Soutenance

Ho avuto finalmente l’occasione di assistere a una soutenance (discussione di tesi di dottorato) a Parigi, che rappresenta per il sistema francese un vero e proprio rito di iniziazione. In effetti è proprio di un "sostenere" che si tratta, perché il dibattito con i membri della commissione è fitto e lungo (circa 4-5 ore)  e tutt’altro che convenzionale o formale. E in particolare ho avuto la fortuna di assistere alla discussione, molto ricca e stimolante, della tesi di Izumi Sekizawa (che ringrazio ancora per l’invito), studioso giapponese, su Boezio di Dacia (XIII sec.) e il naturalismo linguistico. Lo spazio dedicato al metodo e alla riflessione sul metodo è, come sempre in Francia, molto ampio e gioca sempre un ruolo essenziale. Che si tratti di tesi di dottorato, di abilitazione a dirigere le ricerche, di concorsi di vario tipo, lo sforzo di autocomprensione e l’esplicitazione dei propri strumenti di lavoro e delle proprie finalità è il centro di ogni attività intellettuale. Ed è questa una specificità della concezione della cultura e della ricerca in Francia, con tutte le possibili conseguenze anche sul piano pubblico e sulla figura stessa dell’intellettuale. Sono poi rimasto particolarmente colpito, nel caso specifico, da come una potenziale difficoltà, quella del passaggio da lingue così diverse e da universi culturali così distanti, si sia trasformata esattamente nel suo contrario, cioè in un’occasione generata proprio dalla distanza per mettere in questione strumenti consolidati, ma superabili ("la mente francese è inevitabilmente saussuriana?"), per riattivare un approccio antropologico per i dibattiti medievali (anche attraverso la coppia classica emico-etico), per riorganizzare il materiale studiato individuando degli item argomentativi capaci di assumere ruoli e significati diversi a seconda dei diversi contesti in cui vengono assorbiti e reinterpretati. In un mondo sempre più piccolo, l’originalità, l’innovazione, e la messa in questione ragionata e produttiva di metodi e schemi, saranno dati in misura crescente anche dal contatto tra tradizioni contemporanee diverse, rendendo ancora più complesso e produttivo, nelle scienze umane, il rapporto tra tempo, storia, spazio, culture. Per il momento, complimenti veri a Izumi.

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