Marine, Nicolas e gli altri ragazzi del gruppo

In tutti i sondaggi per le presidenziali 2012 in Francia – al di là delle polemiche sul tipo di sondaggio – Marine Le Pen è al primo posto. Neanche al padre, il fondatore del Front National, era mai riuscito un colpo del genere. Marine eredita dal padre un’oratoria efficacissima e non banale. Del padre non ha lo sguardo allucinato né il livore di certe argomentazioni. In economia predica una sorta di protezionismo nazionale e l’uscita dall’euro. La battaglia contro immigrazione, globalizzazione e islamizzazione della Francia sono gli altri cavalli di battaglia. Qui di seguito la sua prima intervista dopo essere diventata presidente del partito (a partire dal minuto 2), solo tre mesi fa, dove spiega come cambierà stile e moderatamente contenuto dell’azione del Front National.

Naturalmente si è scatenato il dibattito, ma per il il pubblico italiano è necessario spiegare il meccanismo elettorale (semplice) delle presidenziali.
Le elezioni si svolgono su due turni. I primi due votati del primo turno passano al secondo turno. Chi prende più voti al secondo turno è presidente. Il presidente francese ha poteri molto ampi, in politica estera, per esempio, e nell’influenzare l’esecutivo. Nomina il primo ministro, che il parlamento può però sfiduciare, e dunque ha un fortissimo potere di indirizzo dell’esecutivo. Di fatto è lui che decide la composizione del governo e può sciogliere il parlamento. La cosiddetta “quinta repubblica” (quella attuale) è insomma stata costruita a immagine di De Gaulle, che ne fu il primo presidente, dal 1959.
In un sistema del genere, il ruolo e la forza dei partiti sono molto diversi da quelli che hanno in una repubblica parlamentare come la nostra. Per questo le elezioni presidenziali, e il primo turno, hanno un’importanza particolare. Al primo turno infatti possono presentarsi molti candidati della stessa area politica, di partiti alleati, con lo scopo di pesare l’importanza dei vari partiti, ma soprattutto, in un sistema così legato al leader, di mettere in evidenza personalità nuove.
La maggior parte dei candidati del primo turno sa di perdere, ma si lancia la possibilità di assumere un ruolo personale nel quinquennio o decennio successivo. Proprio con i primi turni delle presidenziali si creano gruppi e aree attorno a una personalità che peseranno successivamente. E’ il caso dello stesso Chirac, negli anni ’70, agevolato dal presidente Giscard d’Estaing, lo sfidò poi alle elezioni successive (vinte però da Mitterand). E vicenda simile per Sarkozy, che capitalizzando il personale successo nel partito, pur appoggiando formalmente Chirac nel 2002, costrinse in certo modo il presidente (che non lo volle come primo ministro) a  nominarlo ministro dell’interno prima e dell’economia dopo, preparando così la candidatura del 2007 e di fatto togliendola a Chirac stesso.
Questo modo di intendere il primo turno moltiplica i candidati con un rischio enorme, quello cioè che il “vero” candidato al secondo turno sia indebolito al primo dai candidati della sua area e rischi, magari per poco, di arrivare terzo. E’ quello che è successo nel 2002 a Lionel Jospin, il candidato socialista, allora primo ministro. I sondaggi lo davano così saldamente già al secondo turno e quasi sicuro presidente, contro Chirac, che la sinistra moltiplicò i suoi candidati al primo turno, dando comunque Jospin vincente, con il risultato che, di poco, Jospin arrivò terzo, con Le Pen al secondo posto e Chirac al primo. A quel punto Chirac vinse al secondo turno con oltre l’80% dei voti e Jospin dichiarò (e mantenne) “J’abandonne la vie politique”.
Tutto questo per dire che oggi i sondaggi che danno Marine Le Pen al primo posto non vogliono dire che diventerà presidente (è un’ipotesi che rimane impossibile), ma che Sarkozy ha un grosso problema a destra e rischia di fare la fine di Jospin. Ma anche i socialisti rischiano se non metteranno in campo un candidato capace di mettere insieme tutta l’area di centro sinistra già da subito.
Che Sarkozy – che alle regionali ha perso in maniera enorme, a vantaggio dei socialisti e con ottimi risultati dei Le Pen, padre e figlia in due diverse regioni – stia interpretando le prossime presidenziali come una battaglia  a destra è evidente da ormai un paio d’anni. E’ ricominciata in grande stile la guerra della sicurezza, con l’espulsione dei Rom quest’inverno (ma molti sono francesi).
E poi si è lanciato il dibattito sull'”identità francese” con il progetto della costruzione di un Museo Nazionale della Storia di Francia, di cui si è parlato per mesi e al quale gli storici non vogliono partecipare perchè non si possono mettere insieme Vercingetorige, Giovanna d’Arco e de Gaulle. Ma il dibattito stesso ha aperto enormi spazi al Fronte Nazionale che usa ancora la nozione mistica di “France éternelle”. E in questi giorni il presidente ha lanciato la discussione sulla laicità francese e l’islam, legata all’impossibilità formale per lo stato di finanziare luoghi di culto, per esempio appunto le moschee (la legge sulla separazione lo impedisce). Non impedisce però di finanziare i centri culturali confessionali. (e quindi indirettamente i luoghi di culto). Il risultato è stato finora da un lato di portare in auge l’espressione “i francesi musulmani”, che come tutti hanno notato è espressione non laica per definizione (ci sono i francesi, la religione non conta), dall’altro ha dato inizio a una sorta di tournée di Sarkozy nei luoghi simbolo del cattolicesimo francese. Per i maligni l’ultima tappa sarà Lourdes per chiedere la grazia. Insomma il sondaggio è molto significativo. Marine Le Pen, alla quale è stata da poco dedicata la canzone seguente da una cantante molto popolare e che ha fatto molto scalpore (di seguito posto la versione sottotitolata e qui  la risposta di Marine Le Pen), non sarà di certo presidente, ma il nodo dei rapporti tra le due destre francesi si sta facendo certamente interessante.

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2 thoughts on “Marine, Nicolas e gli altri ragazzi del gruppo

  1. Pingback: Le Pen da un anno e mezzo a questa parte | GianlucaBriguglia I'm no Jack Kennedy

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