I punti fermi di Adro

Finalmente un’istituzione ha risposto. Il ministero dell’istruzione pubblica chiede che i simboli della Lega siano rimossi dalla scuola di Adro (qui alcuni dei marchi leghisti nella scuola). L’iniziativa del ministero (doverosa, ma il ministro nei primi giorni sembrava aver fortemente minimizzato l’accaduto) cade proprio durante la manifestazione di sabato. E questo è significativo. E’ bastata la presenza di mille cittadini a Adro (del resto centocinquant’anni fa con mille volenterosi si facevano miracoli) per far comprendere che oltre un certo punto non si può andare. Perchè sarà pure un problema pre-politico, come dicono alcuni (e hanno ragione), ma i "prepolitici" e i loro rappresentanti politici vanno pure arginati e contenuti. Il video della signora e del signore di Adro, che sta girando sulla rete e che posto qui sotto, per certi aspetti è impressionante. Le argomentazioni sono quelle che sono, d’accordo. Ed è semmai pazzesco che il sindaco parli (e non solo) esattamente come la signora, e i dirigenti nazionali leghisti come il sindaco, senza residui, senza ulteriore elaborazione, creando un circuito di autocomprensione francamente inadeguato ad affrontare i problemi di oggi. Ma queste considerazioni non possono esaurire il discorso. Nel video si vede gente che ha voglia di spiegarsi, i manifestanti ma anche i due signori di Adro. Si vede la nostra gente, i nostri concittadini, che finchè possono cercano di comunicare. Tutti si sono fermati sulla frase "Qui è Adro, non Italia", che è scappata come estrema difesa al signore di Adro, ma ho trovato molta più costruzione di comunità nello scontro tra la signora che dice "chi vi ha chiamato" e il ragazzo che risponde "io vivo qui" e lei che capisce, che in tanti discorsi politici inerti, di tutti colori, che ormai sono diventati un genere lettarario, anzi di più (o di meno), un genere televisivo. Certo la cosa in sé mette tristezza, essere costretti a incontrarsi così per tentare di capirsi non è un aumento di democrazia, ma una necessità dei tempi, tuttavia sarebbe bello se si ripartisse da Adro non solo per stabilire un punto fermo (e così è stato, complimenti a chi ha partecipato alla manifestazione), un limite invalicabile, ma anche un punto di svolta per ricominciare a volerci bene (anche alla signora).

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