Se meritai di voi assai o poco

Ho trascurato un po’ il blog per impegni di lavoro, nuovi orari e soprattutto linea internet che non funziona. Però l’essenziale di questa settimana sarà domenica. Io voto Civati e spero lo votiate anche voi (di Monza e Brianza) perchè sarebbe importante e utile. Qui il suo blog e i suoi riferimenti elettorali.

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Il Morgante taumaturgo

"Sconfiggeremo il cancro entro tre anni". La frase sguainata da Berlusconi nel comizio dell’altro giorno, tra gazebo come tende crociate e giuramenti di governatori, mi ha fatto venire in mente uno dei libri di storia più importanti del Novecento, I re taumaturghi di Marc Bloch. Uno dei segni della regalità medievale e fino alla modernità (il XV secolo) era la capacità del re e della sua dinastia di sconfiggere alcune malattie con l’imposizione delle mani. I Capetingi, inglesi e francesi, e i Valois, avevano la capacità di guarire dalla scrofolosi, una malattia della pelle deformante. Il potere sacrale del re rendeva possibile "al tocco" la guarigione, sollevando la stirpe regale al di sopra degli altri esseri umani. Interessante che tutto questo avvenisse, proprio come oggi, attraverso il corpo, mediale oggi, e la sua esibizione o contatto. Un corpo esibito e quasi in ostensione permanente quello invece di Berlusconi, tanto da apparire negli ultimi tempi quasi smisurato e difforme nella sua involontaria valenza simbolica. Un corpo che dopo gli scandali sessuali appare sempre più pantragruelico, non più volitivo ma neppure voluttuoso. Più che al re taumaturgo la nuova cifra simbolica del corpo mediale berlusconiano, anche con i suoi proclami roboanti, fa venire in mente i giganti dell’epica  anticavalleresca, al Morgante del Pulci, il gigante convertito al cristianesimo e alleato di Carlo Magno. Un gigante smisurato che può distruggere ogni cosa a colpi di batacchio di campana, che nella nave in tempesta regge le vele al posto dell’albero maestro, che in battaglia non teme rivali, un ammazzasette che ribalta comicamente la tradizione cavalleresca, apparentemente invincibile e che muore nel modo più inaspettato, punto da un granchietto. Speriamo che il paese, nell’attesa di questo granchietto (politico, sia chiaro) non faccia la fine del gigante Margutte, morto dal ridere perchè una scimmia gli aveva rubato le scarpe.

Stupidus stupidus

La parola "teoria" è il calco di una parola greca che significa visione, osservazione e del verbo corrispondente "theorein", che non significa solo vedere, ma addirittura "vedere uno spettacolo", "essere spettatori". Anche la parola "idea" viene dal greco, dal verbo "eideo" che significa "vedo" e di conseguenza "so". La filosofia greca ha talmente incorporato l’idea del vedere in quella di razionalità da dare a "teoria", "teorico", "teoretico", "teorizzare", "idea", "ideale", la funzione di termini tecnici, passati poi in tutte le lingue occidentali a significare lo sforzo e il metodo del razionalizzare e dell’astrarre. Certo la dimensione del vedere non è stata l’unica, anche se senza dubbio la più importante. Pitagora insegnava nascosto da un velo, perchè i discepoli non lo vedessero, ma lo sentissero, dando quindi valore alla dimensione auditiva della conoscenza. Lo stesso san Paolo dichiarava che la fede si trasmette ex auditu, dall’ascolto, anche se poi veniva rapito al cielo per vedere. Questo fondamento "teoretico" del pensiero razionale, che non è soltanto metaforico, sembra sfuggire completamente a Sartori, che nell’editoriale di oggi sul Corriere se la prende con l’homo videns "forgiato dal ‘vedere’ il cui sapere e capire si riduce all’ambito delle cose visibili a danno delle idee, delle immagini mentali create dal pensiero. Al limite, l’homo videns sa soltanto se vede e soltanto di quel che vede. Il che equivale a una perdita colossale delle nostre capacità mentali". Ma al di là delle semplificazioni di Sartori, che producono un’oggettiva contraddizione in termini, l’obiettivo polemico dell’editoriale è l’homo zappiens, destinato a trasformarsi in homo stupidus stupidus, cioè l’uomo plasmato dalla televisione e dalle tecnologie che lo tengono "iperconnesso" (e qui si mettono insieme cose diversissime tra loro come la tv e la rete). E’ certamente vero che i progressi tecnologici stanno producendo cambiamenti antropologici importanti, ma è pur vero che gli esiti sono tutt’altro che noti e difficilmente saranno apocalittici. Sant’Agostino in un passo sorprendente delle Confessioni, per indicare le facoltà sovrumane del vescovo Ambrogio ne descrive la capacità di lettura "silente", cioè quella che chiamiamo la lettura a mente, che oggi fa un bambino di cinque anni. Ai tempi di Agostino la lettura era ancora a voce, cioè la mente percepiva non direttamente il significato delle parole, ma decodificava il suono che sentiva con l’orecchio e che la voce produceva. Un modo di leggere i testi che nei secoli dell’alto medievo ha dato vita a un tipo di riflessione "muscolare", consistente nel pronuciare parole e frasi lette (magari dalla Bibbia) in un tipo di meditazione e apprendimento chiamato appunto "ruminatio". Ecco forse ci troviamo di fronte a mutamenti di questo tipo, in cui le nostre facoltà mentali e di apprendimento assumono anche forme nuove, non necessariamente illogiche e sconnesse, come vorrebbe Sartori, il quale finisce con una domanda sconcertante e davvero poco logica: se vanno avanti così, questi ragazzi "cosa sapranno combinare da grandi?". Speriamo non quello che combinano i loro nonni confusi.

Immortalati

La parola chiave dei media francesi oggi è stata "immortale". Una delle istituzioni più antiche di Francia è infatti l’Académie française, fondata da Richelieu (che qualcuna buona l’ha fatta) con il compito di vegliare sulla lingua francese. Gli "accademici" sono 40 e sono chiamati "gli immortali", sono loro a eleggere i nuovi membri, quando la situazione lo richiede. Proprio oggi Simone Veil, tra le altre cose prima presidente del parlamento europeo, è stata "intronizzata" come immortale dell’Académie. Anche qui siamo nel mezzo di una campagna elettorale durissima (domenica ci sono i ballottaggi), ma i media erano tutti su questo avvenimento, che è andato in onda in diretta, compreso lunghissimo discorso introduttivo del membro più anziano dell’Accademia e cerimoniale, più approfondimenti vari su tutti i canali.

Tenez bon, nous arrivons

L’École des hautes études en sciences sociales (EHESS) è quella che potremmo definire una università di ricerca (più propriamente nel sistema francese è un grand établissement). Fondata negli anni ’70 da una costola della ottocentesca École pratique des hautes études (EPHE) ha avuto come suo primo direttore Fernand Braudel, uno dei più grandi storici del Novecento, seguito da Jacques Le Goff, uno dei medievisti più importanti e più innovatori. L’EHESS è nata con l’intento di creare un centro di importanza mondiale per gli studi storici e sociali, interdisciplinare, di ricerca e per la formazione alla ricerca, incardinato all’inizio appunto sul lascito delle Annales e aperto alle provocazioni dello strutturalismo, sempre interessato ai temi delle metodologie sociali e storiche. Per un medievista poterci lavorare è davvero una bella esperienza. Da settimana prossima mi trovate lì.

Voto Civati

Essendo impegnato all’estero, non mi sarà possibile essere presente alla giornata elettorale di Giuseppe Civati a Monza, il prossimo sabato mattina. Voterò però Civati alle prossime elezioni regionali della Lombardia. Lo avevo già fatto cinque anni fa, per amicizia e per conoscenza delle sue motivazioni. Questa volta il mio voto è determinato da altre considerazioni. Civati ha interpretato il suo mandato come un percorso aperto, inclusivo, e ha già dimostrato come possano tornare a essere essenziali per la politica la comprensione dei problemi, la cultura, lo studio dei fenomeni, la capacità di leggere il presente con pragmatismo, senza buonismi e senza cattivismi. Si è visto nel suo impegno per comprendere senza ideologismi il fenomeno dell’immigrazione e il rapporto delicato tra crescita e consumo del territorio, nella sua opposizione documentata su almeno questi temi (ma non solo) a decisioni del governo lombardo, ma anche nella sua capacità di creare una terza opzione al governo del suo partito durante il congresso dell’estate scorsa e paradossalmente pure dagli attacchi di un giornale come il Foglio che, mi è parso di capire, lo ha accusato di essere troppo colto. Un elemento per così dire "narrativo" della sua azione di politico e di intellettuale mi ha colpito in particolare, e cioè la scelta di fare del suo blog, che a chi legge da esterno come me sembra delineare un percorso vero in tempo reale, non uno spazio di comunicazione a senso unico, come avviene spesso per i politici, ma come uno strumento di creazione di una linea politica da un paio d’anni molto riconoscibile, che passa attraverso fasi ben distinte che hanno dato vita prima una sorta di racconto politico individuale e in seguito a un luogo per testare flessibilmente proposte vere. Il fatto che spesso anticipi di giorni o settimane la linea della dirigenza nazionale significa una cosa che per me è importante, cioè l’uscita chiara dal sogno di cooptazione che caratterizza molti della sua (nostra) generazione, a favore di un’assunzione di leadership fondata su idee e capacità. E’ l’altra faccia della Lombardia, quella che potrebbe assomigliare alla Catalogna dinamica e sicura degli anni ’90 o alla Baviera delle tradizioni e dell’apertura. Si candida a Monza e Brianza.

Roma contro Roma

Ho visto al cinema lo spot elettorale del PD e quello della Lega Nord. Il video del PD ha un’estetica un po’ anni ’90-2000, da "Ottavo nano" per intenderci, con un Mago Pidiello trasformabile in tormentone. Naturalmente prende in giro il governo e le sue ricette miracolistiche sulla crisi. E’ un video scherzoso e di opposizione. Anche quello della Lega è divertente. Una nonna divide una torta in una fetta piccola e in una grandissima. Un uomo in sovrappeso, trascurato, con la barba lunga e vestito da gladiatore romano per turisti si pappa ovviamente la fetta grossa, lasciando le briciole alla nonna. Ecco allora che lo spot introduce il tema del federalismo fiscale e la torta viene ridivisa in tante fette uguali con la nonna sorridente che dà il giusto al romano. Anche questo è in fondo un video di opposizione, che modula diversamente il tema "Roma ladrona", che invece rimane lo slogan dei manifesti che hanno ricoperto Milano in queste settimane. Fin qui la pubblicità. Aggiungo però che non è possibile non notare come lo slogan Roma Ladrona, benchè evidentemente funzioni ancora, sia ormai paradossale. La Lombardia è governata dalla Lega e dai suoi alleati da 15 anni senza interruzione e soprattutto Roma, intesa come potere centrale, negli ultimi 15 anni ha visto per 8 anni governi incardinati sulla Lega, che governa tuttora. I candidati presidente di regione sono un ministro all’agricoltura e un ex sottosegretario alle attività produttive. Il ministro per il federalismo (quello che lo spot presenta come obiettivo da raggiungere) è Umberto Bossi. Insomma uno spot sul filo dell’involontario paradosso, dove la Lega (cioè in fondo proprio Roma) è contro Roma (cioè in fondo proprio la Lega).

I lupi nel gregge

Con il buon senso posticcio che caratterizza il suo stile e spesso il suo pensiero, Vittorio Messori scrive oggi un articolo improntato all’"esperienza personale", con cui tenta di fare passare la pedofilia come una pratica diffusissima in praticamente ogni ambiente. Addirittura negli anni ’60 il "bottino" di ragazzini sarebbe stato un benefit di cui parlare apertamente ai colloqui di lavoro in collegi (laici, naturalmente) o strutture con internato. Per non parlare poi di quanto rivelato da una capitano di mare un po’ alticcio al giornalista su mozzi imberbi e ragazzini. Naturalmente Messori non fa nomi, non dice se abbia mai sporto denuncia, non chiarisce circostanze. Solo, ci tiene a precisare, quando si parla della pedofilia nella Chiesa allora la cosa fa notizia, in tutte le altre situazioni no. Insomma la pedofilia nei chierici è il solito complotto anticlericale. A cui rispondere con il fiato corto degli intellettuali di posizione, con i distinguo, con i se e con i ma, con un senso di resistenza passiva, di partito preso, di realismo irrealistico. Se non fosse che il papa ha finalmente chiesto "trasparenza assoluta" (e qualcuno comincia a praticarla), i lupi ringrazierebbero.

Trova la differenza

Quando l’intelligenza è troppo sottile – diceva qualcuno – diventa stupidità. Ma è vero anche il contrario, una risposta stupida può essere inconsapevolmente geniale. Stamattina a Omnibus a un giornalista di Libero (non ho preso nota del nome) viene chiesto perchè la gente non abbia più fiducia nelle notizie dei giornali. Il giornalista risponde che la gente capisce, sa scegliere, sa discernere tra una cosa vera e una falsa. Per esempio – dice – oggi a Milano nevica e tutti allora capiscono che le teorie sul riscaldamento globale, di cui certi giornali sono pieni, sono completamente false. E quindi perde fiducia nei giornali che ne parlano come fossero vere. Questa la risposta. Ora, è chiaro che il fatto che questo inverno sia stato freddo e lungo non confuta nemmeno una virgola delle teorie sul riscaldamento globale. Ma la domanda posta era un’altra. Perchè la gente non crede ai giornalisti?  La risposta del giornalista di Libero è quindi geniale: proprio perchè dicono che siccome oggi nevica allora il riscaldamento globale è falso.