Tre dettagli di comunicazione

Le campagne elettorali sono sempre interessanti. Per il momento (e in teoria la campagna vera e propria non è ancora cominciata) mi hanno incuriosito tre particolari. Il primo è il manifestino della campagna di Penati con la head "E’ tempo di cambiare". Lo slogan di per sè non è né buono né cattivo, ma associato all’immagine di un cambio a sei marce dà vita davvero a un’idea comunicazionale povera e frettolosa. Povera perchè associa il termine "cambiare" a uno dei suoi significati più ovvi (il cambio della marcia) e quindi non produce un salto nel pensiero e nella percezione. Frettolosa perchè le metafore "meccaniche" sono distoniche rispetto ai nostri tempi, più "olistici" e organici. Ma anche perchè il cambio in questione è evidentemente il cambio di un SUV, avendo la sesta marcia, con tutto quello che evoca nell’immaginario. E inoltre non si allude alla sostanza del cambiamento, alla specificità di Penati, come attore del cambiamento. Si potrebbe togliere Penati, mettere un altro nome, e tenere la head, con effetti identici. Dunque su quella trovata non hanno lavorato molto. Un altro particolare della campagna in Lombardia è la candidatura del figlio di Bossi, ventenne, a uno dei compiti istituzionali più importanti. Mi ero chiesto se questo familismo, per decenni stigmatizzato con violenza da Bossi senior, non fosse avvertito come una vera e propria umiliazione da una parte di elettori della Lega. La lettera aperta di un consigliere leghista di Varese a Renzo Bossi conferma che la polpetta è stata ingoiata, ma mal digerita. Ma la cosa che mi ha interessato di più è la campagna di Formigoni, "Roberto, uno di noi". Da internet non si vede bene, ma dai manifesti veri si nota subito che i volti che compongono il macroantropo formigoniano sono di ragazzi e ragazze molto giovani. Quindi l’"uno di noi" non è rivolto semplicemente ai Lombardi, ma al gruppo dei giovani. Come mai questa scelta? La risposta me la sono data vedendo il video caricato alla fine del post, in cui Roberto gioca a palle di neve. Il racconto del video è quello del gioco tra compagni, dell’amicizia scanzonata e giovane. E’ una sorta di estetica "paolotta" (il termine non è spregiativo), persino negli abiti, che secondo me vuole toccare proprio l’immaginario di CL. Insomma Roberto è uno di noi, nel senso che non ha dimenticato il contatto con il mondo, giovanissimo, dei ciellini e con i suoi valori. Se il messaggio pur discretamente è questo, e sarebbe la prima volta che nelle sue campagne di riconferma Formigoni allude a quel tipo di immaginario e di estetica, mi verrebbe da chiedere quale sia la necessità di una tale allusione, quale sia la necessità di rivolgersi in questo momento ai giovani di un movimento che è consustanziale al suo potere politico.