E se dessimo la tracciabilità ai giornalisti?

L'intervista di Jeremy Paxam al ministro Frattini, di qualche giorno fa, ha impietosamente mostrato il diverso modo di interpretare il ruolo del giornalista (e dell'intervista) nel nostro paese e negli Stati Uniti. Sempre in questi giorni il ministro Rotondi, tra il serio e il faceto, ha suggestivamente proposto in un intervento a Rai News 24 la ripresa del taglio di intervista del format "tribuna politica", evocando le conduzioni di Jader Jacobelli (Corradino Mineo si è subito offerto per il ruolo). E, in certo senso, fa parte del discorso anche la richiesta polemica di Italo Bocchino a Sallusti di rivelare "quanto guadagni all'anno da Berlusconi"  nel programma "In onda" su La7.
In effetti un contributo alla trasparenza giornalistica televisiva, che a mio avviso avrebbe qualche conseguenza anche nel modo di porre le domande e di condurre le contestazioni, sarebbe l'indicazione non solo della testata di appartenenza di un giornalista che partecipa a un talk show, ma anche la segnalazione della proprietà del giornale. Non sarebbe un'informazione interessante per i telespettatori?
Basterebbe aggiungere, se non proprio un sottopancia, una formula di presentazione in più all'inizio dei programmi: "l'ospite x, de Il Giornale. Il Giornale è proprietà di Paolo Berlusconi". Oppure "La Repubblica, del Gruppo Editoriale l'Espresso, quotato in borsa, primo azionista Carlo De Benedetti (50,052%)". O ancora "Corriere della Sera, pubblicato da RCS Quotidiani di RCS Mediagroup, quotato in borsa, con azionisti maggiori Mediobanca, Fiat, Giuseppe Rotelli, famiglia Pesenti, famiglia della Valle, famiglia Ligresti" etc. O ancora "L'Unità. Proprietà Renato Soru". E così via (tutti i dati li ho presi da wikipedia). In un sistema come il nostro, in cui i giornali sono spesso legati a gruppi industriali e non a editori "puri", come si dice sempre, questo tipo di informazioni è interessante. Naturalmente non è detto che l'opinione di un giornalista o di un giornale debba per forza rispecchiare gli interessi della proprietà. Non è così e sarebbe ingeneroso e fuorviante pensare a un automatismo del genere.  Ma insomma dare agli spettatori  una possibilità di mappatura e di comprensione in più dei potenziali interessi in gioco, una specie di tracciabilità esplicita, potrebbe essere interessante e innovativo.

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