Campionati globali di calcio

Quando i francesi ci eliminarono dal mondiale nell’86 (gol di Genghini e Platini), Gianni Brera scrisse un articolo sul Corriere che era l’espressione sintetica della sua prosa e della sua capacità di fare del calcio letteratura (si intitolava De bello gallico e più o meno rimproverava a Bearzot quello che ora si rimprovera a Lippi, cioè di aver convocato i "vecchi"). Quest’anno, che essendo usciti subito e senza colpo ferire, per una volta guardiamo il mondiale senza toni omerici, ci accorgiamo che il calcio non è (solo) un’epica, ma anche un gioco bellissimo. E che si tratta del primo mondiale di calcio davvero globalizzato. Qualcuno lo avrà certamente già notato, ma le differenze tra continenti e scuole calcistiche sembra sfumare sempre di più e le gerarchie calcistiche sono in rapido rimescolamento. Italia e Francia fuori è già una notizia vecchia. La Slovacchia gioca un ottimo calcio "all’italiana" e dimostra che anche un paese piccolo e considerato marginale per mezzi e tradizione può aspirare all’eccellenza, il Giappone raccoglie un ventennio di investimenti sul calcio (dai tempi di Holly e Benji direi) costanti, una squadra come il Ghana che batte gli Stati Uniti (ormai a loro volta diventati un paese da football) non viene vista con superiore compiacimento dalle squadre europee, come ancora avveniva con il Camerun dei miracoli del 1990. E poi c’è il ritorno in grande stile del Sudamerica, tutto, non solo Brasile e Argentina, ma Cile, Paraguay, Uruguay, Messico (uscito a testa altissima). Insomma chi prima vinceva facile, adesso perde o fatica, chi prima era periferico adesso può andare avanti, grazie anche all’incredibile circolazione di calciatori di tutte le nazioni in tutti i campionati (c’è praticamente un giocatore dell’Inter in tutte le squadre), chi sembrava declinare ha ritrovato le ragioni delle proprie capacità. Sarà forse banale dire che questo mondiale rispecchia le logiche della globalizzazione, e però se lo diciamo non è in senso metaforico. Ogni squadra ormai può contare su un’incredibile rete di competenze internazionali e di capacità locali di progettare e programmare. Ma il calcio è anche molto di più. Vedere Diego alzare la coppa ancora una volta, e di fronte a Blatter (l’unico che sembra purtroppo inamovibile in tutti questi cambiamenti), non avrebbe prezzo.

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One thought on “Campionati globali di calcio

  1. davvero…..vedere un "nemico" di Blatter alzare la coppa sarebbe una goduria! Mi chiedo:"anche Blatter è espressione della gerontocrazia……questo è un fenomeno non solo italiano…"

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