Chi ci spiega la strategia italiana in Libia?

Diciamo la verità: dal 2003, anno in cui l'embargo alla Libia è stato revocato, l'Italia non è stato l'unico paese a stendere il tappeto rosso a Gheddafi o a visitare la sua tenda beduina. Nel video del 2007 di seguito (dal secondo 18) Sarkozy, con la sua solita mimica oscillatoria, si giustifica di aver invitato il Colonnello a Parigi, soprattutto dopo aver risolto il problema delle infermiere bulgare condannate a morte. Per il resto, dice Sarkozy all'apice delle sua mimica (al secondo 33,) Gheddafi "ha la sua personalità, il suo temperamento, non sarò io a giudicarlo.


E diciamo la verità, non c'è stato nulla di male, in termini di politica estera. e neppure all'Italia questo avvicinamento può in fondo essere rimproverato (se non che i toni e le concessioni sono stati superiori a quelli di tutti gli altri).
La Libia era uscita dalla lista degli stati canaglia, aveva abbandonato il terrorismo e in un contesto nord africano e mediorientale la situazione sembrava in fondo bloccata, anche grazie all'insipiente politica estera di Bush, e la presenza di un dittatore in più, peraltro desideroso di collaborare con la sponda nord del Mediterraneo, non spostava nulla.
Il precipitare della situazione in Nord Africa ha evidentemente cambiato il quadro della situazione e costretto a rivedere le strategie mediterranee. L'ha chiarito ieri Obama in un discorso davvero importante, perchè a leggerlo bene scinde la fase dell'intervento autorizzato dall'ONU, molto specifico e orientato alla salvaguardia dei civili (e senza autorizzare necessariamente cambi di regime), dalla strategia americana dei prossimi mesi, che è di fatto il cambio di regime.
E il cambio, ed è questo il punto importante, è reso necessario dalle due "rivoluzioni" di queste settimane, quella tunisina e quella egiziana. La transizione alla democrazia di questi due paesi è minacciata dalla presenza di Gheddafi e dunque Gheddafi se ne deve andare. Si tratta di una strategia che va ben al di là del mandato ONU ma che Obama non vuole perseguire da solo, nè a medio-lungo termine con le armi. Ed è una strategia che nasce da un fenomeno che si è spontaneamente generato in quei paesi, un fenomeno che non è indotto o imposto. E' inoltre la prima volta che si capisce con chiarezza la politica estera obamiana, il suo metodo.
L'iniziativa francese si spiega invece con problemi di politica interna e con la necessità storica della Francia di contare nel Mediterraneo (lo accennavamo qui). A sentire certi commenti dall'Italia sembra quasi che la Francia voglia togliere una qualche leadership italiana in Libia o sia mossa da gelosie nei nostri confronti. Ma nel dibattito pubblico in Francia, in queste settimane, l'Italia non è praticamente mai citata. Non c'è. C'è una certa attenzione a Lampedusa, ma soprattutto da quando Marine Le Pen ha visitato l'isola.
L'Italia sconta invece non tanto le tende beduine, ma l'assoluta incapacità di assumere una posizione strategica autonoma. Dal non disturbare Gheddafi ai bombardamenti, la linea del governo italiano è stata il mimetismo, il barcamenarsi tra la minimizzazione e l'accondiscendenza (di chiunque). L'Italia berlusconiana ha completamente perso il Mediterraneo, non è capace di interpretarne e neppure di comprenderne i fenomeni. E dopo l'era Bush ha anche perso la capacità retorica di agganciarsi ad un contesto più ampio fingendo di esserne parte critica e attiva. Al vertice di ieri, organizzato da Sarkozy, hanno partecipato la Francia, gli USA, al Gran Bretagna e addirittura la Germania, il cui peso e l'interesse alle questioni libiche fino qualche settimana fa era incomparabilmente inferiore al nostro. L'esclusione dell'Italia dall'incontro ha dato il senso dell'irrilevanza del nostro paese nelle decisioni, come conseguenza di una politica estera, anche se partecipiamo attivamente alle operazioni militari (al contrario della Germania) e se il paese di cui si parla è nostro confinante.

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One thought on “Chi ci spiega la strategia italiana in Libia?

  1. Spesso si confonde la guerra con la pace, solo che la guerra è la politica in altri termini, la forza stà dalla parte dei più forti. Saluti da Sar.

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