La guerra vista dalla Francia

L'iniziativa di porsi alla testa del gruppo di paesi che tentano di rendere operativa la risoluzione dell'ONU contro GheddafI, addirittura bruciando le tappe della prima missione aerea, è certamente da attribuire all'attivismo di Sarkozy. Ma la situazione politica francese sembra essere un po' più complessa. La campagna presidenziale del prossimo anno è uno dei punti-chiave, ma mi pare non nel senso che alcuni commentatori italiani hanno sottolineato, cioè la competizione del partito di centro-destra (UMP) di Sarkozy con l'estrema destra del Fronte Nazionale. Il partito di Marine Le Pen (e di Jean Marie prima di lei) non ha infatti una chiara idea di politica estera nazionale e non esprime che un costante – e di maniera – attacco contro l'Europa come istituzione sovranazionale e contro una vaga idea di globalizzazione. Poche ore fa Marine Le Pen, fresca di vittorie alle elezioni cantonali, ha anzi dichiarato chiaramente che l'intervento in Libia non è chiaro, perchè non è chiaro lo scenario, quello cioè di una guerra civile difficile. La Francia rischia di trovarsi sola e senza strategia di uscita e con una leadership solo di facciata, diretta in realtà dagli americani. Il Partito Socialista da parte sua chiede da settimane un intervento. Qui di seguito Martine Aubry, giorni prima dell'intervento armato, si dichiara scioccata della mancanza di decisioni contro Gheddafi e per la no fly zone e evoca addirittura paragoni di altri tempi.
 

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Parti Socialiste

Del resto la mancanza di iniziativa nelle ultime vicende arabe – e la Francia ha sempre cercato di mantenere un ruolo di leadership nel Maghreb e nei paesi africani francofoni, destra e sinistra in questo caso non contano, aveva portato (tra gli altri motivi) alle dimissioni della ministra Alliot-Marie. Ed è infatti il nuovo ministro, Alain Juppé, l'uomo-chiave della nuova strategia estera francese. Già primo ministro durante gli anni di Chirac, è probabilmente l'uomo più navigato e importante del governo francese, capace di oscurare in pochi mesi lo stesso primo ministro Fillon. Dopo un lungo periodo di lontananza dalla ribalta nazionale, Juppé grazie anche a un ottimo lavoro da sindaco di Bourdeaux e alle crescenti difficoltà di Sarkozy è stato chiamato al governo, alla difesa e poi agli esteri. A vederla con un po' di malizia, la sua sembra essere una proiezione presidenziale, ma non è escluso che Sarkozy, a corto di personalità capaci di spostare la bilancia del consenso al centro, gli abbia promesso la carica di primo ministro in caso di vittoria (e sarebbe a quel punto ovvia una candidatura presidenziale successiva)
La Libia è dunque il tentativo di assumere una leadership più ampia, esterna e interna, cercando di riempire un vuoto di politica estera che nella cultura francese non è ammissibile (si pensi a come Chirac tenne testa a Bush Jr, unico in Europa, rispetto alla guerra in Iraq). Qui di seguito i primi commenti di Juppé (dal minuto 18:30) a poche ore dall'intervento militare
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Questo però valeva fino a ieri. Oggi, con la richiesta di un passaggio di leadership alla NATO,  si fa osservare che la coalizione (a loro piace dire "La France et ses alliés") dovrebbe piuttosto "arabizzarsi" maggiormente e non passare agli atlantici. La domanda però ormai si pone esplicitamente: e se le cose vanno per le lunghe e gli alleati si sfilano? I prossimi giorni e settimane ci diranno molto della Francia.

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