Salti semantici

Pierluigi Battista dalla sua videorubrica sul corriere on line (da qui si arriva al canale poi si digiti battista) si esibisce in una lezione ad uso italico della sconfitta dei liberali nel Regno Unito. Sì, perchè tutti avevano scommesso su un buon successo di Clegg, il tertium datur delle elezioni inglesi, perchè aveva vinto i dibattiti televisivi. La lezione non è che un dibattito televisivo (o tre) non è decisivo per vincere o perdere le elezioni, ma è che "la tv non influenza i risultati elettorali". E il salto cognitivo e semantico è bello che fatto. E dopo il salto, il passaggio alla situazione italiana diventa ovvio. Battista cita la par condicio, l’estenuante dibattito su televisione e politica in Italia, ma l’insuccesso di Clegg dimostra che "tre minuti in più o in meno" non spostano nulla. Naturalmente non si sta a specificare che Clegg non è proprietario di metà delle televisioni inglesi, che non nomina i direttori di rete e di testata dell’altra metà, non fa allontanare le persone non gradite. E non si sta a specificare che la parola "televisione" in Italia significa questo e non si risolve nei tre minuti in più o in meno, mentre nel Regno Unito significa un’altra cosa.

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