Lingue italiane

"Quello che per l’Inghilterra è il Commonwealth, per la Francia è la francofonia". I francesi lo ripetono spesso e ne vanno anche molto orgogliosi. Il francese è una lingua diffusa in molti Paesi e dà vita a una letteratura vitale e vasta, che a sua volta contribuisce a sviluppare legami culturali ed economici solidi e molto dinamici. Si pensi al Québec, con il suo francese che suona un po’ arcaico (in Francia i programmi di produzione québecquoise sono sottotitolati), e ai rapporti strettissimi, anche politici e identitari, che mantiene con la Francia. Ma si pensi ai cosiddetti territori d’Oltremare, che vanno dalle Antille, alle isole africane (io posso vedere senza satellitare il telegiornale de La Réunion) o agli atolli vari. Ma soprattutto si pensi ai territori ex coloniali, che producono letteratura, poesia, saggi in lingua francese. Questa varietà e pluralità è uno dei punti di forza ancora della Francia contemporanea e contribuisce alla sua presenza nel mondo. L’Italia ha invece precocemente rinunciato a mantenere contatti vivi con gli "italofoni" nel mondo, disperdendo un patrimonio enorme. Si pensi all’Argentina, dove la metà dei cognomi è italiana, o agli Usa, ma si pensi anche alla comunità italiana di Alessandria d’Egitto, completamente dimenticata, e ora scomparsa, lasciata a se stessa dopo la seconda guerra mondiale. Certo non si tratta di ex colonie, ma del flusso dell’emigrazione di massa otto-novecentesca, che tuttavia mantiene ancora in vita un’immagine della patria d’origine. Per almeno tutti questi motivi mi ha colpito molto l’articolo del Corriere sulla nascita di una letteratura italianofona oggi. Una letteratura del tutto inaspettata, perchè prodotta da italiani di seconda o addirittura prima generazione. L’articolo conta almeno una quindicina di nomi. Scrittori, giovani e giovanissimi, di varie origini, che decidono di esprimersi in italiano per i motivi più diversi. In questo modo non solo gettano ponti preziosissimi tra le comunità e i Paesi, non solo manifestano una reale e concreta vicinanza alla cultura italiana, ma danno una spinta essenziale alla crescita dell’Italia, da tutti i punti di vista. Qui siamo ben oltre l’integrazione, siamo alla fase positiva di un contributo inimmaginabile fino a pochissimi decenni fa. Forse questa letteratura che sarà varia anche dal punto di vista sintattico, lessicale, espressivo, ci aiuterà pure a impostare e arricchire un dibattito che secondo me è diventato improcrastinabile, quello sull’identità italiana. Può suonare di destra, può sembrare un discorso già fatto, non è così e comunque non importa. Mi pare che sia arrivato il momento di capire perchè stiamo tutti insieme e che cosa vogliamo fare, con chi e come. I nuovi italiani una mano ce la stanno già dando.

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2 thoughts on “Lingue italiane

  1. ed è vera letteratura, in alcuni casi struggente, in altri ironica e divertente, in ogni caso letteratura migliore degli istant book dei calciatori o dei vincitori di qualche reality..ilda

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