Sono partite le presidenziali francesi 2012

Con la crisi libica si è aperta la lunga campagna per le presidenziali francesi del 2010. Ed è già ricca di spunti e dibattiti.
La rielezione di Sarkozy è molto problematica e la “maggioranza presidenziale” è in fibrillazione, soprattutto ora che Villepin, ex ministro degli esteri e poi primo ministro durante l’ultima presidenza Chirac, uscito ormai dal partito di Sarkozy, sta annunciando la propria candidatura. E sarà interessante capire come cercherà di imporre la propria agenda al dibattito nazionale e su quali temi alternativi a quelli di Sarkozy batterà.
Fino ad oggi Sarkozy, a corto di risultati evidenti, ha lanciato un dibattito sull’identità nazionale (mai decollato), sulla nuova laicità (ma nessuno sembra averne dato seguito), sulla sicurezza (ma l’espulsione dei rom non ha spostato di un millimetro i sondaggi).
Abbandonata anche la carta dell’innovazione ecologica, che ha caratterizzato il discorso pubblico della prima parte del suo mandato, ora Sarkozy punta sull’assunzione di una nuova leadership nell’Africa mediterranea e su un ruolo importante in Costa d’Avorio, ma le difficoltà libiche rischiano di diventare un boomerang.
Insomma il presidente nel suo non stringente iperattivismo sembra cedere proprio nella capacità di incarnare il ruolo presidenziale. Come dice il grande intellettuale Régis Debray a Le Monde “vedendo De Gaulle si vedeva la Francia stessa, vedendo Gambetta avremmo potuto probabilmente vedere la Repubblica, vedendo Sarkzozy il dramma è che vediamo solo Sarkozy”.
Da destra poi è interessante  il grande lavoro di Marine Le Pen, che con eccezionale capacità retorica e uno spirito mai banale, cerca di “normalizzare” il Fronte Nazionale (come dicevo anche qui). Il che non sarebbe di poco conto, tenendo presente che la Francia ha storicamente due destre, una di origine antifascista che rimonta a De Gaulle e una, appunto il FN, che in una sua parte cospicua si dichiara ancora “petainista”. Il grande successo nei sondaggi di Marine Le Pen si dovrà poi però misurare con le sue idee economiche, proprio in questi giorni rimesse a punto per le presidenziali, che appartengono più al regno degli impossibilia: uscita dall’euro con un nuovo franco di valore pari all’euro e con una svalutazione controllata per far ripartire l’economia; introduzione di dazi doganali; allontanamento dalle norme economiche dell’unione europea.
Il Partito Socialista, che ieri dichiarava tramite Hollande che il prossimo presidente “non sarà che socialista” dal canto suo non ha ancora stabilito, e avrà seri problemi a farlo senza rotture, chi sarà il candidato. La Royal, forte del costume francese della ricandidatura e dei successi nella regione Poitou-Charentes da lei governata, ritiene di essere la candidata prioritaria e Martine Aubry, forte dei successi socialisti legati alla sua presidenza, altrettanto. Nel frattempo si sono fatti vivi lo stesso Hollande e il molto amato Strauss-Kahn.
Inoltre, la campagna presidenziale che si annuncia toccherà tutti i temi e i dossier che stanno a cuore anche a noi, non solo Libia e Mediterraneo, la crescita, il tema dell’immigrazione e soprattutto dei rapporti con l’Islam “nazionale”, ma anche per esempio il nucleare. Su quest’ultimo punto il dibattito su un possibile, seppur difficile, ripensamento sembra essere partito, anche se l’asse culturale di comprensione del problema dei francesi è diverso dal nostro (hanno anche la bomba atomica). E poi gli interventi degli intellettuali, sempre molto seguiti.
Ma soprattutto questa campagna dovrà rilanciare in qualche modo i cosiddetti “valori repubblicani” (l’aggettivo “repubblicano” è probabilmente il più presente in ogni discorso politico da sempre), proprio quelli di libertà e uguaglianza ai quali tutti dicono di richiamarsi e che rappresentano gli elementi retorici importanti di un patto sociale e nazionale. Anche se qualcuno, come il noto cantante Philippe Katerine del video di seguito (quasi 300mila visite su youtube), comincia a dubitarne.

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