Escher

Un musulmano retrogrado e criminale (e la notizia la pubblicano per questo), ma anche una musulmana coraggiosa e desiderosa di integrarsi, che nella lingua italiana vede uno strumento di affrancamento (qui).

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Tre trentini

Per tre giorni, da lunedi a mercoledi prossimo, a Trento si parlerà di antichità classica e medioevo (il mio intervento martedi), grazie al convegno annuale degli storici italiani del pensiero medievale (SISPM). Il programma è molto interessante e aggiornare il blog sarà difficile.

Il sonno della ragione genera asini di Buridano

Di paradossi ne esistono di tutti i tipi. Quello di Sancho Panza è una variante del paradosso logico del mentitore (se io dico "sto mentendo" e sto mentendo, allora non sto mentendo, se sto mentendo allora dico la verità, quindi non si può sapere se quel che dico è vero o falso). Sancho Panza invece parla di un re che ordina che chi attraversa un ponte mentendo sulle ragioni per cui lo vuole attraversare dev’essere impiccato. Arriva uno che dice di volerlo attraversare solo per essere impiccato. Se è vero che vuole essere impiccato, allora non dev’essere impiccato, ma se è falso allora dev’essere impiccato, ma se lo impiccano allora è vero che lo voleva. Poi esistono paradossi di tipo diverso, non così stringenti dal punto di vista logico, ma altrettanto suggestivi. Dante nel Paradiso fa dire a Bernardo di Chiaravalle, a proposito della Madonna, "Vergine madre, figlia del tuo figlio", immagine spettacolare che in due parole comprende il mistero dell’Incarnazione. Meno ambiziosamente Rino Gaetano diceva invece che suo fratello era figlio unico. Esempi ce ne sono tanti. Ora se ne aggiunge uno nuovo (che ho visto qui). C’è un simpatizzante della Lega che non sa se prendere il bonus bebè, e dice di trovarsi "diviso al 50%" (come l’asino di Buridano), perchè la madre di suo figlio (cioè sua moglie) è ucraina e non ha ancora la cittadinanza italiana. Quindi il figlio (il figlio di lui e di lei, non di lei e un altro), che è nato a Tradate e ha due anni, è italiano o no? e’ giusto che tolga il bonus agli italiani al 100%? Secondo la moglie, il figlio è italiano, secondo lui forse no. C’è da chiedersi se all’asilo avrà diritto alla mensa e se quando comincerà a lavorare ruberà il posto agli italiani, però qualcosa di positivo ci sarà pure: se per caso voterà la Lega di Tradate, sarà la prova provata che il partito non è razzista, perchè piace anche agli stranieri.

I punti fermi di Adro

Finalmente un’istituzione ha risposto. Il ministero dell’istruzione pubblica chiede che i simboli della Lega siano rimossi dalla scuola di Adro (qui alcuni dei marchi leghisti nella scuola). L’iniziativa del ministero (doverosa, ma il ministro nei primi giorni sembrava aver fortemente minimizzato l’accaduto) cade proprio durante la manifestazione di sabato. E questo è significativo. E’ bastata la presenza di mille cittadini a Adro (del resto centocinquant’anni fa con mille volenterosi si facevano miracoli) per far comprendere che oltre un certo punto non si può andare. Perchè sarà pure un problema pre-politico, come dicono alcuni (e hanno ragione), ma i "prepolitici" e i loro rappresentanti politici vanno pure arginati e contenuti. Il video della signora e del signore di Adro, che sta girando sulla rete e che posto qui sotto, per certi aspetti è impressionante. Le argomentazioni sono quelle che sono, d’accordo. Ed è semmai pazzesco che il sindaco parli (e non solo) esattamente come la signora, e i dirigenti nazionali leghisti come il sindaco, senza residui, senza ulteriore elaborazione, creando un circuito di autocomprensione francamente inadeguato ad affrontare i problemi di oggi. Ma queste considerazioni non possono esaurire il discorso. Nel video si vede gente che ha voglia di spiegarsi, i manifestanti ma anche i due signori di Adro. Si vede la nostra gente, i nostri concittadini, che finchè possono cercano di comunicare. Tutti si sono fermati sulla frase "Qui è Adro, non Italia", che è scappata come estrema difesa al signore di Adro, ma ho trovato molta più costruzione di comunità nello scontro tra la signora che dice "chi vi ha chiamato" e il ragazzo che risponde "io vivo qui" e lei che capisce, che in tanti discorsi politici inerti, di tutti colori, che ormai sono diventati un genere lettarario, anzi di più (o di meno), un genere televisivo. Certo la cosa in sé mette tristezza, essere costretti a incontrarsi così per tentare di capirsi non è un aumento di democrazia, ma una necessità dei tempi, tuttavia sarebbe bello se si ripartisse da Adro non solo per stabilire un punto fermo (e così è stato, complimenti a chi ha partecipato alla manifestazione), un limite invalicabile, ma anche un punto di svolta per ricominciare a volerci bene (anche alla signora).

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XX (venti) settembre

Il primo film italiano è stato proiettato il 20 settembre 1905, s’intitola "La presa di Roma" ed  è girato da Filoteo Alberini, che per un pelo non ha inventato il cinema. E’ sulla breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870, giusto 140 anni fa. La presa di Roma, quella vera, sancì la fine del potere temporale dei papi e della teocrazia in Europa (ditemi se è poco). L’Italia ha la sua nuova capitale e il cattolicesimo muta per sempre (e grazie all’Italia). Chissà se Bertone farà menzione nel suo discorso al contributo italiano alla positiva perdita di qualsiasi carattere "erodiano" del papato. E chissà se qualche muro che divide il paese, dei tanti che ne sono sorti negli ultimi anni, ci viene voglia ancora di sbrecciarlo. Il film è qui di seguito (i 6 minuti che ne restano, appena restaurati). D’accordo la cinepresa è un po’ statica (ma quelli dei Lumiére li avete visti?), però pare che da lì nascano i kolossal italiani, molto in voga negli anni ’30.

 

Uno tace e l’altro nega

Mentre il silenzio del Presidente della Repubblica, del Ministro degli Interni, della Magistratura ci assorda, i docenti e i dipendenti della scuola di Adro prendono posizione. Nel frattempo il sindaco leghista nega che il sole delle alpi (riprodotto 700 volte nella scuola) sia il simbolo della Lega e che la scuola sia intitolata a Miglio perchè fu l’ideologo del suo partito. Se avesse 6 anni farebbe tenerezza, ne ha 50 e si allena al negazionismo.

Padroni in casa nostra

E’ la prima volta che come cittadino italiano mi sento in pericolo. E non per qualcosa che potrebbe succedere, per qualche previsione fosca o peggiorativa, neppure per un generico declino che esiste, che riduce le opportunità, che ci blocca, e che in fondo è responsabilità collettiva e che però può essere invertito. Ma per qualcosa che già è successo, cioè la vicenda della scuola di Adro, con il simbolo di un partito politico scolpito, inciso, presente dappertutto. Sento per la prima volta, e chi segue questo blog sa che non è nella mia natura gridare "al lupo, al lupo" come invece spesso accade a molti nella blogosfera, che qualcuno può cercare di impedirmi di educare i miei figli come ritengo giusto, che può chiedermi di consegnarli a un’istituzione pubblica per indottrinarli, per trasmettere loro delle ideologie facendole passare per qualcosa di naturale e di normale. Se abitassi ad Adro (Brescia, Italia) e avessi un figlio in età scolare, cosa dovrei fare? Andarmene per non fargli propinare dalla scuola pubblica l’idea che il "Sole delle Alpi" e l’ideologia leghista sono il dato di partenza della sua identità, della sua crescita, del suo agire? I miei governanti mi porrebbero questa alternativa senza che io possa essere difeso da nessuno? Un simbolo politico, anzi il simbolo di un partito politico, che pretende di far coincidere la presenza stessa su un territorio con un’opinione partitica e un’ideologia, che pretende di rappresentare senza residui, senza differenze, senza opinioni alternative, tutta una comunità e che pretende di educare a questa idea i ragazzi, è fascismo (altre parole non me ne vengono). La democrazia e la costituzione non sono dei lussi, non appartengono a una parte politica, sono gli strumenti a cui siamo arrivati per difenderci da quelli che ci chiedono di consegnare i figli, da quelli che ci impediscono di parlare, da quelli che ci prendono a fucilate o colpi di bastone se dissentiamo, da quelli che ci dicono "andatevene se non vi sta bene". Sono anche qualcosa in più: sono gli strumenti a cui siamo arrivati per evitare di dover affrontare da soli la violenza con altra violenza. E’ davvero la prima volta che mi sento in pericolo. E’ la prima volta che sento che le istituzioni sono deboli e potrebbero non garantirci per sempre. Vorrei davvero che il Presidente della repubblica intervenisse al più presto e con la massima energia.