Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ricevo tramite facebook questa nota di Marco Versiero, uno studioso di Leonardo da Vinci che apprezzo molto (e non solo io). La propongo così com'è, con il suo consenso.

Nonostante la propensione al confronto e al dialogo, connaturata alla mia indole, oggi ho dovuto constatare che ogni mio sforzo di penetrare il muro di gomma dell'estremismo ideologico dei pochi facinorosi studenti di sinistra (di una sinistra nella quale non mi riconosco), in grado di tenere in scacco un intero ateneo con il ricatto delle loro iniziative unilaterali – non preavvisate né concertate – è andato fallito a causa della violenza del loro atteggiamento e della indifferenza a qualsiasi idea o posizione non coincidente con la loro. Tolleranza, accettazione della diversità, cultura del dialogo pacifico: non dovrebbero essere questi i valori costitutivi di un autentico patrimonio ideologico di sinistra? Al mio appassionato proposito di assicurare ai miei studenti una regolare lezione di un corso universitario per il quale pagano tasse e al quale hanno un sacrosanto diritto (lezione nella quale – come sempre – uno sguardo critico e sensibile alla problematicità sociale e politica che stiamo vivendo avrebbe trovato una proficua occasione di sviluppo) è corrisposto soltanto il dileggio di chi ha ritenuto di volermi insultare sul piano personale, essendo peraltro del tutto disinformato circa il mio percorso di vita e professionale, segnato da sacrifici e precarietà ma da tanta sincera determinazione e motivazione. Eppure quanti volti noti fra loro: ragazzi e ragazze che seguendo i miei corsi o sostenendo esami con me si erano complimentati per la mia propensione al confronto, mi avevano ringraziato per la libertà e la passionalità del mio approccio.

Sono forse più di loro coinvolto nella drammatica messa a rischio di ogni aspettativa futura nel mondo della formazione accademica (io che ho fatto un dottorato senza borsa per tre anni, pagando per giunta le tasse; io che oggi sono un contrattista praticamente a titolo gratuito, essendo meramente simbolico il compenso corrispostomi per un insegnamento fondamentale) ma non accetterò mai che la partecipazione a una protesta possa essere pretesa o indotta coattivamente da un forzoso assedio, che peraltro ha risparmiato le sedi istituzionali dell'ateneo (presidenze di facoltà, rettorato, uffici amministrativi) e ha interessato unicamente la sede dove avrebbero dovuto avere luogo esami e lezioni, dunque colpendo l'anello più debole (e il più incolpevole), gli studenti.In nome di un diritto all'espressione del proprio legittimo dissenso non si può calpestare un altrui diritto; per invocare la libera manifestazione del proprio pensiero non si può censurare o ignorare chi la pensa diversamente. Ed è per me molto triste ammettere che, laddove su una linea di fondo sarei comunque in grado di condividere idee e valori etici e politici con quelle persone, sul piano della scelta delle modalità di affermazione degli stessi ci separa un abisso: MAI deciderò di adoperare la violenza verbale o fisica per imporre me stesso, MAI accetterò che altri possano così prevaricare la dignità mia e delle persone che oggi mi si sono strette intorno in un abbraccio solidale.

Ringrazio i miei studenti per aver insieme a me dato oggi una prova di fermezza e serenità, decidendo di trovare altrove uno spazio dove svolgere la nostra lezione. La nostra è stata una dimostrazione silenziosa di coerenza, di impegno, di produttività: consapevoli dei limiti e delle difficoltà sempre più avverse posti sui nostri rispettivi cammini (di docente, di studenti), abbiamo ritenuto di riunirci attorno a un tavolo e – prima di dar seguito alla nostra lezione – discutere l'accaduto, confrontarci, interrogarci sulle possibili alternative in gioco, sugli scenari che presumibilmente ci attendono.. in risposta a chi ci ha invece beffardamente irriso, tacciandoci di essere indifferenti al nostro presente e rifugiati in una dimensione irreale.Irreale, piuttosto, è forse la condizione di chi astrae e radicalizza idee e assunti di vita, finendo con l'accanirsi proprio contro la vita vera.

"non dà l'un porco all'altro porco doglia […]
solo l'uomo l'altr'uomo ammazza, crocifigge e spoglia"

(Machiavelli, "L'asino", c. 1518)

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