Il Morgante taumaturgo

"Sconfiggeremo il cancro entro tre anni". La frase sguainata da Berlusconi nel comizio dell’altro giorno, tra gazebo come tende crociate e giuramenti di governatori, mi ha fatto venire in mente uno dei libri di storia più importanti del Novecento, I re taumaturghi di Marc Bloch. Uno dei segni della regalità medievale e fino alla modernità (il XV secolo) era la capacità del re e della sua dinastia di sconfiggere alcune malattie con l’imposizione delle mani. I Capetingi, inglesi e francesi, e i Valois, avevano la capacità di guarire dalla scrofolosi, una malattia della pelle deformante. Il potere sacrale del re rendeva possibile "al tocco" la guarigione, sollevando la stirpe regale al di sopra degli altri esseri umani. Interessante che tutto questo avvenisse, proprio come oggi, attraverso il corpo, mediale oggi, e la sua esibizione o contatto. Un corpo esibito e quasi in ostensione permanente quello invece di Berlusconi, tanto da apparire negli ultimi tempi quasi smisurato e difforme nella sua involontaria valenza simbolica. Un corpo che dopo gli scandali sessuali appare sempre più pantragruelico, non più volitivo ma neppure voluttuoso. Più che al re taumaturgo la nuova cifra simbolica del corpo mediale berlusconiano, anche con i suoi proclami roboanti, fa venire in mente i giganti dell’epica  anticavalleresca, al Morgante del Pulci, il gigante convertito al cristianesimo e alleato di Carlo Magno. Un gigante smisurato che può distruggere ogni cosa a colpi di batacchio di campana, che nella nave in tempesta regge le vele al posto dell’albero maestro, che in battaglia non teme rivali, un ammazzasette che ribalta comicamente la tradizione cavalleresca, apparentemente invincibile e che muore nel modo più inaspettato, punto da un granchietto. Speriamo che il paese, nell’attesa di questo granchietto (politico, sia chiaro) non faccia la fine del gigante Margutte, morto dal ridere perchè una scimmia gli aveva rubato le scarpe.

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