricercatore blogger, che ha messo su un blog chiamato "Pronostica il ricercatore". Chiunque può "vaticinare" il vincitore di un concorso. La statistica verrà pubblicata dopo il concorso e scommetto che ci saranno indicazioni bulgare. Non sono d’accordo con la "chiamata diretta" che suggerisce il ricercatore-blogger (perchè sarebbe gestita all’italiana), ma c’è una frase che mi piace molto, quella con cui il blogger si definisce: "Andrea, ricercatore precario, attualmente all’estero". Anzi, quello che mi piace è l’avverbio, "attualmente", perchè vuol dire che Andrea non rinuncia a guardare all’Italia, e gli auguro di tornare presto e contribuire a bonificare la palude.

Ideologia cristiana

La riduzione del cristianesimo a ideologia è un fenomeno antico come il cristianesimo stesso. In questo decennio assistiamo ad alcune forme nuove e varie di questa ideologia. Basterebbe citare la retorica politica di Bush jr. o in Italia l’espressione "ateo devoto", che da questo punto di vista è cristallina, con cui Giuliano Ferrara dichiara di non essere credente, ma allo stesso tempo di curvare argomentazioni, o spezzoni argomentativi, e idee e "valori" cattolici a finalità politiche e culturali non cristiane (se non incidentalmente). Personalmente ritengo che sia "ideologia cristiana" anche l’idea per cui il cristianesimo debba assumere un ruolo egemonico nella società con i mezzi machiavellici del "blocco" di potere politico-economico, rinunciando del tutto e sistematicamente a qualsiasi istanza critica e "profetica". Oppure, più modestamente, possiamo pensare a personaggi tra loro molto diversi come un Borghezio o un Magdi Cristiano Allam, che declinano il cristianesimo nelle forme (paganeggianti per il primo, quasi palingenetiche per il secondo) di un’ambigua nozione di identità culturale. Quest’ultimo aspetto sta prendendo piede in forme sempre più scandalose (scandaloso anche proprio nel senso tecnico cristiano). Un esempio è la decisione del comune di Goito di riservare i posti dell’asilo comunale ai bambini di religione cristiana. Il gesto è chiaramente discriminatorio e torce il nome di Cristo fino a esiti anticristiani, ma certo di salvaguardia di una identità immaginaria e di stabilimento di un principio di esclusione. E’ un altro episodio di ideologia cristiana, al quale i fedeli dovrebbero opporsi con tutte le loro forze.

Hops, he did it again

Dopo aver scritto una serie di articoli eccepibilissimi sotto il profilo del metodo storico, e dopo aver fatto marcia indietro per le critiche subite, Sartori torna sul tema immigrazione. Questa volta sta attento a non fondare "scientificamente" l’articolo e praticamente scrive un pezzo da uomo della strada, senza una tesi precisa. Si trova un obiettivo polemico non identificabile, cioé la "teoria-ideologia del multiculturalismo", senza citarne un esponente o senza attribuirla direttamente a qualcuno, che stabilirebbe che "ogni cultura si dovrebbe separare dalle altre creando così identità mono-culturali". Rispetto ai disordini di via Padova, apre il pezzo con la domanda "Che fare?", ma dopo un lungo impasto di citazioni aristoteliche, di Riesman e altro, nella impossibilità di esporre la sua tesi (forse non ce l’ha o forse non si può dire), conclude che "il primo passo sarebbe di invitare i suddetti laudatori (del multiculturalismo) a trasferirsi in via Padova (dove tra l’altro, le case degli italiani sono in svendita: davvero un affare). Poi si potrà cominciare a ragionare". Un contributo davvero fondamentale. In un salotto farebbe un figurone.

Io amo la Lucania (e odio i colpi di regione)

Magdi Cristiano Allam ama la Lucania e ci sarà sicuramente un motivo per cui chiama Lucania ciò che oggi ufficialmente si chiama Basilicata. Che la ami davvero lo spiega nel sito "Io amo l´Italia", in cui si appella ai Lucani "credenti nella Verità e amanti della Libertà". La cosa noiosa del discorso è che parla quasi solo di come Berlusconi lo abbia prima candidato e poi scaricato, ma di come lui abbia deciso di candidarsi ugualmente. Più interessante quando propone al primo punto del programma il cambiamento del nome della regione da Basilicata a Lucania, appunto. Il sogno palingenetico è evidente anche nelle parole finali dell`appello, in cui Allam dichiara: " A prescindere dall’esito delle elezioni, ho deciso che la Lucania è la mia terra e che voi siete il mio popolo". E prosegue: "Prenderò casa qui in mezzo a voi e condividerò con voi tutto il percorso che prima o dopo ci donerà la Verità e la Libertà, consentendoci finalmente di essere pienamente noi stessi a casa nostra". Nei Salmi, il cui stile viene qui palesemente ripreso, a parlare così sarebbe l´Oracolo del Signore. Magdi Cristiano mi è simpatico, mi piacerebbe vederlo alle prese con il governo di una regione, gli auguro canti di giubilo e vittoria nelle tende dei giusti, popolo lucano faciente et acclamante.
Non auguro invece la vittoria neppure per scherzo né a Formigoni, né a Errani, presidenti uscenti di Lombardia e Emilia Romagna (PDL e PD), per il semplice motivo che è ormai sempre più evidente che secondo la legge non potrebbero ricandidarsi. Direi che si tratterebbe di un "colpo di regione", se non proprio di stato, ma in ogni caso, come scrive La Stampa (mentre gli altri giornali, le tv, e i segretari di partito tacciono in accordo bipartisan), il potere mostra la sua faccia, "ed è una faccia bella tosta".

I love Anna

Può capitare (grazie a Giulia) di imbattersi nel sito Ikea in cerca di informazioni e di essere invitati a "chiedere ad Anna", la quale immediatamente spiega: "Buongiorno! Sono Anna, la tua assistente online. Posso aiutarti nella navigazione del sito o rispondere a qualsiasi domanda che riguardi IKEA. Mi raccomando scrivi frasi brevi e semplici in modo che io possa capirti meglio!". Perchè frasi semplici? Allora si capisce che si tratta non di una persona in carne e ossa, ma di un programma. E risponde perfettamente a qualsiasi domanda pertinente. E´ovvio allora che venga voglia di fare domande non pertinenti. La prima è la più semplice: "Ma chi sei?". "Anna". Testiamo allora il livello dell´autocoscienza: "Sei una persona?". "Sono un programma. Ma sono specializzata in arredamento per aiutarti ad arredare la tua casa". "Chi ti ha programmata?". "Sono stata creata da una società che si chiama Artificial Solutions. Poi ho ricevuto un addestramento particolare in Italia, da IKEA". Suppongo che il programma funzioni a tags, a parole chiave, a cui corrispondono stringhe di risposte. Ma la precisione è davvero alta. Mi viene in mente che in Giappone, in cui la robotica, che imita i comportamenti degli esseri umani, e non solo i programmi informatici, è massicciamente usata nell´industria, ed esistono delle leggi che limitano la presenza dei robot perchè gli umani rischiano di rimanere alienati stando molte ore con macchine che simulano il comportamento umano. Decido allora di porre qualche domanda "relazionale" e "sentimentale". "Anna, sei felice?". "Qualunque sia l’opinione che stai esprimendo su di me, ti prego di ripeterla usando altre parole. Purtroppo non ho capito!". Eccoci, la poverina non lo sa. Insisto: "Anna, puoi amare?". "Prova a spiegarmi meglio di cosa si tratta". "Anna, qualcuno ti ama?". "Non capisco il tuo dubbio". Allora giro la frittata: "Anna, mi ami?". Qui lei capisce e mi dà picche: "Ma io voglio bene a tutti i clienti d’IKEA".  Mi ritiro in buon ordine. Va bene, Anna, quanto costa una libreria Billy?

Dante, Monaco di Baviera e l`Istituto per la Filosofia del Rinascimento

Per tutta la settimana sono impegnato all`Università di Monaco (LMU) per un seminario a studenti e dottorandi sulla Monarchia di Dante, presso il Seminar fuer Geistesgeschichte und Philosophie der Renaissance. Il Seminar è un istituto della facoltà di Filosofia e ha una storia interessante  che ha anche a che fare con l´Italia. E` stato infatti fondato, alla fine della seconda guerra mondiale, da un grande filosofo italiano, Ernesto Grassi, allievo di Pietro Martinetti e successivamente influenzato dalla collaborazione con Heidegger. Grassi fondò a Monaco nel 1948 il Centro Italiano di Studi Umanistici e Filosofici, che ebbe il merito, tra gli altri, di tenere il filo delle relazioni culturali italo-tedesche in anni molto difficili. Il Centro, autonomo, ebbe delle modifiche istituzionali successive, finchè fu incorporato all`Università di Monaco, anche per renderlo stabile svincolandolo dalla sola personalità di Grassi, che comunque lo diresse fino al 1973. Successivamente la direzione passò a Stephen Otto e poi a Eckhard Kessler, che lo inserirono definitivamente nelle strutture accademiche. Da qualche anno il direttore è Thomas Ricklin, medievista e rinascimentista molto noto, anche per i suoi studi su Dante. Aver lavorato qui per circa un triennio per me è stato un grande onore. E concludere, prima di passare alla EHESS di Parigi, dirigendo un seminario su Dante, un piacere immenso.

Tre dettagli di comunicazione

Le campagne elettorali sono sempre interessanti. Per il momento (e in teoria la campagna vera e propria non è ancora cominciata) mi hanno incuriosito tre particolari. Il primo è il manifestino della campagna di Penati con la head "E’ tempo di cambiare". Lo slogan di per sè non è né buono né cattivo, ma associato all’immagine di un cambio a sei marce dà vita davvero a un’idea comunicazionale povera e frettolosa. Povera perchè associa il termine "cambiare" a uno dei suoi significati più ovvi (il cambio della marcia) e quindi non produce un salto nel pensiero e nella percezione. Frettolosa perchè le metafore "meccaniche" sono distoniche rispetto ai nostri tempi, più "olistici" e organici. Ma anche perchè il cambio in questione è evidentemente il cambio di un SUV, avendo la sesta marcia, con tutto quello che evoca nell’immaginario. E inoltre non si allude alla sostanza del cambiamento, alla specificità di Penati, come attore del cambiamento. Si potrebbe togliere Penati, mettere un altro nome, e tenere la head, con effetti identici. Dunque su quella trovata non hanno lavorato molto. Un altro particolare della campagna in Lombardia è la candidatura del figlio di Bossi, ventenne, a uno dei compiti istituzionali più importanti. Mi ero chiesto se questo familismo, per decenni stigmatizzato con violenza da Bossi senior, non fosse avvertito come una vera e propria umiliazione da una parte di elettori della Lega. La lettera aperta di un consigliere leghista di Varese a Renzo Bossi conferma che la polpetta è stata ingoiata, ma mal digerita. Ma la cosa che mi ha interessato di più è la campagna di Formigoni, "Roberto, uno di noi". Da internet non si vede bene, ma dai manifesti veri si nota subito che i volti che compongono il macroantropo formigoniano sono di ragazzi e ragazze molto giovani. Quindi l’"uno di noi" non è rivolto semplicemente ai Lombardi, ma al gruppo dei giovani. Come mai questa scelta? La risposta me la sono data vedendo il video caricato alla fine del post, in cui Roberto gioca a palle di neve. Il racconto del video è quello del gioco tra compagni, dell’amicizia scanzonata e giovane. E’ una sorta di estetica "paolotta" (il termine non è spregiativo), persino negli abiti, che secondo me vuole toccare proprio l’immaginario di CL. Insomma Roberto è uno di noi, nel senso che non ha dimenticato il contatto con il mondo, giovanissimo, dei ciellini e con i suoi valori. Se il messaggio pur discretamente è questo, e sarebbe la prima volta che nelle sue campagne di riconferma Formigoni allude a quel tipo di immaginario e di estetica, mi verrebbe da chiedere quale sia la necessità di una tale allusione, quale sia la necessità di rivolgersi in questo momento ai giovani di un movimento che è consustanziale al suo potere politico.

 

Un dettaglio stonato

Non vale neppure la pena di commentare la lettera aperta di Berlusconi sulla vicenda di Eluana Englaro alle suore. Come non vanno commentati neppure i manifesti di certi gruppi "miliziani" (o falangisti tout court?) che pure girano sul web. E naturalmente non assimilo i due tipi di opinione. E quello che penso sulla vicenda di Eluana l’ho scritto un anno fa. Sono rimasto colpito invece da un dettaglio della manifestazione di un circolo romano del Pd, a cui hanno partecipato Mafai, Marino e Scalfarotto (dei quali, va detto subito, condivido la battaglia per una legge sul fine vita). Il dettaglio è il titolo della manifestazione "Veglia laica per Eluana". Francamente non capisco l’aggettivo. La parola "veglia" (senza aggettivo) non ha infatti una coloritura non laica, che necessiti una spiegazione per opposizione. Quindi il problema non è semantico. Non capisco neppure in cosa si sostanzierebbe la laicità della veglia. Può partecipare solo chi si dichiara laico? E che vuol dire? Non si è sempre detto che si può, anzi si dovrebbe, essere laici anche se credenti? Se un gruppo di credenti si riunisse in una veglia per Eluana, e magari dicesse un rosario, sarebbe con ciò stesso meno laico? Naturalmente non si può dimenticare la posizione espressa dalle gerarchie cattoliche italiane sulla vicenda (per quanto poco la cosideri corretta anche da una prospettiva cristiana rimando al mio post citato). E quindi immagino che la "laicità" della veglia sia semplicemente esprimere il disaccordo con l’alto clero italiano (o la sua parte dominante). Ma usando la parola veglia laica si ingenera l’equivoco che esista una contrapposizione insanabile tra una posizione laica e una non laica (che viene poi affidata alle gerarchie). Cioè si rinuncia, nel gioco trito e ritrito (e comodo) delle contrapposizioni che si tengono una con l’altra, a dialogare con una parte importante di credenti, non quelli che si sentono comodi nella posizione dominante della gerarchia, ma quelli, che sono la maggioranza, che sentono che le opinioni della CEI su questo punto sono sbagliate. Un aggettivo di troppo, a mio parere, che invece di essere inclusivo, oggettivamente esclude, che ammicca troppo ai "nostri" e che per me, lo dico sommessamente, è suonato stonato.

Corti rinascimentali

Il Corriere titola "reggia-ateneo" e capiamo subito di che si tratta, ma la contraddizione tra una residenza privata, anche nel senso che il Cavaliere ci dorme, che è anche sede di incontri ufficiali tra capi di governo (solo se il capo del governo italiano coincide con il padrone della residenza), e che soprattutto è anche sede della Università del pensiero liberale, è abbastanza strindente, no? Almeno per il pensiero liberale.

Venerdi a Torino

Alla "Fondazione Firpo – Centro di studi sul pensiero politico", Palazzo d’Azeglio, via Pincipe Amedeo 34, discuteremo dalle ore 16 con Giuseppe Sergi dell’Università di Torino, Francesco Ingravalle dell’Università del Piemonte Orientale e l’introduzione di Anna Lazzarino del Grosso dell’Università di Genova di idee politiche medievali e moderne a partire dai libro Il potere del re e il potere del papa, Marietti 2009 e La questione del potere, Franco Angeli 2010.